venerdì, marzo 23, 2007

La lima e la raspa

Alle 5 della sera lei passa a prendere il Biondo.
Lei: “Perché dobbiamo andare dal Bruno?”
Il Biondo: “Il Pelato non ti ha detto niente?”
Lei: “No”
Il Biondo: “Lo sapevo. Il Bruno vuole entrare nel business. Dobbiamo controllare che non faccia casini”

Il Biondo non è abituato a parlare con lei. Nella rigida gerarchia che regola la vita di chi fa questo mestiere lei è due gradi sotto a lui, per cui lui parla con il suo sottopancia, il Pelato, e il Pelato le riferisce. Non sempre la comunicazione arriva come era partita. Oggi però il Pelato è impegnato su un altro fronte, e il Biondo non può fare a meno di rivolgerle la parola direttamente. Non senza una specie di schifo leggibile nella sua espressione di ghiaccio.

La tana del Bruno è l’esatto contrario di quella del Biondo: disseminata di trofei di caccia e non solo, le pareti addobbate del suo ego straripante, questa larga caverna sarebbe riconoscibile fra mille. Il Biondo invece non lascia nessun segno della sua presenza nei luoghi che attraversa.

Prima di entrare, il Biondo si incolla sulla faccia un sorriso raggelante. Il Bruno ha fatto lo stesso. Lei ci prova ma dopo un po’ le viene male alla mascella e ci rinuncia. In fondo non sono là per fare salotto, e lo sanno.

Il Bruno: “Allora, eccoci qua. Da un momento all’altro dovrebbe arrivare il Grosso, nel frattempo fatemi capire perché questo incontro”
Il Biondo: “Chi è il Grosso?”
Il Bruno: “Un nuovo acquisto. Valeva la pena. Meglio con noi che contro di noi”
Il Biondo: “Ok. Volevamo coordinarci con voi. Se dobbiamo presentarci insieme, non voglio che sembriamo dei dilettanti allo sbaraglio”
Il Bruno: “Io non ho questa proccupazione, e mi dispiace per te se sei in ansia. Voi che cosa avevate in mente?”

Il Biondo e il Bruno sono come la lima e la raspa: rigidi, pericolosi, se si incontrano producono un effetto sonoro paragonabile a quello di un gessetto contro una lavagna. E se sei in mezzo, ti stritolano. Sono entrambi enfant prodige, intelligenti e furbi, ma soprattutto intimamente convinti che il fine giustifichi i mezzi.

Il Biondo espone la sua strategia in maniera sommaria. Lei non lo interrompe neanche quando lui dice delle evidenti bestialità. Quando la lima e la raspa si sfregano, meglio non trovarsi fra l’una e l’altra, o peggio, contro l’una o l’altra, e sopportare in silenzio quel rumore.

Nel mezzo dell’esposizione del Biondo entra un omone nero e dall’aspetto trasandato: deve essere il Grosso.

Il Bruno: “Biondo, lui è il Grosso. Grosso, ci racconti quello che ci siamo detti?”

Ovviamente non è una richiesta, è un ordine. Il Grosso inizia a parlare con l’entusiasmo di chi ancora non ha mai avuto a che fare con l’incontro tra una lima e una raspa. Questa volta lei può intervenire. Con discrezione. Lui è imperterrito nella sua esposizione. Quando finisce, ha lo sguardo di chi si aspetta un pubblico riconoscimento. Che non arriva, puntuale.
Invece il Biondo ha perso la pazienza. Ignora ostentatamente sia il Grosso con il suo sorriso un po’ bovino, sia lei che gli rivolge sguardi di preghiera, come per dire: “Non farlo, non farlo, non farlo”. Invece lui lo fa. Estrae il coltello.

Il successivo quarto d’ora è una capoeira che alterna momenti di aperto combattimento a fasi di alta diplomazia. Tutti partecipano, ora, perché in fondo nella bagarre c’è da divertirsi. Volano parole grosse e attestazioni di stima, pugni e pacche sulle spalle, calci sul mento e piroette verbali, coltellate e scuse. È evidente che si tratta di uno scontro tra titani, in cui lei e il Grosso hanno un ruolo del tutto ininfluente. Solo, la lima e la raspa hanno bisogno di testimoni, giusto perché qualcuno possa tramandare le loro gesta. Quando risulta chiaro che nessuno avrà la meglio, non in quel round, lei e il Biondo aprono la porta per andarsene. Il Biondo ha un labbro spaccato e un taglio nella manica della camicia che inizia a tingersi di rosso; lei ha preso un calcio nello stomaco e le sanguina un sopracciglio. Il Bruno dietro di loro è furioso. Afferra la testa di un toro impagliata e la scaglia verso la porta. Nel momento esatto in cui un ragazzino sta passando, diretto chissà dove. Incuriosito dai rumori sordi che si sentono da fuori, si è affacciato per vedere cosa sta succedendo. Il corno lo prende in pieno petto. Nessuno saprà mai dove stava andando, né perché.

La lima e la raspa: 0 a 0. Il resto è un dettaglio.

Questa è una storia inventata. Ogni riferimento a persone o fatti reali è del tutto casuale.

10 commenti:

ruben ha detto...

Il Biondo, il Grosso e il Pelato... ci manca solo un bel sottofonod di Morricone e la Sierra Nevada...

giuliana ha detto...

sì, l'ambientazione potrebbe essere quella...

LA CONIGLIA ha detto...

Bellissima storia, mi sembra velatamente di leggere una metafora di certi ambienti di lavoro...
Lavoro troppo di fantasia?

Non lo saprò....visto che ogni riferimento a persone o fatti reali è del tutto casuale....

;)

giuliana ha detto...

OVVIAMENTE lavori di fantasia, coniglia ;)

ruben ha detto...

Sono andata a leggermi quel tuo vecchio post... fantastico!

giuliana ha detto...

ho visto, e ho anche risposto al tuo commento

pOpale ha detto...

Bellissimo!
Questo post è stato un deja vù... vado a prendere un'altra fetta di sacher ;)

Buon fine settimana

p.s.: Tarantino ci andrebbe matto!

giulianavenezia ha detto...

C'è la metafora, ma non la voglio vedere, c'è il film che scorre.
Incollata alla poltrona, non ho perso un fotogramma. Applausi...

giuliana ha detto...

le metafore sono dappertutto, perciò non facciamoci distrarre.
qualcuno di voi ha il numero di cellulare di tarantino? ahahahahahaah!

ABS ha detto...

Mi piacciono questi soprannomi evocativi, e ovviamente ritengo che non ci sia niente di casuale, ecc. :)