lunedì, dicembre 14, 2009

La sera che il duomo colpì il presidente del consiglio

Almeno una domenica pomeriggio a Milano, sotto Natale, va pigramente così: due passi in centro a vedere le luminarie (quest’anno c’è anche l’albero più alto del mondo, dicono), e se capita a cercare un po’ di regali, che poi si sa, ci riduciamo sempre all’ultimo momento.
Ci sono due coppie di amici che ci aspettano in Feltrinelli, Lucio e Nina e Francesca e Giovanni. Giretto veloce, ma fa troppo caldo, usciamo, diretti a prendere un té. Dice che c’è Berlusconi che parla.

Lo sentiamo da lontano, mentre ci avviciniamo alla parte posteriore della piazza Duomo. C’è un palco piccolino, uno schermo e, tutto sommato, poche persone ferme. A occhio e croce 7-800. sotto i portici si cammina bene, e noi riusciamo anche a passare in mezzo agli spettatori del comizio, con Gabriele tutto eccitato che vede il presidente del consiglio nello schermo e dice: “Ehi, ma quello è Berlusconi! È lui, vero?”. Certo che è lui. Un gruppetto di ragazzotti (una ventina, forse meno) si è sistemato ai margini della folla oceanica e scandisce: “Buffone, buffone!”.

Entriamo ancora più dentro, per vedere se riusciamo a guardarlo in faccia. Dietro di me un’invasata che continua a urlare “Silvio, Silvio!” a momenti mi spacca la testa con una bandiera sventolata ad altezza d’uomo (cioè, ad altezza mia non è neanche propriamente altezza d’uomo). Lucio guarda due ragazzetti che si sgolano e gli chiede: “Scusate, ma voi ci credete veramente?” e quelli gli fanno: “Sì”, ma un signore di una certa età interviene e chiarisce il concetto: “Dobbiamo spaccargli il culo, a questi comunisti di merda!”. Lucio tace. Ci allontaniamo. Non sono belle scene per un bambino di 6 anni.

Ci spostiamo sotto i portici, dove ci si può accendere una sigaretta in pace. La celere ogni tanto emerge dall’ombra e fa prove di carica sui ragazzotti più esterni, i facinorosi.

Ora c’è la Moratti, poi, a seguire, Formigoni. Ci sono anche i ministri, i suoi ministri. È il momento del “chi c’è c’è”, questa l’analisi politica dell’evento. Che peraltro non sembra andato così bene, vista l’affluenza.

Ci sorbiamo la prima wave di “Meno male che Silvio c’è”, e, consapevole del fatto che mi rimarrà in testa per tutta la sera, prendo a chiedere ossessivamente a Francesca, l’unica destrorsa del gruppo: “Ma tu che sei finiana, come te lo vivi questo momento?”. Alla fine lei mi risponde: “C’è un governo, ed è lui che prende le decisioni. Anche non ci stanno bene, è così, punto e basta”.

Lì capisco dove sta la vera differenza: una ripsosta così nessuna persona di sinistra avrebbe mai potuto darla. Loro obbediscono, noi discutiamo. Brutto affare.

Segue l’inno nazionale, che mi provoca un po’ di disagio: mi chiedo che cosa ne pensa Bossi di questo circo. E poi via di nuovo con “Meno male...”, ad libitum.

Guadagnamo il caffé San Carlo, che pare sia il migliore di Milano. Soprattutto fa una panna fantastica. Se la fa pagare, ma ieri sera ha perso qualche punto: ci sono arrivati un bicchiere rotto, altri due sbeccati, e tutti gli altri orribilmente rigati. Non si fa.

Lucio riceve una telefonata. “Berlusconi è stato colpito. La tv dice che c’erano 3000 persone. un tipo gli ha dato un pugno, o l’ha colpito con qualcosa, non ho capito bene”.

Su Repubblica c’è già la foto, quindi la cosa è successa mentre eravamo ancora là.

Ci guardiamo, nervosamente. È brutta la sensazione che abbiamo, così a caldo. Ancora non ci sono stati commenti ufficiali, ma è chiaro che non è una bella cosa, non andrà sotto la voce “bravate di un folle”.

Poi, tornati a casa, i commenti di Di Pietro, e tutti che gli danno addosso. Io no. Credo anzi che abbia proprio ragione. E per fortuna oggi anche la Bindi ha detto le stesse cose. Ecco. Ok la solidarietà, ma non ci foderiamo gli occhi di prosciutto, per favore.

E poi i gruppi in Facebook, i soliti deficienti. Temo che dobbiamo prepararci a tempi duri. In cui per uno che sarà punito, cento saranno educati.