martedì, aprile 22, 2008

194 non toccarla

Siccome in generale non c'è molto da stare allegri, facciamo un gioco.

Scriviamoci sulla pancia: "194 NON TOCCARLA" e poi facciamoci fotografare. Oppure, sullo stesso tema, produciamo un video, scriviamo una poesia, insomma, facciamo una qualunque cosa che comunichi al mondo quello che pensiamo. E poi mandiamo il tutto qui.

Enjoy!

mercoledì, aprile 16, 2008

Terroni

Milano mi ha accolta bene. Forse solo qualche portinaia, parlando di me, ha usato espressioni come: “E’ del sud, ma...” proseguendo con qualche mozzicone del mio curriculum. Che automaticamente mi assolveva dal mio essere terrona e mi proiettava nel variegato universo dei settentrionali dentro.

Fino a un paio di giorni fa. Quando, per la prima volta da quando sono qui, ho sentito quelli che consideravo ormai miei concittadini farsi ostili, taglienti, offensivi. Razzisti. Niente di personale, peraltro. Nessun episodio eclatante in metropolitana, per esempio (la metropolitana all’ora di punta è un catalizzatore di umori pessimi, cafonaggine e maleducazione. Tutte cose, peraltro, abbondantemente sdoganate dalla cultura del panem et circensem imperante). Solo una sensazione così, di pelle, un sottotesto strisciante, a tratti evidenziato con grassetti che sono come pugni nello stomaco.

Spesso sono banali gaffes, magari dette senza neanche sapere nulla delle mie origini – più di vent’anni passati lontano dalla terronia e un corso di dizione seguito con passione in tenera età possono fare miracoli – pronunciate in contesti tutt’altro che celoduristi. E non so se sono io che sto invecchiando e allora divento più intollerante, forse è così, ma io queste cose me le sento addosso, non riesco proprio a farmele scivolare via.

Considero offensivo che si pensi che il voto al sud possa essere solo voto di scambio.
Considero offensivo che si affermi che le politiche di sostegno alle regioni più deboli siano frutto di inciuci mafiosi.
Considero offensivo che si parli dei meridionali come di un aggregato di individui ignoranti.
Considero offensivo che di Report si ricordino solo i brani che evidenziano le (gravi, mostruose, per carità) carenze del sud.
Considero offensivo che l’Italia sia ancora un nord operoso e un sud che non ha voglia di lavorare.
Considero offensiva l’equazione meridionale = mafioso (i più colti declinano in camorra e ‘ndangheta. Per la Sacra Corona Unita non c’è un aggettivo, o perlomeno i più colti tra i settentrionali che mi circondano non lo conoscono).

Eppure da un paio di giorni è come se si fossero aperte le cataratte del livore, come se fossero caduti tutti i freni inibitori. In chi ha votato per la Lega "perchè Bossi manderà via gli extracomunitari", ma anche in chi ha fatto "una scelta di voto utile per la coalizione di centro-destra", e – ed è quello che mi fa più male – in chi ha vissuto con rabbia la consegna del paese ad un aspirante imperatore che ci promette un futuro di nani e ballerine.

Milano ha perso la testa. E io sto perdendo Milano.

martedì, aprile 15, 2008

Il più cattivo di tutti

Sabato sera.

Stiamo cenando con degli amici, la TV è accesa ma nessuno la guarda. Gabriele fa il Power Ranger saltando dal divano al tavolino e viceversa. Un urlo irrompe nella conversazione:

"MAMMA!!! Il più cattivo di tutti!!!"

Gabriele guarda la TV, il dito puntato. Tutti ci giriamo. Su un palco c'è una bambina che canta. Alle sue spalle è appena entrato Paul Anka. Il quale, ora che ha una certa età, ha acquisito anche una sconvolgente somiglianza con Berlusconi.

Lunedì sera.

Andando a votare, domenica Gabriele ha avuto la sua prima lezione di educazione politica: che cos'è il voto, come si vota, i seggi, le schede. Insomma, quello che vedeva.

Ieri sera, poi, la notizia ferale.

Vespa:"Berlusconi ha vinto"
Gabriele: "Ha vinto? Il più cattivo di tutti? Si è preso tutte le schede?"

Ecco. Proprio come le carte dei Power Ranger.

giovedì, aprile 10, 2008

Van Chi?

In ufficio.

I: "Ti dispiace se accendo la radio?"
Io: "No no, anzi. Che radio?"
I: "Virgin"
Io: "Bella!..."

Poco dopo...

I: "Vanalen? E chi è Vanalen?"
Io: "..."

Cazzo, sono proprio vecchia.

mercoledì, aprile 09, 2008

Pedagogia notturna

Regola n. 8: Se il bambino si sveglia di notte, deve tornare a dormire nel suo letto. In nessun caso dovrà passare nel lettone dei genitori.

Noi ci abbiamo provato. Davvero. Il risultato è stato raccapricciante: un paio d’ore di sonno ristoratore dissolte fra pianti e coccole, peluches e paroline dolci, urla e minacce. Senza che, peraltro, il risultato fosse assicurato. Di assicurato ci sono state solo occhiaie profonde al mattino e umore fetido. Così una notte ho detto basta. E Gabriele è venuto nel lettone, subito, senza neanche doverlo chiedere. E al diavolo la pedagogia notturna. Preferisco vivere.

martedì, aprile 08, 2008

lunedì, aprile 07, 2008

Sapessi com'è strano prendere il caffé a Milano

Io: "Certo che a Milano è sempre più difficile trovare un caffé buono"
R: "Beh, basta vedere che uso si fa dell'acqua da accompagnare al caffé"
Io: "..."
R: "Nelle altre città si beve l'acqua prima, per pulirsi la bocca. A Milano, invece..."
Io: "Ok, ordiniamo. Ci porti anche dell'acqua, per favore"

venerdì, aprile 04, 2008

Un'etnologa in corriera

Osservo e rilevo comportamenti, in continuazione. A volte esagero, lo so. Per esempio quando sono al ristorante, io proprio non resisto alla tentazione di ascoltare le conversazioni degli altri. Che questa cosa qui mio marito la odia, e allora, mentre prima la facevo di nascosto, ma non mi riusciva tanto, perché a un certo punto lui se ne accorgeva, ora la faccio apertamente, e anzi lo coinvolgo, e così le mie osservazioni posso anche condividerle, che è molto divertente farsi dei film sulla vita degli altri, soprattutto nei momenti in cui ti manca un po’ il coraggio di farteli sulla tua, di vita. E questi film sono proprio complessi, tipo chi è lui, chi è lei, che relazione c’è tra di loro, dove abitano, che mestiere fanno, quale fase della vita stanno attraversando, se andrà a finire bene, se andrà a finire male, a quali patologie sono predisposti, se gli piace la Sachertorte, se assumono sostanze psicotrope, eccetera eccetera eccetera.

Questa cosa l’ho sempre fatta. Ma poi la tecnologia mi è venuta incontro, e allora è stato come toccare il cielo con un dito. Per esempio: conosco uno, uno qualunque, diciamo una persona che dovrò incontrare per esigenze professionali. La prima cosa che faccio, naturalmente, è andare su Google. Naturalmente per me, perché ho scoperto che non è per niente naturale per il resto del mondo, vabbè. A volte Google è di soddisfazione, e mi restituisce fiumi di pagine, e allora che goduria! Mi stacco solo quando ho finito di leggere tutto, oppure, eventualmente, per la pausa pranzo o giusto in tempo per restituire la tata di mio figlio alla sua famiglia ed evitare che lasci a piedi la mia (famiglia).

Il massimo però è quando scopro un blog. Cioè, un blog che mi interessa. Inizio a leggere gli ultimi post, come è d’uopo, e mi faccio un’idea: chi è questo, che fa, che interessi ha, quanto è vicino nella realtà a quello che scrive, e via domandandosi. Poi mi guardo gli altri collegamenti. Ultimamente soprattutto Anobii, che guardare le librerie ti dice un sacco delle persone. E così il quadro si amplia. Se il blog – o il suo proprietario – mi interessa proprio tanto, vado a leggermi i post più vecchi, il primo, soprattutto, sul primo post c’ho proprio una fissa. Di solito basta un annetto per trovare delle differenze notevoli. Se il blog è più agé, meglio ancora. E trovate le differenze, mi viene voglia di cercare il punto di rottura, l’evento, il pensiero, insomma il post che ha segnato il cambiamento. Questa ricerca è parecchio impegnativa, e infatti è riservata ad una classifica particolarissima di blog, che nessun Blogbabel né Technorati né niente potranno mai rilevare.

Per fortuna ho poco tempo.

mercoledì, aprile 02, 2008

Blogaction - 2 aprile 2008

Ai partiti politici, ai politici italiani, agli organi di informazione, alla cittadinanza tutta

Questa lettera nasce da uno sforzo collettivo di cittadini italiani della Rete, che si sono confrontati in maniera concreta e proficua usando i mezzi offerti dal social network e partendo da un approccio comune e condiviso, al di là dell’appartenenza politica di ciascuno, per agire attivamente nell’attuale contesto politico e socioculturale.

Vogliamo richiamare l’attenzione di chi ci governa, degli organi d’informazione e delle istituzioni verso quelli che dovrebbero essere i principali obiettivi di una politica civile, etica e basata sul bene comune.

La tutela dei valori costituzionali del nostro Paese: laicità dello Stato; diritto al lavoro e alla sicurezza sul lavoro; diritto di scelta per la propria salute e tutela della stessa, per tutti; informazione libera, pluralista e basata sulle interazioni.
L’adempimento del mandato elettorale per il quale si viene eletti e del quale i cittadini elettori sono costantemente giudici. Tale adempimento dovrebbe rappresentare una condizione minima, senza la quale “fare politica” diventa semplicemente un modo per raggiungere obiettivi personali e di potere.
La risoluzione di emergenze sociali, tra cui (ne citiamo solo alcune): impatto ambientale dei rifiuti; sistema della Sanità; aiuti alle famiglie e tutela della maternità, attraverso sussidi e asili nido in numero sufficiente; sistema dell’Istruzione e della scuola e scollamento tra questo e il mondo del lavoro; precarietà diffusa e formalizzazione del salario minimo legale.
L’attuazione di riforme politiche non più procrastinabili, quali: l’immediata risoluzione del conflitto d’interessi; una seria riforma del sistema elettorale che impedisca le nomine dall’alto dei parlamentari attraverso l’indicazione della propria preferenza sulla scheda; la decisione sulla non eleggibilità di cittadini, se condannati in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale.
Crediamo che fare politica, nel senso etimologico e più nobile del termine, comporti soprattutto fornire un esempio etico, culturale e di serietà ai cittadini che si governano, e che costituisca un ruolo da non sperperare in inutili e volgari liti, dichiarazioni razziste, aggressioni fisiche; questi comportamenti impoveriscono tutti, sia in un contesto interno alla nazione, sia rispetto all’immagine che essa deve offrire al resto del mondo.

Dal momento che Voi siete chiamati a rappresentarci, dovreste porvi come portavoce di coloro che vivono la realtà quotidiana e trasmettono le sue problematiche concrete.

Pretendiamo che la politica torni a essere un servizio alla collettività e che nel fare questo rispetti alcuni precisi standard di correttezza, buona educazione civica, coerenza e chiarezza.

Noi non siamo solo numeri.
Non vogliamo assistere impotenti alla banalizzazione delle parole che non si trasformano in fatti coerenti e responsabili.
Noi siamo quelli che votano. Quelli che scelgono. Quelli che criticano. Quelli che domandano. Quelli che giudicano.

Noi siamo coloro a cui dovete rispondere del Vostro operato, ogni giorno, in qualsiasi momento.
Attueremo un controllo serrato sulle azioni della prossima legislatura e daremo ampio risalto sui nostri blog di ciò che di buono e di cattivo verrà fatto.

Siamo in grado di criticare l’informazione, di valutare l’attuazione del programma elettorale, di giudicare sui fatti e non sulle promesse e sulle favole.