martedì, luglio 24, 2012

Libri: Le difettose

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- Il problema, G, è che in Italia non se ne parla. È considerata una vergogna, una cosa da nascondere. E chi ha questo rospo in corpo, se lo tiene.

La mia amica parla veloce come sempre, mentre sedute in un McDonald’s ci raccontiamo i tre anni durante i quali ci siamo parlate solo attraverso la chat di Facebook, lei da una parte e io dall’altra dell’oceano. È stata la prima a chiamarmi G e basta, e anche l’unica per anni e anni. Il che la rende ancora più speciale.

- Negli USA non è così. Le donne ne parlano, si scambiano consigli, si aiutano. Per fortuna me ne sono andata, G, qui ne sarei morta.

La mia amica sta cercando di avere un figlio e ha già fatto due tentativi di fecondazione assistita, senza successo. Io l’ascolto e non ho il coraggio di dirle che non capisco, non ci riesco proprio. “Fecondazione assistita” è stata per me una voce dell’agenda politica, all’epoca del referendum, per la quale ho preso posizione e della quale ho parlato molto, ma la mia ottica era quella della libertà di scelta, della tutela della salute delle donne, non quella del desiderio di maternità. Io non credo di averlo mai provato, un desiderio di maternità così intenso. Se mio figlio non fosse arrivato me ne sarei fatta una ragione e amen, o almeno così credo, questi erano gli accordi con mio marito. Avremmo avuto altro, saremmo stati altro. Perciò mentre lei parla io intervengo prendendo la tangente sociologico-politica, non quella umana. Sulla quale, ahimè, non posso proprio seguirla, mentre rischierei seriamente di offendere la sua sensibilità.

Quando è uscito “Le difettose” l’ho guardato con lo stesso distacco. Lo leggerò, mi dicevo. Finché non mi ha scritto l’autrice, Eleonora Mazzoni, e me l’ha mandato. E io la ringrazio davvero di cuore.

Il libro. Prima di tutto c’è Carla, che è una donna-donna, non un’aspirante mamma e basta. C’è suo marito, che è un aspirante padre ma anche un uomo-uomo. Ci sono i comprimari, gli studenti, le persone che emergono dal passato, la mamma di Carla – dio, come mi ha ricordato la mia di mamma, avrei potuto anticiparne le battute. E poi c’è Seneca. Seneca che, lo capisco adesso, contiene troppa vita per poter essere affrontato dalla persona triste che era la mia prof di latino e greco al liceo.

C’è vita, in questo libro. Così tanta che a un certo punto ho dovuto chiuderlo: ero in treno e piangevo e non riuscivo a frenare le lacrime. L’ho riaperto dopo qualche giorno, dopo aver ritrovato la freddezza.

Credo che Eleonora debba essere ringraziata da tutte le difettose che ancora sono impantanate nel silenzio di cui mi parlava la mia amica – non il silenzio della scaramanzia, il silenzio della vergogna. E da tutti i lettori, anche, per aver dato vita a una storia che è davvero una storia, non un reportage sanitario.

Da leggere in solitaria, che non sta bene piangere in pubblico, fa vergogna.

3 commenti:

Mammola ha detto...

Io anche ho sempre detto con mio marito che se i figli non fossero arrivati non ci saremmo accaniti nella loro ricerca ma avrebbe voluto dire che noi, come coppia,eravamo destinati ad altro...poi in verità non so come avrei reagito se fosse successo visto che due sono arrivati subito...ovviamente,fra il dire e il fare c'è sempre di mezzo il mare!!! Mi hai incuriosita molto...quando si parla di lacrime ed emozioni non mi tiro mai indietro, lo leggerò sicuramente!!!

raffaella ha detto...

Ciao, ho parlato con Emanuela, autrice del libro, persona disponibile e vicina a quante, come me, sono diversamente fertili, augurandoci buona fortuna per il suo libro uscito e per il mio in cerca di editore che tratta lo stesso argomento Procreazione medicalmente assistita. Bisognerebbe parlarne di più, smontare i tabù e combattare affinchè la maternità in provetta non sia solo il problema indicibile di un gruppo di donne. Siamo in tante e c'è un mondo che andrebbe ascoltato. Sono contenta di vedere che ne parli qui.
A presto
Raffaella

Mary Poppins ha detto...

Quando un bambino una donna si sente sempre difettosa, sopratutto se non se ne parla, ma e' molto difficile parlarne con qualcuno. Mio figlio e ' arrivato dopo 3 anni di tentativi e solo ora che quella sofferenza me la sono lasciata alle spalle ho deciso di raccontare tutto in un mio blog, se vi va di seguirmi: rosadidonna.blogspot.it