lunedì, gennaio 22, 2007

Bassa, grassa, senza fantasia. E povera in canna

La mia amica si sposa. Fossimo alla scuola media, lei sarebbe “la mia migliore amica”, ma siccome abbiamo superato da un pezzo quell’età, è “la mia amica” e basta. Che non è come dire “una mia amica”.
Si sposa dopo 13 anni di fidanzamento, 4 dei quali di convivenza. Ci sarà la chiesa, i parenti, il riso, la torta, le bomboniere (mioddio, le bomboniere no!), insomma tutto quanto. E ci sarà lei, che ci tiene a specificare: “Non mi vestirò mica di bianco candido, ti pare!”, ma insomma sarà abbigliata sui toni dell’écru, panna, ghiaccio, e chi più ne ha più ne metta. Ora questa cosa dell’abito io l’ho presa piuttosto a cuore, vuoi perchè mi diverte parecchio l’idea di andare per atelier dove ti accolgono le signore che come prima cosa ti chiedono: “Quando sposa?” (sic), e qualunque sia la tua risposta ti guardano con aria di rimprovero e ti fanno notare: “Siamo in ritardo, eh? Ma ora vediamo cosa si può fare...”; poi ci tengo tanto perché la mia mamma ha disegnato e cucito centinaia di abiti da sposa nella sua sartoria, e io ci ho sempre messo le mani; infine ci tengo perché è la mia amica, e il giro degli atelier si fa con un’amica. Meglio se con l’amica.

Del resto, quando io dovevo sposarmi, l’ho coinvolta eccome, la mia amica. Il mio piano però era semplice: fare il giro degli atelier, quando possibile con la mia mamma, vedere quali modelli mi stavano meglio, e poi disegnarlo e confezionarlo insieme alla mia mamma. Un giro di puro piacere, quindi, giusto per vedermi vestita così prima di essere direttamente nel mio vestito. Fino al pomeriggio in cui, caricate mamma e amica in macchina, le ho portate all’appuntamento da Luisa Beccaria. Questa Luisa Beccaria veste le spose della Milano bene; non era il primo appuntamento, perché prima avevo visitato Raffaella Curiel, dove avevo messo gli occhi su un abito bellissimo, una tunica di pizzo da 14 milioni (non c’era ancora l’euro). Fatto sta che, in questo pomeriggio invernale di sole, entriamo da Luisa Beccaria e veniamo accolte da una venditrice non più adolescente, che dopo la domanda di rito (“Quando sposa?”) e la successiva osservazione (“Siamo in ritardo, eh? Ma ora vediamo cosa si può fare...”) continua in un chiacchiericcio incalzante.

Venditrice: “Che lavoro fa lei? Perché sa, io devo conoscerle, le persone che servo, altrimenti non riesco a...”
Io: “Mi occupo di Internet, sono direttore creativo”
Venditrice: “Internet! Ma allora non abbiamo tanta fantasia! A voi di Internet manca proprio l’immaginazione, bisogna guidarvi!”
Io: “Ma io...”
La mia amica, dandomi un calcio: “Ssst, calma...”
Venditrice: “Allora, vediamo. Per una come lei, piccoletta e tondetta...”

Ecco, l’ha fatto. Mi ha dato della tappa cicciona. 1,65 per 52 chili non mi sembra che facciano una tappa cicciona. Cioè, se una vuole fare l’assistente di Anna Wintour, magari sì, e magari anche se vuole fare la modella, o che so, il fantino, o l’étoile della Scala. Ma se una vuole sposarsi e basta direi di no.
Ovviamente io perdo le staffe. Quando si sta organizzando il proprio matrimonio si perdono le staffe facilmente, figurarsi se si viene insultate. La mia amica e mia mamma intervengono, mi portano a vedere degli abiti (orrendi, peraltro, ma come cacchio si vestono le spose della Milano bene?), sempre con la venditrice dietro che continua a berciare.
Mi costringe a provare due o tre robe spaventose, un incrocio tra una meringa e Rossella O’Hara, e io provo a esprimere la mia opinione, dicendole che insomma, sono sicuramente bellissimi, ma non me li sento bene addosso, quindi sarà meglio cercare qualcosa di diverso, se ce l’hanno.

Venditrice: “Ma signorina cosa dice??? Questi sono capolavori, opere d’arte, mica abiti!...”
Io: “Sì, signora, ma vede, io con questa coda proprio non mi ci vedo...”
Venditrice: “Signorina, come può dire una cosa del genere??? Questo strascico è...”
Io: “Non è il mio tipo, mi scusi, non volevo offenderla, ma proprio non è l’abito che mi ero immaginata...”
Venditrice: “Guardi, questo lo abbiamo usato per una sfilata. Glielo possiamo rimettere a posto, sarà da allargare un po’ (aridaje...), ma lei lo paga la metà dello stesso modello fatto da zero”
Io: “Guardi che non è questione di soldi” (il che è vero, tanto più che col cavolo che me lo sarei comprato da lei, il vestito)
Venditrice: “Sì sì che non è questione di soldi. È solo che se lei può spendere 2 milioni e mezzo invece di 5, non è meglio?”
Io: “Certo che è meglio, ma in questo momento a me interessa solo trovare il mio abito da sposa, e non è questo”
(La mia amica e mia mamma non sanno se ridere o intervenire o mandarla al diavolo per me. Nell’indecisione, mi guardano affascinate mentre divento verde)
Venditrice: “Altrimenti non so cosa altro darle, dei capi di sfilata... Guardi, questo è una vera occasione, non se lo lasci scappare, è inutile che le faccia provare un vestito da 5 milioni o più...”

L’ha fatto di nuovo. Mi ha dato della pezzente. Inequivocabilmente. Mi guardo: non sono affatto vestita male, sono anche truccata, vengo da una presentazione al cliente. Quindi perché questa stronza continua a dirmi che non mi posso permettere un abito da 5 milioni?
Infuriata, mi svesto e torno nel mio tailleur. Sartoriale.
Le mie accompagnatrici si guardano, mi guardano. Big Ben ha detto stop. Capiscono che sto partendo con una tirata del tipo “Peccato, avevo stanziato 15 milioni per questo acquisto, ma visto che non c’è niente...” e mi bloccano. Amabilmente, hanno lo stesso pensiero, e quasi in coro si rivolgono alla venditrice: “Signora, evidentemente questo non è il genere di abito con cui mia figlia/la mia amica ha voglia di sposarsi. Grazie e arrivederci”. E mi trascinano fuori.

Questa me la sono legata al dito. E siccome non voglio che la mia amica si trovi da sola quando una venditrice vecchia, brutta, cafona e pure sciatta la insulterà, voglio essere lì per portarla via, offrirle una cioccolata calda - o un Negroni, dipende dall'ora - e confermarle che quella è proprio una stronza, e che evidentemente il negozio non è il suo, altrimenti cose così non le avrebbe mai dette.

E quindi si parte. Domani fisso un appuntamento da Le spose di Giò.

13 commenti:

copyman ha detto...

Miiiiiiiiii... certe sedicenti "venditrici" sono delle vere sagome....per testare il mirino di un bazooka però!!

La Meringa ha detto...

Io mi sono sposata in rosso. Volevo fare una cosetta originale... se vuoi vedere il vestito vai sul sito della mia dolce metà e c'è il link.
Peraltro ho controllato, l'atelier esiste anche a Milano. Le venditrici erano delle gnocche ma di una certa esperienza. Io non conosco Milano, ma a Roma era in un quartiere molto chic. Però mi hanno fatto esattamente il vestito che volevo. E alla fine ho fatto una sfilata personale per le sarte, che non avevano mai fatto né visto un vestito così..."strano". Bella soddisfazione!
Prova ad andare sul sito: http://www.acquachiara.it
Baci e buona ricerca!

giuliana ha detto...

copy: non sai quanto avrei voluto averlo, un bazooka. la strage di brera, avrei fatto. per fortuna non ero sola...

meringa: lo concosco, ci sono andata anch'io, è il secondo appuntamento che fisserò alla mia amica! bello l'abito rosso!

La Meringa ha detto...

Ma se lo conosci allora sei veramente IN!!!! ;-)
Sono contenta che ti sia piaciuto "l'abito".
E in più mi capita di sfruttarlo ancora, oddio, compatibilmente con quella manciata di occasioni mondane che mi sono capitate da quattro anni a questa parte....

astralla ha detto...

Quando sarà il momento,lo giuro, vorrei che la mia amica fosse come te per il giro per negozi!E d'accordo su tuttp...il vestito per il matrimonio è una cosa delicata ;)!

giuliana ha detto...

grazie, astralla, troppo onore...
dì la verità, lo fai per la cioccolata calda o per il negroni? :)

Labelladdormentata ha detto...

La settimana scorsa una mia amica mi ha portato dalla Luisa Beccaria, anche se non mi devo sposare...che dire...troppo vintage: mi sembrava di frugare fra gli abiti di mia madre, quelli che portava 40 anni fa! Ma io sono, come dice la mia amica, "radical chic", che credo sia un modo gentile per dire che non sono mai alla moda!
Il mio abito da sposa è stato un tailleur di Dior cucito dalla mia mamma. Il modello me lo regalarono le sue amiche sarte (era la migliore sartoria di Bologna!)

andrea ha detto...

sono un maschietto ma il tema è interessante, perchè comunque è sintomatico di come l'asimmetria nel rapoorto tra venditore e compratore si stia sempre più ribaltando.
una volta il venditore era "competente" e l'acquirente "ignorante" e questo su alcuni tipi di cquisto (tipicamente quelli ad alto coinvolgimento emotivo e/o economico come la casa, l'auto un abito speciale, etc.) ha semrpe determinato uno strapotere del venditore.
adesso questo è sempre meno vero, nel vostro caso l'asimmetria è ribilanciata da una competenza legata a conoscenze del "mondo reale" (mamme/conoscenti sarte) e dalla "scafatura", in molto altri casi è internet che ha contribuito a questo ribilanciamento, per cui chi va a comprare un'auto spesso ne sa più del venditore che sempre di più sarà in difficoltà e costretto a spiegazioni assurde che sarà solo la pietà del compratore non rendere ulteriormente umilianti.
Giuliana, pensa al tuo circolo di influenza e prova a stimare l'impatto negativo che la commessa saccente e maleducata ha causato al negozio per il quale lavora, vuoi che non ci siano 2 o 3 (secondo me anche di più) potenziali clienti che non entreranno nemmeno?

giuliana ha detto...

andrea, ti dirò che non mi dispiacerebbe affatto se una così scarsa attitudine alla vendita (perchè è di questo che si tratta, al di là del fatto che le percezioni del cliente possono essere un po' alterate da fattori emotivi) venisse "punita". purtroppo però non sono beppe grillo :)

Anonimo ha detto...

O_o ..ma quindi io ke (se dio vuole) mi sposerò all'8° mese di gravidanza, come mi devo vestire??
bimbamorgana

Gaia ha detto...

capito qua per caso e mi pare di leggere la mia storia. Solo che ero nell'atelier che veste la Firenze bene e mi hanno consigliato di dimagrire prima di sposarmi.
Per fortuna alle Spose di Giò è andata decisamente meglio ed ho trovato il mio vestito...

Jo Mason ha detto...

Io ho comprato il mio abito proprio da le spose di Gio'. Le commesse sono altezzose ma corrette e gentili. L'abito era magnifico, lo hanno dovuto allargare due volte perche' aspettavo la mia cucciola. Mi sono trovata bene, ma il problema delle commesse e' grave, non hanno una formazione e credono che la boutique sia loro...

Anonimo ha detto...

Ciao, so che questo è un post vecchio ma ci sono capitata per caso e mi ha strappato un sorriso.
Sto cercando un vestito per spose grasse sul serio, mica le misure che dici tu. So cosa significa lottare con gli sguardi da "mostro, mostro" che ti rifilano certe commesse... al posto tuo credo che non mi sarei rimangiata qualche aspra risposta, neppure se a fermarmi ci fosse stata una caminonata di mamma/amiche di freno. Grazie per avermi risollevato il morale.
Ciao - sposina rotonda