mercoledì, ottobre 25, 2006

Ma ci sei o ci fai?

Sempre a proposito della “brava moglie”. Nei primi tempi della convivenza con il mio attuale marito, io, che sono una coscienziosa, l’ho avvisato che essere una brava moglie non è mai stata una mia priorità, e che di conseguenza non ho mai curato questo aspetto della mia vita. Lui mi ha fatto presente più volte di non avermi scelto per questo, esattamente come non mi ha scelto per i miei soldi (ahahahahahahah!).
Tuttavia, sono sempre stata (iper)sensibile alla cosa, vuoi per educazione, vuoi perché non sono di origine svedese, vuoi perché discendo da una stirpe doverista-penitanziale, per la quale la vita è sofferenza e sacrificio. E allora confrontarmi con il mondo delle mogli perfette e delle madri iperefficienti è sempre stato per me abbastanza pesante.

Un esempio per tutti. Questo mio nervo scoperto ha causato, più o meno a scadenze fisse, alcune non banali discussioni con il mio candido marito circa l’opportunità di continuare a frequentare una coppia di amici così composta: lui, il suo migliore amico fin dai tempi dell’università (lo chiameremo MA, Migliore Amico), lei, che sembra uscita da una pubblicità degli anni ‘60 per il dado da brodo, la Casalinga Perfetta (CP).
Ora, c’è una cosa da sapere. La mia casa è sempre stata molto frequentata. Perfino quando abitavo in un monolocale di 20 mq, con due piastre elettriche per cucinare, mettevo in piedi cene anche per 10 persone. Figuriamoci quando gli spazi (e i fornelli) si sono moltiplicati. Ma c’è sempre stata una condizione: i miei invitati non dovevano formalizzarsi troppo, perché il servizio è sempre stato molto easy, spesso self, e negli anni ho sviluppato un ricco ricettario di piatti unici, il cui evidente vantaggio è quello di non costringerti a sporcare - e quindi poi lavare - una montagna di stoviglie.
Invitare a cena MA e CP, invece, andava contro tutti i miei principi di ospitalità: CP faceva facce strane e accusatorie se il pasto non era composto da antipasto, primo, secondo, contorno, frutta e dolce. E la tavola doveva essere apparecchiata con due piatti, due forchette, due bicchieri, e così via (per ogni convitato, eh! mica in tutto). E all’epoca delle prime cene e delle prime discussioni non avevo né colf né lavastoviglie. In più allora io lavoravo un numero immorale di ore la settimana, e quindi dovevo mettere in piedi tutto questo ambaradan a partire dalle 9 (quando con uno strappo ero uscita prima dall’ufficio), con CP e MA che sarebbero arrivati da un momento all’altro. Uno stress.
La cosa si è aggravata quando CP è rimasta incinta. Per tutto il periodo della sua gravidanza siamo stati tenuti al corrente di ogni singolo movimento, controllo, esame, visita, ecografia, ecc. ecc. di quello che si annunciava come un nuovo Messia, Figlio dell’Unica Donna Fertile della terra. Due palle.
Poi è nato il bambino. No comment. CP diventa MP, Mamma Perfetta.
Col tempo per fortuna un po’ è cambiata. Oggi, se MP vuole il secondo bicchiere per il vino, si alza e se lo prende. E non mi ribalta più se sono andata a casa sua dimenticandomi di portare il bavaglino per il bimbo. E accetta anche proposte del tipo: “Portiamo i bimbi al Museo della Scienza e della Tecnica e mangiamo tutti da MacDonald’s!”. E insomma MP forse è un po’ meno perfetta e io un po’ più scafata.

Un altro tarlo è stato per un sacco di tempo il bagnetto. Ho scoperto abbastanza presto di non poter fare il bagnetto al bimbo da sola, a causa di vecchissimi problemi di schiena che avevo ormai dimenticato, e così, dopo aver rischiato di impastare la creatura a terra ai piedi della vasca, ho stabilito che di questa cosa si sarebbe occupato mio marito. Ovviamente, impossibile farlo tutti i giorni (lui ha continuato a lavorare un numero immorale di ore la settimana). Tragedia! A un bimbo nuovo nuovo non fai il bagnetto tutte le sere prima di cena!!!??? Scandalo!
No. Non glielo faccio. Perché non ce la faccio e anche perché lui (il bimbo) non lavora in miniera. Perché torno a casa sempre che per lui è ora di cena, e quindi o faccio da mangiare o lo metto a sguazzare nella vasca.
Sensi di colpa. Placati un pochino da una mia amica, mamma di due bimbe ora di 7 e 5 anni, direttore marketing di un’azienda gigante. Che mi fa: “Il bagnetto tutti i giorni? Ma tu sei pazza! Le mie figlie lo fanno una volta la settimana, e se sono malate saltano. Mica lavorano in miniera!”. Ecco! Ritorna l’argomento della miniera! Allora non sono una pazza! E io, che mi stavo distruggendo per questa ulteriore conferma della mia inadeguatezza come madre, ho ripreso fiato e almeno su questo punto ho iniziato a rilassarmi (sempre incalzata da MP, ma vabbè…).

Comunque, ecco, mi sento sempre un po’ a disagio di fronte alle altre mamme, che mi sembrano sempre migliori di me. E mi rendo anche conto di quanto io sia ambivalente rispetto a tutta questa questione. Insomma, una cosa è essere mamma e moglie, una cosa è fare la mamma e la moglie. Io mi sento sempre più vicina alla seconda, e mi sembra di essere profondamente in torto per questo. Ho sempre pensato che, diventando madri, di colpo si diventasse perfette, complete, con tutte le risposte e tutte le metodologie per tenere in piedi la famiglia. Non è vero. E chi dice il contrario me lo provi.

2 commenti:

Mauro ha detto...

Ok, lo ammetto: ho latitato un po' dal tuo blog, ma "tenevo da fa'" (la Vale è testimone).
Io sono un papà e un marito tutt'altro che perfetto (soprattutto marito), abbiamo perennemente in casa cose in disordine, io da quando lavoro nella nuova società ho rinunciato ad avere il mio studio a casa in ordine. é una montagna di carte sparse per la stanza.
per fortuna ho una ottima memoria fotografica e ricordo esattamente la posizione fisica di ciò che cerco, devo solo verificare in che livello stratificato si è posizionata.
Mia moglie trova che ogni superficie piana o appiglio, sia una ottima soluzione per lasciare cose "che poi metto a posto" (dice).
Siamo disordinati? Sì, un pochino. Ma siamo anche massacrati dalle cose da fare. E non ce la fai...
Poi vai a casa di amici...
Tutto in ordine.
magari ci vivi anche con loro per qualche giorno.
Tutto in ordine.
Magari scopri che hanno anche animali per casa.
Tutto in ordine.
magari hanno anche hobbies quali il decoupage.
Tutto in ordine.
magari lavorano tutti e due.
Tutto in ordine.
magari anche loro hanno genitori anziani da accudire.
tutto in ordine.
Magari fan pure tardi la sera.
Tutto in ordine.
magari si alzan pure tardi la domenica.
Indivinate? Tutto in ordine.

E allora, pur adorando questi amici, pur continuando a volerli frequentare, torni nella tua casetta e ti senti un po' una merdina.
Ma come cacchio si fà ad essere così? C'è un master universitario da frequentare?

giuliana ha detto...

come ti capisco... soprattutto quando hai a che fare con persone che fanno il decoupage!!!