Gravidanza e parto si portano dietro un sacco di luoghi comuni. Mille anni fa ho scritto questo post, che ora riprendo e attualizzo, avendo recuperato un po’ di freddezza verso gli argomenti che trattavo. (Cioè, non ne sono così sicura, in realtà la penso ancora allo stesso modo, ma vabbè).
La gravidanza è uno stato di grazia
Per il ginecologo sicuramente, vista la frequenza delle visite (“privatamente, signora, mi raccomando, se no come faccio a darle l’appuntamento per il giorno giusto?” “eh, certo” “eh”). Che poi, la visita di per sé in gravidanza è anche peggio di quella normale. Perchè non solo ti trovi davanti a un semisconosciuto a farti stoccacciare, ma soprattutto devi farti pesare! Ecco, questo è veramente umiliante.
Come pure discutibile è il fatto di trascinarsi in giro con una confezione o due di acqua minerale cucita alla pancia: non la definirei grazia, ecco.
E gli ormoni? Parliamone: in gravidanza una ha certi ormoni che sembrano dei tacchini da farcire, che la sera devi portarli fuori a fare pipì. E le reazioni da adolescente? Neanche questa la definirei grazia.
Senza contare che non puoi più bere, non puoi più fumare, giustamente, eh? Solo che in questo caso se ti azzardi a sgarrare (io per esempio avevo contato i tiri di una sigaretta e ogni giorno me ne concedevo un certo quantitativo, concessomi dal ginecologo. Poi dici che uno diventa dipendente da Farmville) gli altri ti guardano come se volessero dirti “assassina!”: son cose brutte, signora mia. E quando non puoi mangiare un sacco di cose per via della toxoplasmosi? Io non sono un’amante della carne, ma in quel periodo avrei ucciso per una fetta di salame.
E i negozi prémaman, che ti propongono di vestirti come un’imbecille?
No, direi proprio di no, grazia una beata.
Il parto è un’esperienza straordinaria
Sì, come avere un flirt con Jack lo Squartatore.
Fare il cammino di Santiago de Compostela è un’esperienza straordinaria, lanciarsi con il paracadute è un’esperienza straordinaria, seguire i pinguini durante la loro migrazione è un’esperienza straordinaria. Partorire è un’esperienza splatter. Chiedetelo alle ostetriche. Chiedetelo a mio marito.
e no, non si dimentica. Come fai a dimenticarti della volta in cui hai creduto seriamente di aprirti in due come una cozza e ti sei trovata a chiederti come avrebbero fatto poi a ricomporti un minimo?
Secondo me, le donne che dicono di essersi dimenticate del dolore del parto sono anche quelle che poi aggiungono: “altrimenti nessuno partorirebbe più, e l’umanità finirebbe”. Apprezzo il pensiero in una chiave strettamente demografica, ma no. Bimbe, se sentite il crudele ticchettio dell’orologio biologico, fatevene una ragione: fate pure un bambino, se ci tenete, ma sappiate che farà un sacco male.
Voi che esperienza avete, al proposito? Avete vissuto lo stato di grazia e poi dimenticato il dolore? O no? Se me lo raccontate qui, tra i commenti, vi metto in lizza per ricevere un po’ di pannolini, che male non fanno. Se lo raccontate sul vostro blog, magari ci vediamo a breve. Il regolamento e tutto il resto qui.
Questo post partecipa a Mamma che ridere!