martedì, dicembre 13, 2011
#commuoviamocicorreggiamoci. E magari arriviamo in ritardo.
“Commuoviti, ma correggimi”, dice il Presidente del Consiglio al Ministro in lacrime. Ed è diventato un mantra per l’ineffabile Mammasterdam che, attraverso il gruppo #donnexdonne ha lanciato questa giornata di blogging collettivo alla ricerca di buone prassi al femminile e al maschile.
Che io sono quella che arriva in ritardo, su queste cose, o al limite sul filo di lana, ma mica perché si dimentica. Sono quella che arriva in ritardo perché quando si parla di donne sono molto ambivalente.
Per esempio detesto l’idea di sentirmi un panda, una specie protetta, ma sono favorevole alle quote rosa. Ci siamo capiti, no?
Allora per questa cosa io mi ripeterò, anche se magari non con le stesse parole. E non sono sicura che saranno parole popolari.
Mi sono stufata, per dirla tutta.
Mi sono stufata delle donne che vanno in piazza e che quando tornano a casa trovano la cena ancora da preparare anche se sono le 9 di sera.
Mi sono stufata dei proclami sulla parità dei diritti e poi la pretesa del part time “perché ho un bambino”.
Mi sono stufata delle donne che lavorano in media 3 ore più degli uomini al giorno e che morire se lasciano che il letto se lo rifaccia lui.
Mi sono stufata delle separazioni in cui i figli vengono affidati a priori alle madri, senza tener conto delle situazioni reali della famiglia: forse che i padri non ne sono parte (della famiglia)? [Ndr: questo punto è stato oggetto di una discussione molto più approfondita, nei commenti. Questo è un tentativo di riscrittura, non so bene quanto riuscito, ma magari sulla cosa mi capiterà di tornare prima o poi]
Mi sono stufata delle madri coraggio che allattano fino a 5 anni ma si incazzano se i padri sono “poco presenti”.
Mi sono stufata di chi brucerebbe il reggiseno in piazza ma non si perdona se brucia l’arrosto.
Mi sono stufata delle donne che allevano calciatori e veline.
Mi sono stufata delle donne che urlano slogan in piazza ma si firmano “Mamma Pippa” anche su LinkedIn.
Mi sono stufata delle donne che educano i loro figli e i loro compagni con l’atteggiamento delle tate e delle badanti, dimostrando così una consapevolezza pari a zero per quanto riguarda il concetto di educazione.
Dimostratemi il contrario.
E le buone prassi? Macché, non ne ho. Per esempio, ho smesso di parlare di “mamme” e parlo solo di “genitori”. Però mi sento in colpa se una sera ho voglia di uscire con le mie amiche invece di tornare a casa dalla mia famiglia.
Perché io sono quella che arriva in ritardo.
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