Ho visto Basilicata coast to coast, il film di Rocco Papaleo, regista esordiente più grande di me. E ho capito alcune cose.
1. Non devo perdere le speranze. Se uno può esordire a 52 anni, vuol dire che io ho ancora 9 anni a disposizione per organizzarmi.
2. Questo giretto me lo voglio fare anch’io. Perché è un sacco di tempo che dico (a mio marito, per esempio) che la Basilicata è piena di posti belli da vedere, ma poi quando si andiamo ci facciamo risucchiare dal vortice famiglia-amici-cose da fare e non andiamo mai da nessuna parte. Ora, so anche che a mio marito non interessa granché. È una persona straordinaria, ma è anche straordinariamente campanilista, e allora qualunque cosa io gli proponga, di autoctono per me, c’è sempre qualcosa di autoctono per lui che è meglio (fanno eccezione le mozzarelle e le salsicce). Per anni questa cosa mi ha fatto soffrire, ora me ne sono fatta una ragione. Perciò voglio andare a (ri)vedere la Basilicata che mi piace, quella dei due mari e delle montagne in mezzo, dei paesi fantasma e dei falchi e delle poiane, dei profumi e dei boschi. Fregandomene di chi la può apprezzare: lo farò io.
3. Questo film leggero è stato una specie di segno per una cosa che invece è molto profonda per me. Voglio fare una cosa che sia importante per me, e che non finisca una volta finito il viaggio. Qualche giorno prima di andare al cinema, ho incontrato a pranzo una persona molto speciale, con la quale, tra le altre mille chiacchiere, abbiamo parlato della musica e di quello che significa per chi la fa. Mi è rimasto dentro, quel discorso (anche tutte le altre chiacchiere, ma in modo diverso). E poi quando ho visto il film mi sono resa conto che io a questo ho rinunciato, e che è proprio brutto che io l’abbia fatto. Perciò sono andata a casa, ho tirato fuori da sotto il letto del bimbo una tastiera elettronica ereditata qualche mese fa da un nonno che non era il mio, ma priva di alimentatore, e sono andata a cercarmi l’alimentatore. E adesso funziona. E quindi non mi rimane che comprare qualche spartito nuovo, e, chissà, magari anche prendere qualche lezione, che sono più di 20 anni che non suono davvero. Perché il lavoro sì, è importante, ma serve per mettere qualcosa a tavola, mentre le passioni sono quello che ti serve per nutrirti veramente, per farti respirare a pieni polmoni, per darti un motivo vero per alzarti ogni mattina.
Ovviamente non credo che Papaleo immaginasse che il suo esordio da regista potesse diventare qualcosa di così profondo per qualcuno, ma è stato così e di questo lo ringrazio. Del resto, le cose che ci cambiano la vita arrivano sempre inaspettate e da direzioni inimmaginabili. Perciò, che il viaggio abbia inizio.
