Ho un collega, stagista, giovane giovane, che viene dal DAMS di Bologna. Ha svariati piercing e sfoggia jeans a vita bassa che fanno a pugni con le policy aziendali non scritte che vorrebbero i ragazzi della parte business sempre vestiti in modo da poter incontrare un cliente, anche all’improvviso (che non significa necessariamente giacca-e-cravatta, non per tutti, almeno, ma che prediligono pantaloni che stanno su senza che l’elastico della mutanda faccia anche più che capolino). Poi scopro per caso che non beve. Che non fumi me ne sono accorta subito. E, oplà, non fa uso di droghe, di nessun tipo (il che rafforza la mia convinzione che la storia che al DAMS ci si droga è una leggenda metropolitana, che chissà se esiste ancora). Parlando del più e del meno – fintamente, perché io ero già in modalità etnologa dell’ora di pranzo – mi dice che si ispira al movimento degli straight edge. Ah, ecco. Bravi ragazzi, insomma. Mi spiega che ci sono tre regole di base, enunciate per la prima volta in una canzone del gruppo hardcore punk Minor Threat: “no smoke, no drink, no drugs”. Tace sulla quarta, che è “no sex”, ma forse la cosa lo imbarazza. Insomma, scopro che il mondo è invaso da bravi ragazzi vestiti da punkabbestia (più o meno). Non che non me ne sia già resa conto, ma non avevo capito che fosse un movimento, una cosa normata, con regole condivise da un gruppo.
Poi il discorso prosegue su un livello diverso. Perché ci sono altre cose che non capisco di questi bravi ragazzi, anzi, dei bravi ragazzi in generale. Ho accantonato il discorso sugli straight edge, magari ci ritornerò, un giorno.
Ad esempio, non capisco perché questi bravi ragazzi - anche quelli che fumano, bevono e si drogano, e che eventualmente fanno sesso - accettano di tutto sul lavoro. E lui mi dice che non ci sono alternative. Già, dico io, è chiaro che individualmente non ci sono alternative, ma tutti insieme sareste tantissimi, si può sapere perché non fate niente? Perché non esiste un “tutti insieme”, il lavoro non è un problema che si possa affrontare collettivamente, ognuno fa quello che può venendo a patti con i sensi di colpa per il fatto di aver finito gli studi fuori tempo massimo, prendendo quello che viene come una manna, anche se per anni non si è pagati.
Insomma, il lavoro è un privilegio. Il precariato è un passaggio imprescindibile, anzi, un destino contro il quale non si può fare niente, solo piegare la testa, tenere un profilo basso, e camminare rasente i muri. E allora perché i precari vanno in TV, a Anno Zero e quant’altro? Perché comunque non è una situazione sostenibile a lungo, soprattutto per chi tanto giovane non è più, mi rispondono altri che si sono aggregati alla discussione. Ok, ma allora perché non prendere davvero in mano la situazione?
Non c’è risposta a questo né agli altri perché che mi frullano per la testa. Questi bravi ragazzi non ci pensano nemmeno ad alzare la testa. Sono ragazzi educati. Magari si vestono da punk, ma poi fanno una vita sana e morigerata, tanto morigerata che non si sognerebbero mai di fare qualcosa che vada oltre il socialmente accettabile, come per esempio dimostrare che ne hanno le scatole piene, non sussurrando e basta.
Allora, vagamente sfiduciata, abbandono la discussione. E giro a voi la questione. Me lo dite voi da dove saltano fuori questi maestri di bon ton che a trent’anni non possono permettersi di mangiare una pizza fuori? Ma che se in un’assemblea sindacale si propone un’ora di sciopero per un licenziamento ingiustificato, chiedono col faccino pulito: “E se durante quell’ora telefona il cliente, che facciamo, non dobbiamo rispondere? Noooo…”.
Me lo dite voi, per favore, dove sta l’errore? Perché io non ho più parole.
martedì, gennaio 29, 2008
martedì, gennaio 22, 2008
Meme Time!
Il buon Popale mi nomina e io rispondo.
Bisogna prendere da qui le caratteristiche del proprio mese di nascita e commentarle. Uhm…
(Un grosso grazie a Mimmi che non lo sa ma mi ha fornito la traduzione. Un capolavoro come quello di Popale non è ripetibile).
AUGUST
Loves to joke (ama scherzare)
Decisamente, a volte esagero, anche…
Attractive (attraente)
Temo che per questa affermazione io non sia titolata. Ogni scarrafone…
Suave and caring (premurosa e si preoccupa per gli altri)
Sì, e anche in questo caso tendo ad esagerare. Il vantaggio è che a un certo punto i destinatari delle mie attenzioni si dileguano.
Brave and fearless (coraggiosa ed impavida)
Sì, buonanotte. Il mio sogno sarebbe quello di guidare una moto enorme fino alla cima di una montagna da cui lanciarmi in deltaplano, raggiungere un elicottero fiondarmici dentro per pilotarlo fino al cortile di casa mia, dove abbatto la portinaia come un perfetto ninja. Poi mi sveglio.
Firm and has leadership qualities (stabile e con qualitá di leader)
Dipende. Dal contesto. Dalle persone. Si è capito, no?
Knows how to console others (sa come consolare gli altri)
Leggi alla voce “suave and caring”.
Too generous and egoistic (troppo generosa ed egoista)
Ardita come affermazione, ma sì, assolutamente.
Takes high pride in oneself (orgogliosa di se stessa)
Sì. In modo cieco e del tutto irrazionale. A volte. Altre volte prevale il mood depressivo.
Thirsty for praises (assetata di elogi)
Ecco, questo è un tema delicato. Ho sempre avuto bisogno dell’approvazione degli altri, che non è una cosa bella, perché ti tarpa le ali, diciamo così. Ci sto lavorando.
Extraordinary spirit (spirito straordinario)
Ehhh!
Easily angered (si arrabbia facilmente)
Mi arrabbio in un batter d’occhio, e tre secondi dopo mi è passata. Infatti di solito poi ci rimango male se le persone con cui mi sono arrabbiata non dimenticano velocemente come me.
Angry when provoked (si arrabbia se provocata)
Beh, se provocata faccio molto più che arrabbiarmi, e in quel caso faccio molta fatica a farmela passare.
Easily jealous (facilmente gelosa)
Di più, possessiva. Ma se sento che c’è qualche possibilità che i miei timori siano fondati, preferisco non indagare. Né voglio che mi si vengano a fare confessioni. Non sono un cassonetto della coscienza altrui.
Observant (attenta, sveglia)
Sì. Adoro ascoltare le conversazioni della gente, per strada, in metro, al ristorante. Lo so che non è bello. E poi mi invento delle storie su chi sono, cosa fanno, dove stanno andando, qual è il loro stato d’animo…
Careful and cautious (attenta, prudente)
Ma come, prima mi dici Brave and fearless e poi careful and cautious? Vale la risposta sopra.
Thinks quickly (pensa velocemente)
Sì, e il problema più grosso è che agisco di conseguenza. Con esiti alterni.
Independent thoughts (non si lascia influenzare)
Abbastanza, mai troppo, però.
Loves to lead and to be led (ama comandare ed essere comandata)
Buona la prima, la seconda la aborro.
Loves to dream (ama sognare)
Certo, perché, qualcuno non è d’accordo?
Talented in the arts, music and defense (ha talento nelle arti, nella musica e nella difesa)
Non quanto mi piacerebbe
Sensitive but not petty (sensibile ma non limitata)
… Sorry, non capisco
Poor resistance against illnesses (poca resistenza alle malattie)
Dipende dalle volte. Quest’anno, per esempio, ho già fatto 3 cicli di antibiotici, e siamo solo a gennaio…
Learns to relax (impara a rilassarsi)
Io non mi rilassa quasi mai
Hasty and trusty (veloce ed affidabile)
Faccio di tutto per.
Romantic (romantica)
Il giusto.
Loving and caring (amorevole e si preoccupa per gli altri)
Ancora???
Loves to make friends (le piace fare nuove amicizie)
Certo che mi piace, io adoooro fare nuove amicizie. Poi ci sono le amicizie-famiglia, che sono un’altra cosa, e non si fanno facilmente…
Ecco, compito eseguito. Però stavolta non lo passo, chi vuole venga a prenderselo ;P
Bisogna prendere da qui le caratteristiche del proprio mese di nascita e commentarle. Uhm…
(Un grosso grazie a Mimmi che non lo sa ma mi ha fornito la traduzione. Un capolavoro come quello di Popale non è ripetibile).
AUGUST
Loves to joke (ama scherzare)
Decisamente, a volte esagero, anche…
Attractive (attraente)
Temo che per questa affermazione io non sia titolata. Ogni scarrafone…
Suave and caring (premurosa e si preoccupa per gli altri)
Sì, e anche in questo caso tendo ad esagerare. Il vantaggio è che a un certo punto i destinatari delle mie attenzioni si dileguano.
Brave and fearless (coraggiosa ed impavida)
Sì, buonanotte. Il mio sogno sarebbe quello di guidare una moto enorme fino alla cima di una montagna da cui lanciarmi in deltaplano, raggiungere un elicottero fiondarmici dentro per pilotarlo fino al cortile di casa mia, dove abbatto la portinaia come un perfetto ninja. Poi mi sveglio.
Firm and has leadership qualities (stabile e con qualitá di leader)
Dipende. Dal contesto. Dalle persone. Si è capito, no?
Knows how to console others (sa come consolare gli altri)
Leggi alla voce “suave and caring”.
Too generous and egoistic (troppo generosa ed egoista)
Ardita come affermazione, ma sì, assolutamente.
Takes high pride in oneself (orgogliosa di se stessa)
Sì. In modo cieco e del tutto irrazionale. A volte. Altre volte prevale il mood depressivo.
Thirsty for praises (assetata di elogi)
Ecco, questo è un tema delicato. Ho sempre avuto bisogno dell’approvazione degli altri, che non è una cosa bella, perché ti tarpa le ali, diciamo così. Ci sto lavorando.
Extraordinary spirit (spirito straordinario)
Ehhh!
Easily angered (si arrabbia facilmente)
Mi arrabbio in un batter d’occhio, e tre secondi dopo mi è passata. Infatti di solito poi ci rimango male se le persone con cui mi sono arrabbiata non dimenticano velocemente come me.
Angry when provoked (si arrabbia se provocata)
Beh, se provocata faccio molto più che arrabbiarmi, e in quel caso faccio molta fatica a farmela passare.
Easily jealous (facilmente gelosa)
Di più, possessiva. Ma se sento che c’è qualche possibilità che i miei timori siano fondati, preferisco non indagare. Né voglio che mi si vengano a fare confessioni. Non sono un cassonetto della coscienza altrui.
Observant (attenta, sveglia)
Sì. Adoro ascoltare le conversazioni della gente, per strada, in metro, al ristorante. Lo so che non è bello. E poi mi invento delle storie su chi sono, cosa fanno, dove stanno andando, qual è il loro stato d’animo…
Careful and cautious (attenta, prudente)
Ma come, prima mi dici Brave and fearless e poi careful and cautious? Vale la risposta sopra.
Thinks quickly (pensa velocemente)
Sì, e il problema più grosso è che agisco di conseguenza. Con esiti alterni.
Independent thoughts (non si lascia influenzare)
Abbastanza, mai troppo, però.
Loves to lead and to be led (ama comandare ed essere comandata)
Buona la prima, la seconda la aborro.
Loves to dream (ama sognare)
Certo, perché, qualcuno non è d’accordo?
Talented in the arts, music and defense (ha talento nelle arti, nella musica e nella difesa)
Non quanto mi piacerebbe
Sensitive but not petty (sensibile ma non limitata)
… Sorry, non capisco
Poor resistance against illnesses (poca resistenza alle malattie)
Dipende dalle volte. Quest’anno, per esempio, ho già fatto 3 cicli di antibiotici, e siamo solo a gennaio…
Learns to relax (impara a rilassarsi)
Io non mi rilassa quasi mai
Hasty and trusty (veloce ed affidabile)
Faccio di tutto per.
Romantic (romantica)
Il giusto.
Loving and caring (amorevole e si preoccupa per gli altri)
Ancora???
Loves to make friends (le piace fare nuove amicizie)
Certo che mi piace, io adoooro fare nuove amicizie. Poi ci sono le amicizie-famiglia, che sono un’altra cosa, e non si fanno facilmente…
Ecco, compito eseguito. Però stavolta non lo passo, chi vuole venga a prenderselo ;P
lunedì, gennaio 14, 2008
La generazione che stiamo preparando
Domenica pomeriggio. C’è l’albero di Natale da disfare, un nuovo mobiletto del bagno da inserire nella sua funzione, un po’ di cose da cucinare. E che fa la famiglia in corriera? Se ne va bel bella alla festa di compleanno di due compagne di Gabriele, che compiono 5 anni.
Al di là dello shock di trovarsi in una ludoteca che al momento contiene una quarantina di bambini con relativi genitori (più spesso mamme, ma ci sono anche diversi papà), con tutto quello che ciò comporta (cali di pressione, acufeni, voglia di darsi all’alcool), il momento più imbarazzante è stato quello dell’apertura dei regali.
Le bimbe ricevono, com’è d’obbligo, Winx come se piovesse, Barbie in tutte le versioni, qualche libro. E fin qui tutto bene. Ma poi anche: un paio di minigonne a testa, tutte pizzi e brillantini; svariati set per la creazione di gioielli, dalle innocenti perline di plastica dell’Ikea a scatoloni di pendenti in finto argento, passando dall’occorrente per farsi gli scubidù; trousse di trucchi, per bambine, naturalmente, che mandano in visibilio gli astanti. E infine (ta-dahhh!) uno scatolotto contenente 3 paia di sandali tempestati di brillantini e COL TACCO. Che viene da chiedersi dove andranno a battere, le piccoline.
Sarà che sto leggendo Ancora dalla parte delle bambine di Loredana Lipperini con famelico accanimento. Sarà che le ironie sui nostri bambini perfetti hanno sempre di più il gusto amaro delle grandi verità. Sarà, infine, che vedo sempre più genitori – e io sono tra loro – sprofondare nella convinzione che “come la fai, la sbagli”.
Per tutto questo e molto di più, mi chiedo come siamo riusciti a tornare indietro così tanto.
Al di là dello shock di trovarsi in una ludoteca che al momento contiene una quarantina di bambini con relativi genitori (più spesso mamme, ma ci sono anche diversi papà), con tutto quello che ciò comporta (cali di pressione, acufeni, voglia di darsi all’alcool), il momento più imbarazzante è stato quello dell’apertura dei regali.
Le bimbe ricevono, com’è d’obbligo, Winx come se piovesse, Barbie in tutte le versioni, qualche libro. E fin qui tutto bene. Ma poi anche: un paio di minigonne a testa, tutte pizzi e brillantini; svariati set per la creazione di gioielli, dalle innocenti perline di plastica dell’Ikea a scatoloni di pendenti in finto argento, passando dall’occorrente per farsi gli scubidù; trousse di trucchi, per bambine, naturalmente, che mandano in visibilio gli astanti. E infine (ta-dahhh!) uno scatolotto contenente 3 paia di sandali tempestati di brillantini e COL TACCO. Che viene da chiedersi dove andranno a battere, le piccoline.
Sarà che sto leggendo Ancora dalla parte delle bambine di Loredana Lipperini con famelico accanimento. Sarà che le ironie sui nostri bambini perfetti hanno sempre di più il gusto amaro delle grandi verità. Sarà, infine, che vedo sempre più genitori – e io sono tra loro – sprofondare nella convinzione che “come la fai, la sbagli”.
Per tutto questo e molto di più, mi chiedo come siamo riusciti a tornare indietro così tanto.
martedì, gennaio 08, 2008
Certe cose proprio non le capisco
Ma, dico, vi sembra normale che in un ufficio ci siano delle signore che fanno pipì mettendosi in piedi sull'asse del water???
giovedì, gennaio 03, 2008
Calici e flutes
L’uso di calici e flutes richiede riti appropriati. Prima di tutto vanno recuperati dal loro pensile, quello un po’ in alto perché il bambino non ci possa arrivare, e il cui sportello reclama ormai da tempo un intervento di manutenzione (è uno di quegli sportelli che si aprono a libro, e le cerniere non sono più abbastanza scorrevoli, per cui ogni volta che si apre c’è il rischio che si chiuda di colpo, con conseguenze inenarrabili sulla cristalleria ivi contenuta). Calici e flutes sono di quelli alti alti, con gambi così sottili che pare si spezzino ogni volta che li sfiori, e di un cristallo sottile sottile, che suona appena li guardi. Solo bevendo da questi calici si acquisisce la reale cognizione dell’aroma del vino, cognizione che può essere conservata per tempi più casalinghi, quando si beve nei bicchieri di cucina. Solo brindando in questi calici si percepisce di aver davvero brindato, e di aver fatto tutto perché gli auspici formulati si realizzino senza indugi.
Dopo l’uso di calici e flutes c’è il rito del lavaggio. Naturalmente della lavastoviglie neanche a parlarne. Si stende uno strofinaccio o una tovaglia pulita sul tavolo, si prepara l’acqua col detersivo in una vaschetta e poi si procede. Uno per uno, si lavano, si adagiano nell’altra vaschetta, poi si risciacquano e si mettono ad asciugare a testa in giù sul tavolo.
Questo del lavaggio di calici e flutes è un momento di riflessione, quasi di meditazione. Metti che sia la mattina di Capodanno, e che la sera prima si sia mangiato e bevuto e chiacchierato e quant’altro fino ad un’ora pericolosamente vicina all’alba, e che alle 10 una sveglia dalle sembianze di bambino di 4 anni annunci che è giorno e reclami la colazione. L’ingresso nella casa, perché è così che lo si percepisce, non come una semplice uscita dalla camera da letto, può essere uno choc: pile di piatti con tracce di avanzi le più varie, dal cotechino con le lenticchie al pandoro alle creme al mascarpone, con le loro varianti al cioccolato e all’alkermes, da testimonianze di pinzimonio a ultime vestigia di frittura di pesce; tutto ciò, unito alla consapevolezza che nessuno si alzerà prima di un paio d’ore, possono influire in maniera marcata sull’umore del primo giorno dell’anno. Se però, fatto lo spazio necessario, ci si rifugia nel lavaggio di calici e flutes, cambia tutto, e l’atmosfera acquisisce una sfumatura zen che non necessariamente coincide con i propri propositi ma che è un vero balsamo per l’anima. L’acqua che scorre, il tintinnare del cristallo, quello scivolare delle mani sulla superficie liscissima, dopo un po’ restituiscono una pace quasi metafisica ad un animo che proprio in pace non era, ma per questioni bassamente terrene.
Buon anno a tutti.
Dopo l’uso di calici e flutes c’è il rito del lavaggio. Naturalmente della lavastoviglie neanche a parlarne. Si stende uno strofinaccio o una tovaglia pulita sul tavolo, si prepara l’acqua col detersivo in una vaschetta e poi si procede. Uno per uno, si lavano, si adagiano nell’altra vaschetta, poi si risciacquano e si mettono ad asciugare a testa in giù sul tavolo.
Questo del lavaggio di calici e flutes è un momento di riflessione, quasi di meditazione. Metti che sia la mattina di Capodanno, e che la sera prima si sia mangiato e bevuto e chiacchierato e quant’altro fino ad un’ora pericolosamente vicina all’alba, e che alle 10 una sveglia dalle sembianze di bambino di 4 anni annunci che è giorno e reclami la colazione. L’ingresso nella casa, perché è così che lo si percepisce, non come una semplice uscita dalla camera da letto, può essere uno choc: pile di piatti con tracce di avanzi le più varie, dal cotechino con le lenticchie al pandoro alle creme al mascarpone, con le loro varianti al cioccolato e all’alkermes, da testimonianze di pinzimonio a ultime vestigia di frittura di pesce; tutto ciò, unito alla consapevolezza che nessuno si alzerà prima di un paio d’ore, possono influire in maniera marcata sull’umore del primo giorno dell’anno. Se però, fatto lo spazio necessario, ci si rifugia nel lavaggio di calici e flutes, cambia tutto, e l’atmosfera acquisisce una sfumatura zen che non necessariamente coincide con i propri propositi ma che è un vero balsamo per l’anima. L’acqua che scorre, il tintinnare del cristallo, quello scivolare delle mani sulla superficie liscissima, dopo un po’ restituiscono una pace quasi metafisica ad un animo che proprio in pace non era, ma per questioni bassamente terrene.
Buon anno a tutti.
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