mercoledì, ottobre 31, 2007

Le nuove patologie del lavoro

Due settimane fa la mia amica si è licenziata senza avere un altro posto. Faceva un lavoro piuttosto simile al mio. Un giorno ha deciso che non ci stava più dentro e gliel’ha data su. Insomma, non che la decisione sia stata facile, ma c’è stata. L’ho invidiata molto.

Però guardandomi attorno vedo che l’insoddisfazione da lavoro ha spesso risvolti patologici: sempre più persone manifestano sintomi di vario genere, di origine chiaramente psicosomatica, che si risolvono solo una volta cambiato o lasciato il lavoro. Ho provato a classificarli, ovviamente la tassonomia è aperta a tutti quelli che vogliano contribuire.

Il panicato
Più frequenti nelle donne, gli attacchi di panico compaiono quando la misura è colma. Frequenti in soggetti mobbizzati o sovrallocati, sono fonte di grandissima preoccupazione e vengono trattate per gradi:

  • prima il medico di famiglia, che prescrive una settimana di riposo
  • poi uno psicoterapeuta, che individua un Edipo non risolto
  • poi uno psichiatra, che impone un regime di pane e benzodiazepine
  • poi un guaritore, che impone le mani
  • poi uno sciamano, che somministra tisane imbevibili
  • infine un head hunter, che si rivela l’unico in grado di guarire il soggetto.

Chi inizia a soffrire di attacchi di panico, infatti, è una persona che pondera molto le decisioni, ragion per cui continua a soffrire senza rendersi conto della vera causa del suo disturbo.
Appena cambia lavoro la vita torna a sorridergli. È interessante notare che questo soggetto è forse l’unico che impara dall’esperienza, perché tende a non rimettersi nelle condizioni che l’hanno portato ad un tale calvario.

Il gastrico
La patologia si manifesta con gastriti a cadenza settimanale, che in genere compaiono la domenica mattina e vanno intensificandosi nel corso della giornata, per sfociare in allarmanti nausee mattutine al lunedì. Chi soffre di questa patologia vive con il biberon di maalox sulla scrivania, e si riconosce dal colorito livido e la postura sempre un po’ piegata in avanti. Il soggetto gastrico non migliora mai. Ha un passeggero sollievo ai suoi sintomi quando cambia lavoro, ma tende a tornare alla condizione precedente in un periodo che corrisponde più o meno a quello della fine del periodo di prova. Ad esempio, se il periodo di prova è di sei mesi, verso il quarto ricomincia a star male come un cane per la paura di non essere confermato. Il sintomo scompare di solito alla notizia del superamento della prova, e può ricomparire in un qualsiasi momento successivo.

L’intestinale
Più imbarazzante è il sintomo intestinale. Il colitico in questione è meno regolare del gastritico nel ritmare la comparsa della forma acuta della sua patologia. È più facile che essa si manifesti in momenti topici dell’attività lavorativa: presentazioni, riunioni particolarmente critiche, colloqui con il capo, e così via. La gestione di questo sintomo è quasi sempre artigianale: il colitico non si cura, semplicemente affronta la cosa quando si presenta. Al massimo mangia uno yogurt ogni tanto e se la prende con la Marcuzzi.

Il cervicale
È una delle patologie lavorative più perniciose, dal momento che non ha soluzioni di continuità. Diventa particolarmente molesta per chi lavora con il soggetto in questione, soprattutto d’estate, quando il paziente impone di non accendere l’aria condizionata.
Il cervicale si sveglia tutte le mattine di pessimo umore, i muscoli del collo tesi, e applica una quantità di rimedi che nessun’altra delle categorie presentate ha il coraggio di provare. Il cervicale, nell’ordine:

  • va dal medico per farsi prescrivere borse e borse di medicinali
  • quando l’approccio farmacologico tradizionale non funziona più, va dall’omeopata
  • spese centinaia di euro in rimedi omeopatici, si convince che non è così che risolverà il suo problema, e cambia approccio: questo volta va dall’osteopata e si fa raddrizzare ben bene
  • nel frattempo usa sciarpe di lana e cuscini riscaldati nel microonde (nelle varianti al carbone, con i noccioli di ciliegia, con i noccioli d’uva) per trovare sollievo nelle fasi più acute
  • quando non ce la fa più, va dallo gnatologo e si fa prescrivere un bite per correggere il morso e, di conseguenza, la postura
  • fa yoga e/o ginnastica dolce, in pausa pranzo. Così non fa in tempo ad asciugarsi i capelli dopo la doccia e torna in ufficio più morto che vivo.

Questa pantomima può durare anni, ma finisce solo quando cambia lavoro. E, naturalmente, ricomincia dopo qualche mese.
Da notare: il cervicale si esprime ai massimi livelli durante il week end, quando le tensioni si sciolgono e il corpo “sfoga”.

L’emicranico
Soffre da matti, questo qui. Nel corso della giornata i suoi occhi assumono un aspetto sempre più affaticato, le palpebre calano ma lui è ben lungi dall’addormentarsi. Diventa bianco, poi grigio, poi verde, e sembra dimagrire a vista d’occhio.
L’andamento delle emicranie è proporzionale alla fatica. Al lunedì il soggetto è in condizioni normali, e poi nel corso della settimana sta sempre peggio. Il venerdì è uno straccio, negli uffici più cinici si scommette se passerà il week end. Week end che non sempre lo vede rifiorire subito, perché più spesso per riprendersi gli ci vogliono due giorni. Risultato: al lunedì, quando sarebbe in condizioni di godersi il riposo, lui ricomincia a lavorare e a sfiorire.

L’incriccato
Si piega una mattina per allacciarsi una scarpa e rimane così, fulminato dal colpo della strega. La prognosi va da 1 a 10 giorni, 3 settimane per i casi più gravi. La versione lieve della patologia si manifesta nei momenti di calo di tensione (particolarmente diffusa durante week end e ponti, in generale alla vigilia di una partenza), quella più acuta nei momenti in cui la tensione raggiunge livelli inauditi. Sono presenti in letteratura casi di mal di schiena che si sono manifestati dopo aver lavorato 70 ore la settimana per 4 settimane di seguito, e che hanno richiesto 2 mesi di trattamento.
I più esposti a questa manifestazione sono i precisi e i capri espiatori. Se poi uno è un preciso che spesso si presta ad essere anche capro espiatorio è quasi matematico che si ritrovi incriccato.
L’incriccato cronico ha una postura spesso innaturale, troppo dritto, un colorito che varia dal kaki al giallo e un senso dell’autorità molto sviluppato.

Il calcoloso
È in grado di creare dal nulla calcoli renali a ripetizione, e di farsi venire coliche con una frequenza di una ogni settimana/dieci giorni. La colica si presenta spesso durante il week end, ma non disdegna i periodi di vacanza più lunghi. È l’unica patologia del lavoro che si può manifestare anche a Ferragosto, sia come strascico del rush finale per la chiusura degli ultimi progetti prima delle vacanze, sia, in alternativa, come manifestazione di ansia per l’imminente ritorno alla scrivania.
Il calcoloso ne passa di tutti i colori: notti al pronto soccorso, overdose di antidolorifici per evitare di andare al pronto soccorso e mandare le ultime email prima di concedersi una flebo come si deve, ematomi da flebo, esami, interventi chirurgici e litotrixie ripetute.
La patologia tende a scomparire una volta cambiato lavoro. Ricomparirà dopo un paio di anni.


Il fratturabile
C’è una categoria che è forse la più inquietante, ed è formata da quelli il cui corpo reagisce allo stress da lavoro procurandosi in continuazione delle fratture. Ovviamente non lo fa apposta, ma è quello che: cade dalla moto, magari da fermo o perché un cretino gli va addosso; si rompe il menisco e si massacra il legamento crociato durante una partita di calcetto interaziendale quando era entrato a cinque minuti dalla fine (era rimasto bloccato nel traffico all’uscita dall’ufficio); si spacca un braccio facendo snowboard; si lussa una spalla giocando a tennis col suo capo; si frattura una caviglia durante una partita a golf con un cliente (che lui deve far vincere, e quindi pensa bene di mettere in buca un piede); eccetera eccetera.
Costui si spacca due o tre volte l’anno, e in generale la rieducazione gli occupa i tre-quattro mesi che lo separano dalla caduta successiva. Non soffre di osteoporosi, al contrario in generale è piuttosto giovane e molto sportivo, così quelli che lo vedono massacrato gli dicono sempre: “Ma dài, tu che sei così allenato…”, e lui risponde, invariabilmente: “E sì, ma è stata proprio una caduta da scemo…”.

L'elenco potrebbe continuare, ma non mi viene in mente più niente. Quindi si accettano integrazioni.

Buon ponte a tutti!

20 commenti:

Gallinavecchia ha detto...

Sei mitica! E come mi son divertita riconoscendo in praticamente tutti i miei colleghi le patologie che hai così sapientemente descritto :-D

giuliana ha detto...

...solo frutto dell'osservazione, di chi mi sta intorno ma non solo ;)

alberolistico ha detto...

Che analisi fantastica! E te lo dico da ex-emicranica del sabato :-)
Un'integrazione potrebbe essere il soggetto herpetico: il giorno prima della presentazione importante, sulle quale ha lavorato per settimane, o alla vigilia della fiera mondiale, si presenta con bolle sulle labbra che riducono al silenzio lui (per difficoltà ad articolare) e gli altri (nel guardarlo).
E davvero, come dicevi tu, generalmente continuano a ricascarci...
Buon ponte anche a te!

Suysan ha detto...

Non ci crederai.... io non lavoro ma ho avuto a fasi alterne quasi tutte queste patologie....hahahaha

scrittricexcaso ha detto...

mitiche le descrizioni anche io ci ho riconosciuto alcune persone che conosco...ma la vita vale proprio la pena di rovinarsela così oppure dovremmo rimparare a goderci delle semplici cose che ci circondano...anche una semplice giornata di sole può regalare un sorriso ed aiutarti a svolgere sereno il tuo lavoro!!!Malefica società!!

giulia ha detto...

Bellissimo, descrizioni fantastiche, Ciao Giulia

giulia ha detto...

Io mi colloco tra i cervicali... Costanza

Mit-Ile ha detto...

assolutamente fantastico!
Io mi riconosco nel cervicale, nell'intestinale e nella categoria ansiato-depresso!
posso permettermi di aggiungere questa alla tua lista? ora la metto giù meglio e te la mando!! :D

giuliana ha detto...

alberolistico: grazie del contributo, l'erpetico mi mancava :)

suysan: ma sei da studiare allora! potresti scrivere un piccolo prontuario delle patologie... del non lavoro!

scrittricepercaso: purtroppo temo che ci voglia altro... in generale trovo più efficace un buon head hunter :)

giulia: grazie!

costanza: grazie della testimonianza. ti ci riconosci?

mitile: anche tu sei un caso da antologia, allora. ne conosco un po', ma in generale sono piuttosto rari :)
aspetto il tuo contributo esteso!

Alice. Caterina Narracci ha detto...

non bisogna affatto sottovalutare ciò che hai scritto. è giustissimo!
ciao.

fabdo ha detto...

Alla puntualissima lista dei sintomi psicosomatici da te scritta, aggiungerei lo psicodermatologico con patologie che vanno dalla psoriasi, l'alopecia, la dermatite atopica, alla psoriasi, la dermatite, l'orticaria, l'acne, etc.

Ne sono stata anche io vittima insieme ad una forte depressione...
Che brutti tempi per me e per chi mi stava accanto :(

giuliana ha detto...

alice :)

fabdo: accidenti, è vero, il dermatologico è fondamentale! (spero che sia passato...)
grazie del contributo!

ruben ha detto...

Geniale! Io lo continuerei fossi in te. Dico sul serio... Se non basta per un libro, un bel copione teatrale ci sta eccome!
;-)

giuliana ha detto...

ruben, grazie del suggerimento :D

La ha detto...

E tu? Quale seai??

giuliana ha detto...

la: io sono gastrica di nascita, con sporadiche incursioni in altre categorie :)

Annachiara ha detto...

giuli scusa è quella "LA" ero io, la meringa...

giuliana ha detto...

meringa: ah. hai cambiato firma o vuoi risparmiare pixel?

Cuocapercaso ha detto...

Eheheheheheh ...io mi riconosco nell'emicranico!!!
ciao, bellissimo blog!

Grazia

giuliana ha detto...

benvenuta, cuocapercaso!
come vedi, ce n'è per tutti :)