mercoledì, giugno 11, 2008

Luce

Piccola Mela si è sposata. Ci ha fatto aspettare a lungo, ma alla fine anche lei ha capitolato. E quindi, cosa potevo fare? Ovviamente ho caricato la famiglia in un vagone letto e, assonnatamente, ci siamo lanciati in quest’avventura su e giù per lo stivale. 24 ore di viaggio (tra andata e ritorno, eh?) contro 36 di soggiorno. Dentro le 36 ci sono stati il matrimonio e il parrucchiere. Anzi, il parrucchiere e il matrimonio, in quest’ordine qua.

Matrimonio bellissimo, signora mia, abbiamo mangiato divinamente in un locale che aveva l’aria di un ecomostro, così tutto tecnologico e magniloquente in mezzo alle montagne e alle valli gialle profumate di ginestre. Ma il servizio era impeccabile, e la compagnia allegra assai, e vuoi mettere il piacere di rivedere persone scomparse dalla mia vita un quarto di secolo fa, e trovare tutti un po’ più grigi, un po’ più tondi, un po’ meno agili le signore sui tacchi e un po’ più compresi nel ruolo di genitori, chi più chi meno.

Ma a parte questo. Ho ritrovato la luce. Quella luce particolare, di montagna, che c’è a casa mia e che ogni volta mi dimentico perché è troppo. Appena entri in Basilicata, venendo dalla Puglia, diciamo un po’ prima di arrivare a Melfi, qualcosa succede al paesaggio e alla tua vista, nel senso di senso della vista. È come se l’aria diventasse trasparente, trasparente ma non come i vetri appena lavati, molto di più. Trasparente come un velo di cristallo che suona solo a guardarlo, ed è così sottile che se non fosse per il suono saresti pronto a giurare che non c’è. Ecco, trasparente così. E in tutta questa trasparenza i colori diventano un’esperienza tattile: il verde è di velluto, l’azzurro del cielo è bagnato, perfino il bianco delle pale eoliche ti commuove per la sua potenza, dev’essere così un’esplosione nucleare.

La sorpresa più grande, però, è quando ti ritrovi all’aperto. Ti sembra di stare sotto le lampade di un tavolo operatorio, di aver piantati tutt’attorno migliaia di watt. E cambi aspetto. Perché anche i tuoi colori cambiano. Per esempio, di colpo io mi sono vista verde, con un cespuglio di sopracciglia che gridava vendetta e i pori della pelle del viso aperti in modo allarmante. Un mostro, praticamente. Allora, quando mi sono truccata, ho usato il mio solito fondotinta, quello che a Milano mi dà giusto un colorito da convalescente in via di guarigione; e sono diventata arancione, biscottata, come dopo una seduta di lampada troppo lunga, o ad una potenza sbagliata. E così con tutti gli altri trucchi: tutto forte, esagerato, a marcare i tratti, urlarli di colore. Si sarebbe imposto un restauro, se non che tempo non ne avevo e ho dovuto soprassedere, sentendomi a disagio ma solo un po’.

Tornata a Milano e all’aria grigia, ho raccontato questa cosa a una collega. La quale mi ha detto: “Di tutte le cose che ho sentito sulla montagna [per lei è una questione di altitudine, per me di latitudine, ma fa niente, ndr] questa è la più strana. Hai dormito abbastanza?”

Ma io lo so che è così. Come so che i miei conterranei non se ne rendono conto, perché in quest’abbaglio ci vivono, e allora forse anche loro mi chiederebbero se ho dormito abbastanza.

12 commenti:

MasterMax ha detto...

Mi capita lo stesso quando rivedo il mare, essendo più "di scoglio", ma l'effetto è lo stesso. Per i colleghi il mare è solo il luogo preposto al tacchinamento, al divertimento Rimini style, per me il mare è semplicemente un vecchio amico al quale confidare tutto.

copyman ha detto...

Leggendo mi è sembrato di vederti alle prese con quella particolare trasparenza dell'aria e quella luce cruda che sballava l'effetto del fondotinta che usi a Milano.
Sarà che sei brava a raccontare, sarà che ti conosco, ma ho provato un lieve senso di imbarazzo, come se fossi uno spettatore inopportuno e indelicato. :-)

giuliana ha detto...

@ mastermax: già, ma credo che queste cose si comprendano solo quando sei andato via...

@ copyman: :)

osmin 1964 ha detto...

Per uno come me, nato e cresciuto a Milano, capire la meteopatia di mia moglie, nata a Livorno, ha richiesto tempo. E poco a poco ho aperto gli occhi, con i fine settimana sugli scogli per arrivare allo stupore quando ci siamo trasferiti a Roma. Che emozione vedere il cielo cambiare da un'ora all'altra: e il cielo finalmente azzurro, sempre! No more gray...

valewanda ha detto...

due cose mi vengono in mente. Una che quando sono andata nella "mia" Alghero per un matrimonio, mi sono truccata e ho provato la stessa sensazione tua (anche se per me Alghero è un posto di villeggiatura, ma sacro perché ho la casa da una vita e lì ho incontrato mio marito). La seconda cosa è che ho avuto una sensazione bellissima quando ho visto il film "Io non ho paura" di Salvatores, e ho scoperto che era girato in Basilicata. I paesaggi erano mozzafiato.

piattinicinesi ha detto...

ogni luogo ha la sua luce
la tua descrizione è bellissima, mi ha fato venire voglia di partire

giuliana ha detto...

@ osmin: vedo che mi puoi capire. solo che io non ci sono nata, a milano...

@ valewanda: vero che il fondotinta arancione è uno shock???

@ piattinicinesi: eh, sarebbe il caso...

ruben ha detto...

E chissà cos'hai mangiato.... sarà che è mezzogiorno e la mia fantasia ha preso il volo, ma non credo che ti abbiano presentato gli striminziti stuzzichini light milanesi... ;-)

giuliana ha detto...

ruben, stendiamo un velo... fa-vo-lo-so!

Annachiara ha detto...

Vuoi dire che ti sei presentata al matrimonio vestita da pellerossa? ;-)

giuliana ha detto...

una specie :|

MIT-Ile ha detto...

sicura che veniamo dalla stessa regione? :)
'notte