martedì, aprile 12, 2011

La scuola come la vorrei


Ho scritto molto sulla scuola, e pensare che non l’ho vissuta per niente bene. Però avere il pargolo che parte per questa avventura mi ha rimesso nel vortice.

Io ho frequentato la scuola pubblica, e anche mio marito. Non sono sicura che ci fossero delle alternative, nelle città da cui proveniamo, ma sono certa, invece, che se ci fossero state non sarebbero state considerate, conoscendo le nostre famiglie.

A Milano invece le alternative ci sono, e per un breve istante le abbiamo considerate. Bocciata la proposta della mamma di un amichetto di materna che voleva iscrivere la creatura (se ci fosse stata anche la nostra) in una scuola privata molto figa, dall’altra parte della città (“C’è il pullmino che viene a prenderli, passa alle 7.30, e poi te li riportano a casa alle 17.30”. Figata). Bocciate anche le varie Steineriane, Montessoriane, confessionali. Troppo scomode, lontane, ideologizzate. Costose.

Sono nel tunnel da due anni, e qualche idea su come vorrei la scuola me la sono fatta.

La voglio pubblica.
Perché è un diritto sancito dalla Costituzione. Anzi, la voglio pubblica perché la scuola, come diceva il grande Piero Calamandrei, è un organo costituzionale in sé. Se perdiamo di vista questo, perdiamo di vista il futuro del nostro paese.

La voglio vicino a casa.
Bella scoperta, dice. Così non ti sbatti. Anche, ma non solo. La voglio vicino a casa perché la scuola non può essere fuori dal mondo, e il mondo è anche il quartiere, la città, la prossimità nel senso più ampio del termine. Voglio che l’anno prossimo Gabriele ci possa andare da solo, e magari io lo seguirò da lontano, ma lui deve andarci da solo perché così cresce, diventa autonomo, e l’autonomia è il primo passo per diventare uomo (a 8 anni sarà dura, ma si fa quel che si può per porre le basi).

La voglio colta.
Voglio insegnanti che sappiano capire i bambini e parlare con le famiglie. Che sappiano interessare, appassionare, dirigere. Che riconoscano i talenti – tutti ne hanno – e che sappiano valorizzarli. Che abbiano scelto di fare gli insegnanti perché ci credono, non perché è “il lavoro giusto per una donna”. Che sappiano che cos’è una persona e si rendano conto di cosa è meglio fare per formarla. Che leggano libri e sappiano che cosa succede là fuori.

La voglio consapevole.
Delle sue responsabilità, del compito immane che ha e che noi genitori le demandiamo. Dei potenziali danni che può creare e delle splendide opportunità che può far fiorire. Dei suoi limiti e delle sue difficoltà, delle sue ricchezze e delle sue meraviglie.

La voglio intellettualmente onesta.
Che sappia riconoscere la direzione in cui va il mondo e che prenda una posizione. Che insegni senza spaventare. Che viva nel mondo, e del mondo prenda quello che serve, che è meglio, che sia utile alla crescita e alla formazione. Che riconosca i propri limiti e abbia voglia di superarli.

La voglio sicura.
Voglio edifici antisismici, puliti, idonei ad ospitare delle persone.

La voglio autorevole.
Che non soccomba alle pressioni di burocrati miopi, dirigenti codardi, ministri ignoranti, insegnanti demotivati, famiglie invadenti. Che sappia farsi riconoscere da tutti costoro come il luogo principe della cultura e della formazione.


Infine, la voglio che sappia farsi rimpiangere, e non protagonista di incubi notturni in età adulta. Ma questa è un'altra storia, forse.

11 commenti:

Roberta ha detto...

Sicura che esista una scuola così?
Manco ai nostri tempi, temo... figurarsi oggi....
Cmq buona fortuna!!!

luciebasta ha detto...

Bello bello bello: dove posso firmare?? :-)

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Panzallaria ha detto...

oltre alla giustezza del resto, quoto in pieno "Infine, la voglio che sappia farsi rimpiangere, e non protagonista di incubi notturni in età adulta. Ma questa è un'altra storia, forse. ". Forse perché ho recentemente letto un pezzo di Rodari che diceva che il gusto alla lettura e alla fantasia si impara prima di tutto a scuola e se lo trasformano in una pratica doveristica, svuotata di passione, si rischiano danni permanenti, ma non posso che essere terribilmente d'accordo...
panz

giuliana ha detto...

@roberta non so se esiste, ma è quello che vorrei. io ho solo espresso un desiderio ;)

@luciebasta purtroppo non si firma da nessuna parte, ma condividere è un buon inizio

@panzallaria e infatti è questa l'altra storia, panz. magari un giorno la racconterò, oppure no.
bentornata :)))

fillerouge ha detto...

desideri comuni: la scuola che vorrei è il titolo del mio post!
che forse la stiamo desiderando tanto per il bello per cui l'abbiamo vissuta e per quello che è mancato e che vorremmo che i nostri figlio trovassero.
desideri.
ma anche la capacità d'essere desiderata e di desiderare, io credo d'averla anche imparata a scuola.

giuliana ha detto...

@fillerouge mmm, la mia non è stata proprio così, e anzi mi aveva quasi convinto che non si potesse desiderare altro. poi per fortuna sono cresciuta e ho trovato altri insegnanti. ma molto, molto tempo dopo. adesso vado a leggermi il tuo post :)

Stima Di Danno ha detto...

ups, i miei primi due punti sono assertivi rispetto ai tuoi desideri! Avevo letto il tuo post insieme a mille altri ed ecco...il tuo mi si deve essere innestato nel retrocranio! è una ripresa assolutamente inconscia, credimi! ;D

giuliana ha detto...

@stima di danno ho notato, e mi ha fatto sorridere. allora quello che vorrei non è così assurdo :)

Antonella ha detto...

Io l'ho avuta una scuola così. Per tre anni soltanto, i primi tre, e sono stata fortunata. O forse sono stati bravi i miei, che sono scappati in un paesino in culo ai lupi sull'appennino tosco-emiliano solo per darmi una scuola così. Era una scuola di provincia. Piccola, isolata, piena di persone creative e appassionate. L'ho rimpianta tanto, tantissimo, troppo. Ma almeno l'ho avuta.
Quanto vorrei poter dare ai miei figli una scuola così...

fillerouge ha detto...

tra l'altro credo che una scuola così io l'ho vista: non vissuta direttamente, ma è la scuola in cui insegnavano mia mamma e mio zio...è passato qualche anno certo, ma molto era dovuto alla buona volontà degli insegnanti. certo io avevo una visione parziale e di parte, ma i libri di testo erano quaderni studiati e preparati a livelli dagli insegnanti ed erano stampati sulla carta reciclata che gli alunni stessi preparavano nel laboratorio della scuola...tanto per dare un'idea...ecco, forse poteva essere un post anche questo!!

giuliana ha detto...

anch'io credo di averla vista, una scuola così, forse mi è passata molto vicino - ma non era la mia, per tante cose.
e comunque sì, @fillerouge, poteva essere un post anche questo :)