mercoledì, dicembre 13, 2006

Olé

Sono tornata. Da una fantastica settimana a Granada. E a chi dice che a passare una settimana a Granada ci si annoia, peste lo colga.

È iniziata con una rivolta della tecnologia: il mio telefonino e quello di mio marito che non danno segni di vita (chissà perché, hanno perso l’abilitazione al roaming internazionale), la fotocamera spantegata, con l’obiettivo di fuori ma morire se funziona, la videocamera che alla prima uscita scopriamo che non era del tutto carica – avevamo preferito usare l’unica presa della camera per ricaricare le pile della fotocamera. E così ci siamo fatti l’Alhambra senza documentare. Peccato, perché una cosa bella come l’Alhambra non si vede tutti i giorni. Poi la situazione è rientrata, e lentamente tutto l’armamentario è tornato in sé.

Abbiamo camminato come cammelli, anche se il nostro amico Mic dice che non abbiamo visto niente. Abbiamo camminato tanto che ieri sera in aereo Gabriele ha ceduto alla stanchezza e si è fatto venire un febbrone da fine vacanza in piena regola.

Abbiamo mangiato come buoi, e tutti continuavamo a dire che mangiavamo un sacco e nessuno però smetteva di mangiare. Abbiamo mangiato tanto che un paio di chili a testa, bimbi compresi, non ce li toglie nessuno.

E siccome non è interessante scrivere qui quello che abbiamo visto, vorrei solo segnalare un po’ di cose da non perdersi assolutamente, alcune citate dalle guide, altre no:

1) il churro pucciato nella cioccolata calda a colazione – il churro è una specie di lunghissima salsiccia di pasta lievitata fritta, che si serve tagliata a pezzi rigorosamente grondanti olio. La cioccolata calda è la morte sua;
2) i murales della scaletta che porta dal Mirador de San Cristóbal alla chiesa di San Ildefonso: semplicemente spettacolari, soprattutto per gli amatori del genere ma non solo;
3) il panino con calamari fritti, lattuga e maionese: a chi verrebbe mai in mente di mettere dei calamari fritti con tanto di pastella in un panino? Ahhh!!!
4) il Monasterio della Cartuja: del barocco che si trova nella chiesa del monastero scrivono tutte le guide. C’è una sola parola per descriverlo: imbarazzante. Ma la cosa che veramente uno non si spiega sono i dipinti del refettorio: scene di torture, morti viventi, sgozzamenti, impiccagioni, bolliture stile Il nome della Rosa, tutto con protagonisti dei simpatici frati benedettini. Ce l’hanno un autore, questi dipinti, ma non è Sánchez Cotán - quello indicato nelle suddette guide -, è Tiziano Sclavi;
5) i matrimoni: gitani o no, sono da vedere. Il mio grasso grosso matrimonio greco impallidisce di fronte alle mise di amici e parenti. Deludenti, invece, gli abiti da sposa, semplicemente orrendi;
6) le vecchiette che suonano le castanuelas (nacchere) per strada;
7) gli innumerevoli presepi, che sembra di stare a Napoli;
8) i semafori pedonali con l’omino verde che cammina e il conto alla rovescia per il tempo che hai ancora a disposizione per attraversare (questo non è solo di Granada, ma mi piace un casino!).

Se qualcuno dei miei compagni di viaggio passa di qua, potrebbe lasciar detto qual è per lui il numero 9. E il 10, e l’11, e così via.

Olé.

4 commenti:

Simone Morgagni ha detto...

Urca, non la sapevo questa di Sclavi...

Ne approfitto per elevare una protesta contro le settimane a Granada mentre io sto sepolto dai libri. Se non é incostituzionale é sicuramente poco giusto...

E non tirate fuori la solita storia che io vivo a Parigi eh!!!

Via, un saluto
Simone

giuliana ha detto...

ciao Simone
beh, quella di sclavi è frutto di un'esegesi attenta ma personale, peraltro condivisa dai miei compagni di viaggio. per quanto riguarda la legittimità delle settimane di vacanza, ti ricordo che sei a parigi e quindi non ti è dato di lamentarti :P
un saluto!

La Meringa ha detto...

Quando dici frutto di un'esegesi personale, intendi che ve lo siete inventato?

x simone: allora se sei a Parigi che diavolo stai a fare in casa a studiare? Io quando ci vivevo in casa non ci sono stata mai...quanto allo studio, lì è stato facile interromperlo!

giuliana ha detto...

inventato... più che altro a guardare quella roba i riferimenti più immediati che hai sono proprio gli incubi di sclavi (che, oggettivamente, per quale motivo avrebbe dovuto lavorare in un monastero medievale, nel medioevo???).
meringa, il tuo blog non mi permette di commentare, ma ci tenevo a dirti congratulazioni! un bacio