mercoledì, ottobre 29, 2008

Di strada

Dice: "E' di strada"
Rispondo: "Tecnicamente. Cioè, sarebbe di strada se fossi motorizzata, ma essendo con i mezzi non lo è"
Dice: "Se hai un casco andiamo insieme in scooter"
Rispondo: "No casco, no scooter"

Arrivo alla fermata del tram 29/30 (si chiama proprio così, 29/30) di Piazzale Baracca che sono circa le 7. Le 19, intendo. Faccio un salto in edicola per comprare il biglietto, che sono senza, e intanto vedo che il tram è lì, e sta ripartendo. Pazienza, prenderò il prossimo.

Ricomincia a piovere. Una ragazza bionda con un ombrello bianco mi offre riparo. Che bello, mi dico, incontrare persone così, che ti riparano sotto il loro ombrello. Che poi ripararsi sotto un ombrello altrui significa condividere uno spazio privatissimo. Per esempio, le squilla il cellulare e lei mi chiede scusa perché ora si metterà a parlare, e siamo sotto lo stesso ombrello. Io glielo tengo, lei ha le mani libere per il telefonino. Ha un tono di voce perentorio. Dolce ma dalla sintassi apodittica. Mi fa un po' paura, la trovo respingente. Ma è talmente gentile. Di quel gentile che anche quando dice una cosa carina, che so, "Buona serata", lo fa come se ti stesse imponendo di avere una buona serata. Non è un augurio, carina, è un ordine. Ecco, così.

Il tram non arriva. Lei nel frattempo mi ha ingiunto nel suo modo gentile di accendermi ben due sigarette. Visto che la prima non ha funzionato, per far arrivare il tram, dieci minuti dopo mi fa: "Non fumi più?" - sottotesto: "Devo dirtelo con una sprangata sulle ginocchia, di accenderti un'altra sigaretta, ciccina?". Mi maledico per l'onestà che mi ha impedito di salire sul tram senza biglietto.

25 minuti. Ecco il tram. Ho mal di testa per le sigarette che non avrei voluto fumare, ma almeno si parte. Devo andare in piazza 24 maggio, ci metterò un quarto d'ora al massimo.

In piazzale Aquileia il tram fa capolinea. La ragazza mi dice: "Potrebbe rimanere fermo anche per 10 minuti. Ti conviene sederti". Obbedisco. Ma si riparte subito. Sono commossa dall'efficienza.

Attraversiamo la circonvallazione a 2 km all'ora. A Porta Genova il conducente ci fa scendere. Dobbiamo prendere quello dietro. Che ovviamente non c'è. Ok, vado a piedi, ormai.

Saluto la mia ospite. Carina, forse in un'altra vita saremmo potute diventare amiche, e di certo, se fossimo state colleghe, ci saremmo scannate. Cammino sotto la pioggia.

Alle 8 e un quarto (le 20.15 per i precisi delle 24 ore) sbarco nel bar dove mi aspettano i miei amici. Un'ora e un quarto per fare al massimo un paio di chilometri. Mi congratulo con la Milano dell'Expo.

Ho affogato il turbamento in un ottimo Arneis.

lunedì, ottobre 27, 2008

Di matrimoni, manifestazioni e altre mostruosità

Sabato si è sposata mia cugina, a Potenza. Quindi la comunità familiare distaccata a Milano si è colà recata, tutti insieme appassionatamente, con un Ford Transit da magutt bergamaschi - 9 posti e tariffe competitive. Ma il week end è stato ricco di spunti.

Ci si sente a novembre
Dice: da quattro persone in su, in macchina, fa gita. Quindi si canta. Eh. Anche perché tutte le radio, sia all'andata che al ritorno (10-11 ora di viaggio cadaandata e cadaritorno) trasmettevano, una dopo l'altra, "Novembre" della Giusy Ferreri. Poi dice che uno si butta a destra.

Popolarità postuma
"Ma ciao! Come stai! Ogni tanto chiedo a tua sorella, e infatti lei mi ha detto che eri qui! So che ora stai a Milano, [ecc. ecc.]". Così per tre, quattro, dieci volte, durante l'interminabile pranzo di nozze. Ora, a me fa piacere. Però c'è 'sta cosa che non capisco: mica tutte 'ste smancerie venivano da vecchi amici. No. Da persone che sì, non vedevo da 20 anni e forse più, ma che non ho mai annoverato tra gli amici. Tutt'al più rientravano nella categoria "se semo salutati". Ma magari ero io a sbagliarmi.

Teorema della gita a Potenza
"Quando almeno due potentini incontrano almeno un potentino emigrato, si finirà col parlare di Potenza e dei suoi disservizi"

Corollario del traffico
"Quando un assembramento misto tra potentini e emigranti parla di Potenza e dei suoi disservizi, si finirà a parlare del traffico"

(Che in effetti ci sta. Potenza si trova in cima a un bricco, e la sua singolare viabilità è concepita in modo che ci sia un'unica via di ingresso e un'unica via di uscita dalla città. Inoltre, per andare dal punto A al punto B c'è una sola strada percorribile, a causa dei sensi unici, tale per cui, ad esempio, per andare dall'altra parte della strada è necessario percorrere 8 km. Quindi sì, ci sta. La domanda è: perché non ne parlate con l'assessore al traffico, invece che con due che si chiedono per quale motivo all'una e mezza di sabato, a Gallitello - i potentini sanno - si sentivano come il 31 agosto al casello di Melegnano, il giorno che si era scassato il Telepass.)

Della relatività della politica
"Ari, sei andata alla manifestazione?" "Sì sì, ero proprio vicino a Uolter" "Uau, ma quanti eravate? Dicono cose parecchio diverse" "Duecentomila manco per idea, ma neanche due milioni e mezzo. Saremo stati due milioni" "..." "..." "Ti è tornata la fiducia?" "Beh, magari un salto a un circolo si può fare" "Sì, dai, facciamolo. Dobbiamo solo superare il ribrezzo di entrare in un sito che si chiama Wolontari" "..."

Mò però torno a lavorà, che sti tre giorni m'hanno stroncato.

mercoledì, ottobre 22, 2008

Tiananmen

Berlusconi vuole mandare la polizia nelle università.

Che cazzo sta aspettando Veltroni? Le primarie per eleggere il povero cristo da mettere davanti al carro armato e scattare la foto del secolo?

martedì, ottobre 21, 2008

Parola del giorno: vendere

Oggi la parola è: vendere.

Vendere un nuovo lavoro

Vendere cara la pelle

Vendere il divano su eBay

Vendere l'anima al diavolo

Vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso

Vendere per un tozzo di pane

Vendere gli abiti smessi

Vendere serenate a casa di suonatori

Vendere frigoriferi al Polo Nord

Vendere i libri dell'università

Vendere fumo

Vendere i giochi che non si usano più

Vendere fuffa

Sapersi vendere

Ecc.

(Tutto ciò solo per ripassare un verbo che mi fa orrore)

lunedì, ottobre 20, 2008

A prova di scemo

Mi è capitato, come sarà capitato a tutti, di dire delle cose e non essere compresa. Alcune persone se la sono presa, per le cose che avevo detto e che, evidentemente, non ero riuscita a spiegare. Allora ho parlato a queste persone e ho chiarito. Ho spiegato loro cos'era che volevo dire, e amici come prima.

Adesso, signora Gemini, mi segua, per favore. Lei continua a dire che le persone che stanno contestando il suo decreto in realtà non l'hanno letto, o non l'hanno capito. A queste persone (che sarebbero noi, io, la mia tata, le famiglie che come la mia sono contrarie alla scuola privata ma che si rifiutano di pensare che un'istruzione adeguata ai nostri figli possa venire sono da questa), a queste persone, se fossi in lei, cercherei di parlare, proprio come ho fatto con i miei amici, piuttosto che continuare a insultarle.

Signora Gelmini, faccia una cosa, accontenti la mia tata - che grazie a lei da leghista sta diventando comunista, non di sinistra, proprio comunista -: si faccia aiutare da qualche professionista della comunicazione (ne avete d'avanzo, ma se serve posso aiutarla anch'io ;)), e mettete giù un bignami della riforma. 10 punti, ma chiari, brevi, comprensibili. Insomma, a prova di scemo, come pare che lei consideri tutti gli italiani che le stanno dando addosso. E poi lo diffonda ovunque: si faccia regalare una pagina dai quotidiani, 60" dalle TV, 30" dalle radio, poster 6x3, si faccia fare anche un sito internet, non sa quanto sia utile; insomma le classiche cose che siete abituati a fare quando vi sta a cuore una cosa. Certo, sarebbe un cambio di prospettiva, stavolta: qui non si tratterebbe di manipolare, ma proprio di spiegare.

E giacché c'è, signora, mi faccia un altro favore, a me e alle persone di cui parlavo prima: ci metta anche un punto sui programmi scolastici, che a noi (che siamo scemi, ma insomma, ogni governo ha i cittadini che si merita) proprio non ci riesce di capire come fa un programma come quello attuale a stare dentro le 24 ore settimanali, e neanche vorremmo che tutto il lavoro fosse da fare a casa (leggi ore e ore a fare i compiti).

Che dice, signora Gelmini, ce la può fare?

Una scema

venerdì, ottobre 17, 2008

Giacché ci siamo, riformiamo anche le donne?

Allora, facciamoci due conti. La riforma Gelmini lascerà a casa, in 3 anni, 87.000 docenti e 44.000 persone fra il personale non docente. Fra i non docenti non so, ma fra gli insegnanti oltre il 94% sono donne. Quindi, se la matematica non è un'opinione, 81.780 sono sicuramente donne. Teniamoci larghi e diciamo che dei 44.000 di cui non conosciamo con certezza il sesso, il 50% sono donne. Fanno 22.000. Quindi: 81.780 + 22.000 fanno 103.780 donne. A casa nei prossimi 3 anni. Ok.

Ora. La riforma della signora Gelmini farà saltare il tempo prolungato (o tempo pieno) così come viene fatto oggi. Le ore pomeridiane dei nostri bambini saranno occupate, presumibilmente, dalle attività svolte da cooperative private, pagate dalle famiglie. L'alternativa a questo, per le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano e che non hanno una famiglia d'appoggio (santi nonni!), è che paghino una babysitter. Pagare per pagare, è presumibile che una parte di queste mamme, magari le pluripare più oltranziste, decida di rimanere a casa a curare i figlioli. Scelta sacrosanta, l'hanno fatta anche molte delle nostre mamme.

Allora io però mi pongo un problema: ma non è che questa riforma, tra gli altri danni, non creerà anche un massiccio ritiro delle donne dal mondo del lavoro?

Mi sento insultata.

Signora Gelmini, vorrei che ci pensasse solo per un attimo, e che riflettesse sul fatto di essere anche lei una donna. O almeno è quello che vuole farci credere.

P.S. questo blog nasce per informare i genitori (e non) sulla legge Gelmini. Casomai qualcuno volesse approfondire.

Saviano, Matrix e il vucumprà

Roberto Saviano se ne va. Mi piace pensare che non se ne vada da sconfitto, ma solo come una persona che vuole riprendere in mano la sua vita, sconvolta oltre ogni immaginazione da un libro.

Roberto Saviano se ne va e noi però dovremo rimanere a fare i conti con il fatto che, in qualche modo, lui è costretto ad andarsene, se vuole un'esistenza normale.

Che poi, mi chiedo (magari un po' cinicamente): qual era la novità cantata da Gomorra? Forse che non si sapeva delle multiformi attività della camorra, del clan dei Casalesi, dell'inestricabile rete di relazioni che sorregge questo gigantesco business? Certo, non tutto, non dall'interno, non con questa modalità, di racconto, da consumare anche la sera per addormentarsi o viaggiando in metropolitana. Certo, non tutti, di certo non le mie vicine di ombrellone, né il vucumprà della riviera che, quando gli ho fatto notare che una borsa Prada che aveva lì era proprio finta oltre ogni misura accettabile, mi ha detto: "Certo che è finta. Se vuoi una borsa di produzione parallela, di quelle vere, prenditi la Burberry. Me la paghi 100 euro, però, non 30". Rendendoci così consapevoli che, ora che tutti hanno letto Gomorra (magari non il vucumprà ma quello da cui prende le borse da vendere certamente sì, così come i suoi clienti), tutti sanno come va il mondo, e chi può ne approfitta.

(A questo proposito, proprio nella mollezza della combinazione lettino-ombrellone-spiaggia-piadina, con un'amica si commentavano gli acquisti del mercatino quotidiano a riva. Ed entrambe convenivamo sul fatto che, visto che le borse vengono tutte dagli stessi laboratori, non ha alcun senso pagarle migliaia di euro in un negozio, e quindi ben venga il mercatino. Ed entrambe convenivamo sul fatto che anche far pagare una borsa migliaia di euro in un negozio è frutto dell'attività di un'altra mafia, quella delle case di moda. Concetti espressi e subito coperti da un velo di timore, perché si comincia dalle borse e si finisce sulle barricate, se si dà al ragionamento la possibilità di approfondirsi.)

La divulgazione, perciò, la conoscenza urbi et orbi delle malefatte su cui si reggono le attività (produttive e non) del nostro paese (e non dirò mai della Campania, perché se una simile pianta viene lasciata crescere fino a queste dimensioni è evidente che il terreno di origine è un fattore - a questo punto - secondario). Peccato che non sia servito a niente.

Facciamocene una ragione. Hai presente Matrix? Ecco, è una roba del genere. Puoi ribellarti, cercare di parlarne, di sputtanarli, ma servirà solo a trasformarti in una persona senza più una vita al di là della sua battaglia. Anch'essa destinata a sparire, peraltro, perché quegli altri, i cattivi, l'hanno già vinta e non hanno nessun interesse a combatterla.

giovedì, ottobre 16, 2008

Compagna Tata

Sono molto fiera di me. Da un paio di giorni la base del centro sinistra (o quello che è, insomma) si è arricchita di una persona. La mia tata.

La mia tata nasce leghista: legge La Padania regolarmente, non ama terroni e extracomunali in genere, ritiene che i soldi del nord debbano rimanere al nord, e così via, ma con molta discrezione. Mi sono interrogata a lungo sull’opportunità di affidare la mia creatura a una visione del mondo così lontana dalla mia, ma poi me ne sono fatta una ragione: questa tata qua è bravissima, e non ho intenzione di farmela scappare, almeno finché Gabriele non andrà al liceo.

Insomma, succede che qualche sera fa rientro a casa e lei mi ha preparato la nota degli avvisi della scuola. Tra questi spicca il possibile sciopero del 17. La tata è molto infastidita dagli scioperi, perché li considera manifestazioni di non rispetto delle istituzioni. Allora io le dico che sì, lo sapevo, e che al mattino, a scuola, avevo parlato con alcune mamme della necessità di supportare le iniziative contro la riforma Gelmini. Lei mi guarda un po’ stranita. Io le dico di che si tratta. Lei non batte ciglio fino a che non arrivo al punto del rischio per il tempo prolungato. E lì è mia (niente tempo prolungato a scuola = mezza giornata di impegno in più per lei, e anche se significa più soldi, lei non ha più vent’anni, e insomma preferirebbe evitare).

Le parlo delle email al Presidente della Repubblica, e mi chiede il link. Glielo manderò via email, insieme a tutte le altre informazioni del caso.

Ovviamente però non finisce qui. Nei giorni seguenti si informa presso le mamme e le nonne. Ieri sera mi fa il suo resoconto.

“Guarda, Giuliana, io sono senza parole. La nonna di X, che lavora al ministero, mi ha raccontato di quelle cose! Mi ha detto che secondo lei – ma tu non dire niente, mi raccomando – stanno preparando una dittatura! Abbiamo letto insieme il decreto. Lei sbiancava man mano che andava avanti. Mi ha fatto vedere delle cose nascoste, che uno che non c’è dentro non vede nemmeno… Una cosa, ma una cosa!!!”

Io gongolo. Lo sciopero non si configura più come insubordinazione, ma come coscienza civile. Alè. Poi ci mette il carico da undici.

“La nonna di X mi diceva anche che – ma tu non dire niente, mi raccomando – è molto delusa dal suo partito. Lei non ha votato per quelli che sono al governo…”

A questo punto è necessaria una precisazione. La tata è una persona molto riservata. Gli argomenti tabù, per lei, sono diversi, ma i principali sono: la religione (nel senso che, pur essendo cattolica osservante, per lei la religione è una cosa molto personale), la fede politica, i soldi, il sesso. Come molti, del resto. Quindi interpreto il suo strappo alla regola come un segnale di profondissima indignazione.

“…Però si aspettava che i suoi facessero qualcosa, e invece hanno lasciato passare di quelle cose, ma di quelle cose…!!!”

Ecco, la tata ha continuato a parlare, nonostante l’ora di cena a casa sua fosse passata. Alla fine volevo quasi parlarle della Fondazione Daje. Poi ho pensato che era meglio non esagerare. Ma magari per le prossime elezioni farò un po’ di pressione in più.

Veltroni, dimmi grazie! E medita sul dolore che stai dando a queste signore!

lunedì, ottobre 13, 2008

Scrivete al Presidente!

La scuola elementare è l'unica che funziona bene, in Italia. Perciò quando la Gelmini se n'è uscita con il suo decreto, tutti abbiamo pensato: "E' talmente stupido che non passerà". Poi, complici altre emergenze (Alitalia, il fallimento di Lehmann Brothers, il rischio recessione, ecc. ecc.), il Governo ha posto la fiducia sull'infame oggetto. Beata ingenuità. Era talmente stupido che è passato.

Ora, che voi abbiate dei figli o no, fate un favore all'Italia: scrivete al Presidente e chiedetegli di non firmare. C'è un gruppo su Facebook, nel caso vi sentiste soli, e potete copiare e incollare questo testo (che è quello che sta girando) nella form della email del sito del Quirinale:

LA PREGHIAMO SIG. PRESIDENTE DI NON FIRMARE IL DL 137 9 OTTOBRE 2008 PER IMPEDIRE DI:


trasformare, attraverso la progressiva privatizzazione della scuola pubblica, le singole scuole pubbliche in istituzioni private

fare tagli alla scuola pubblica

far assumere di ocenti dai dirigenti

far sparisce il tempo-scuola di pomeriggio

l’aumento di alunni per classe

la chiusura delle scuole più piccole

l’istituzione del maestro unico

la riduzione degli insegnanti d’inglese

riduzione degli insegnanti di sostegno

cacciare i precari

ridurre il personale ATA

regionalizzare completamente il sistema scuola.

CONTRO

la fine della scuola della Repubblica uguale in tutto il Paese

il dopo-scuola pagato dalle famiglie

i libri e servizi aggiuntivi pagati dalle famiglie

la fine della scuola PUBBLICA per tutti.
Grazie.

venerdì, ottobre 10, 2008

Le Mamme del Parco

Le Mamme del Parco, dice la tata di Gabriele, tendono a perdonare qualunque cosa ai bambini delle classi più agiate. Per esempio, c’è uno che si comporta come un Gormita, ma nessuno gli dice niente, perché “suo padre è commercialista e sua mamma avvocato”. Fantastico.

Le Mamme del Parco si spingono oltre. Si informano sulla professione dei genitori dei bambini cui la loro prole è interessata (sentimentalmente parlando). Per cui le mamme di C. (fidanzata di Gabriele) e L. (aspirante fidanzata di Gabriele) hanno chiesto alla tata che si faccia per vivere, in famiglia. Lei, che è una discreta, è stata assai sul vago, e ieri sera mi ha detto che per la verità non è che lo sappia. Io – che sono sicura che lei lo sappia – ho deciso di dirglielo. Però ho esagerato un po’, che magari viene utile nel momento in cui mio figlio sta per essere pestato dal figlio di un architetto e di una fotografa.

Le Mamme del Parco non devono per forza andare al parco per essere Mamme del Parco. Non serve neanche essere mamma per essere Mamma del Parco. Alle Mamme del Parco bisognerebbe dargli fuoco, però, anche se non vanno al parco e anche se non sono mamme.

L'elefante

Sono stata rimproverata, perché i problemi sono altri. Per esempio il futuro del lavoro.
Beccatevi questo.

mercoledì, ottobre 08, 2008

Il brufolo sul culo dell’elefante

La persona seduta di fronte a me a pranzo aveva il moccio al naso e se n’è accorto solo alla fine.

La maestra di mio figlio continua a sollecitarmi un certificato medico, ma io me ne ricordo sempre fuori dall’orario in cui posso telefonare al pediatra.

Stamattina in metropolitana un tipo non tanto a posto si è buttato più volte ai miei piedi per toccare i miei anfibi.

“Sai, sono molto preoccupata…” “Lo so [seguono 40 minuti di esposizione di sfighe varie ed eventuali, con cui io non c’entro niente]”

Continuo a sbagliare abbigliamento. Oggi, per esempio, ho un caldo da matti, e la mia collega mi dice che il vestito che indosso “non mi valorizza” (ma potrebbe anche essere una vendetta, perché ieri le ho detto che le scarpe che aveva su erano inguardabili, cosa peraltro sacrosanta).

Ieri sera mi sono ricordata di un appuntamento con la commercialista quando ero già in metrò, dall’altra parte di Milano. Sono uscita, ho preso un taxi e per tornare a casa ho dovuto camminare 40 minuti, dopo aver preso 2 mezzi di superficie e senza essere uscita dalla circonvallazione.

Sono 3 giorni che a casa mia non c’è latte. Tanto lo so che anche oggi me ne dimenticherò.

Le puntate di Dottor House cominciano a ripetersi.

Ho una ricrescita di tre dita ma non ho il tempo di andare dal parrucchiere, neanche in pausa pranzo. Fa sciatta.

Avevo deciso di fare almeno mezz’ora di Wii Fit al giorno, magari al mattino, ma morire se ci riesco.

I biglietti per il concerto di Allevi al BlueNote sono esauriti. Ci tenevo molto, ero anche d’accordo con la vicina perché mi tenesse il bimbo.

Domenica dovevo andare al cinema, e invece mi sono addormentata sul divano.

In tram c’erano due, padre e figlia, che hanno continuato a schiamazzare come papere impazzite per tutto il viaggio. Parlavano di indirizzi sconosciuti, parcheggi, panini, salame e krapfen.

Lo so. È la punta dell’iceberg.

giovedì, ottobre 02, 2008

La fila alle Poste. Online

Devo mandare un telegramma. Avrei dovuto farlo già ieri, ma dai telefoni dell'ufficio non si può, dal cellulare neanche e di andare in posta non se ne parla. Perciò stamattina mi viene in mente che posso farlo sicuramente online attraverso il sito delle Poste.

Entro nel sito delle Poste. Molti anni fa la procedura di registrazione era parecchio complicata, e ricordo che per chiuderla era necessario inserire un codice che le Poste inviavano via raccomandata o telegramma: ragion per cui, la registrazione che dovevo aver già tentato a suo tempo non credo sia mai stata completata. Quindi stamattina provo, prima di tutto, a fare login con i dati che mi ricordo: che sono sbagliati. Procedo con il piano B: rifare la registrazione. Form parecchio lungo, e alla fine mi dice che, se voglio, posso farmi inviare il famoso codice via SMS invece che con telegramma. Claro che sì: devo farlo io il telegramma, e anche piuttosto velocemente! Fine della form, invio, alert: "Utente già registrato". E basta. A questo punto sono in una pagina che non ha più navigazione, posso solo tornare indietro con il back del browser, per vedere come fare. Ripeto: non c'è un solo bottone funzionante nella pagina che mi avvisa del problema.

Giro e rigiro, nessun indizio per recuperare la situazione. Alla fine telefono al call center. Un ragazzo molto simpatico - deve essere veneto, ha un accento carinissimo - mi ragguaglia. Effettivamente la mia anagrafica c'è, ma io non ho mai completato la registrazione.

"Eh, lo so, ho chiamato per questo. Il fatto è che io non ho nulla di quella registrazione"
"Né user e password né codice?"
"No"
"Ma il telegramma ce l'ha?"
(allora questo ci fa) "No, scusi, non ce l'ho il telegramma. Non ho nulla"
"Perché se l'avesse, sarebbe tutto risolto..."
"..."
"Allora, vediamo un po' che si può fare..."
"..."
"Facciamo così: adesso io le invio un telegramma con il codice. Poi lei... ha detto che non ricorda la password, vero?"
"Come sarebbe mi invia un telegramma??? Non può mandarmi il codice via SMS, come dal sito?"
"E no. Il sistema manda solo telegrammi. Ma non si preoccupi, è a casa suo questo pomeriggio"
"Ho capito, ma per me è lo stesso troppo tardi..."

Il fatto è che per me è uno shock culturale. Se sto facendo una cosa online, che c'entra il call center, e soprattutto: CHE C'ENTRA IL TELEGRAMMA??? Di carta, che deve essere portato a casa mia da un fattorino??? Ma di cosa stiamo parlando??? Cerco di aggirare l'ostacolo.

"Senta, ma non può semplicemente eliminare la mia precedente registrazione e farmela rifare e basta?"
"No che non si può. Cioè, si può, ma deve mandare una raccomandata..."
"Una raccomandata??? Ma scusi, di cosa stiamo parlando? (Ecco, alla fine gliel'ho detto...) Non dovrebbe essere possibile per me chiedere l'eliminazione dei miei dati da un DB?"
"Ma scherza? Lei provi a cancellare una registrazione da un home banking, e poi vede cosa le fa fare la sua banca!"

Effettivamente a questo non avevo pensato. Il sito delle Poste è anche un sito di banking online. Ma allora mi viene spontaneo chiedermi perché non tengano separate le registrazioni degli utenti come me da quelle dei clienti di Bancoposta. Vabbè.

Alla fine abbozzo. Oggi pomeriggio a casa mia arriverà un telegramma di carta. Ammesso che qualcuno lo prenda, stasera richiamerò il call center ("Fino alle 8, lavoriamo dalle 8 alle 8" - ecco, sì, cogli l'attimo), mi farò dare una password provvisoria da una persona in carne e ossa e voce, e questa password si brucerà al mio primo accesso al sito. Quindi modificherò la password e, chissà, forse farò il mio fottuto telegramma. Sempre che non decida di farlo al telefono e fanculo l'Internet. Come fare la fila alle Poste, però online.