martedì, gennaio 29, 2008

Questi bravi ragazzi

Ho un collega, stagista, giovane giovane, che viene dal DAMS di Bologna. Ha svariati piercing e sfoggia jeans a vita bassa che fanno a pugni con le policy aziendali non scritte che vorrebbero i ragazzi della parte business sempre vestiti in modo da poter incontrare un cliente, anche all’improvviso (che non significa necessariamente giacca-e-cravatta, non per tutti, almeno, ma che prediligono pantaloni che stanno su senza che l’elastico della mutanda faccia anche più che capolino). Poi scopro per caso che non beve. Che non fumi me ne sono accorta subito. E, oplà, non fa uso di droghe, di nessun tipo (il che rafforza la mia convinzione che la storia che al DAMS ci si droga è una leggenda metropolitana, che chissà se esiste ancora). Parlando del più e del meno – fintamente, perché io ero già in modalità etnologa dell’ora di pranzo – mi dice che si ispira al movimento degli straight edge. Ah, ecco. Bravi ragazzi, insomma. Mi spiega che ci sono tre regole di base, enunciate per la prima volta in una canzone del gruppo hardcore punk Minor Threat: “no smoke, no drink, no drugs”. Tace sulla quarta, che è “no sex”, ma forse la cosa lo imbarazza. Insomma, scopro che il mondo è invaso da bravi ragazzi vestiti da punkabbestia (più o meno). Non che non me ne sia già resa conto, ma non avevo capito che fosse un movimento, una cosa normata, con regole condivise da un gruppo.

Poi il discorso prosegue su un livello diverso. Perché ci sono altre cose che non capisco di questi bravi ragazzi, anzi, dei bravi ragazzi in generale. Ho accantonato il discorso sugli straight edge, magari ci ritornerò, un giorno.

Ad esempio, non capisco perché questi bravi ragazzi - anche quelli che fumano, bevono e si drogano, e che eventualmente fanno sesso - accettano di tutto sul lavoro. E lui mi dice che non ci sono alternative. Già, dico io, è chiaro che individualmente non ci sono alternative, ma tutti insieme sareste tantissimi, si può sapere perché non fate niente? Perché non esiste un “tutti insieme”, il lavoro non è un problema che si possa affrontare collettivamente, ognuno fa quello che può venendo a patti con i sensi di colpa per il fatto di aver finito gli studi fuori tempo massimo, prendendo quello che viene come una manna, anche se per anni non si è pagati.

Insomma, il lavoro è un privilegio. Il precariato è un passaggio imprescindibile, anzi, un destino contro il quale non si può fare niente, solo piegare la testa, tenere un profilo basso, e camminare rasente i muri. E allora perché i precari vanno in TV, a Anno Zero e quant’altro? Perché comunque non è una situazione sostenibile a lungo, soprattutto per chi tanto giovane non è più, mi rispondono altri che si sono aggregati alla discussione. Ok, ma allora perché non prendere davvero in mano la situazione?

Non c’è risposta a questo né agli altri perché che mi frullano per la testa. Questi bravi ragazzi non ci pensano nemmeno ad alzare la testa. Sono ragazzi educati. Magari si vestono da punk, ma poi fanno una vita sana e morigerata, tanto morigerata che non si sognerebbero mai di fare qualcosa che vada oltre il socialmente accettabile, come per esempio dimostrare che ne hanno le scatole piene, non sussurrando e basta.

Allora, vagamente sfiduciata, abbandono la discussione. E giro a voi la questione. Me lo dite voi da dove saltano fuori questi maestri di bon ton che a trent’anni non possono permettersi di mangiare una pizza fuori? Ma che se in un’assemblea sindacale si propone un’ora di sciopero per un licenziamento ingiustificato, chiedono col faccino pulito: “E se durante quell’ora telefona il cliente, che facciamo, non dobbiamo rispondere? Noooo…”.

Me lo dite voi, per favore, dove sta l’errore? Perché io non ho più parole.

26 commenti:

edemocracy ha detto...

Io ho cercato di spegarmelo imputanto la colpa all'individualismo dilagato nella scoietà. Non ci sono punti di aggregazione che non siano locali, bar, aperibar, discopub, ecc... I centri sociali si sono ridotti ad organizzare concerti e vendere da bere come qualsiasi altro locale.
Uno strumento di comunicazione tra noi precari è naturalmente la rete attraverso la quale si possono organizzare manifestazioni dimostrative e di protesta che vengono bellamente ignorate! Ci sono state manifestazioni in passato che oltre a rimediare qualche secondo sui media nazionali non ha prodotto alcunchè!
Manca una forza politica che segua gli interessi degli operai del terzario: la classe operaia del settore industriale può almeno aggrapparsi ai sindacati (non che questo sia una garanzia e non che grazie a questo siano tutelati... le morti bianche esistono ancora purtroppo).
Il settore terziario stà arruolando una massa di giovani precari soli e allo sbando: lavorando 6 mesi o se si è fortunati 1 anno in un'azienda o una pubblica amministrazione, non si ha neanche il tempo di conoscere tutti i colleghi, non si prende coscenza neanche della metà degli svantaggi derivanti da una situazione itinerante (e spesso senza meta).

giuliana ha detto...

edemocrcy, quindi il problema è che rimanendo troppo poco tempo in un'azienda non si riesce a crearsi un minimo di conoscenze? la forza politica di cui tu lamenti l'assenza siete voi stessi. finché non ci si renderà conto che uno alla volta si è isolati ma tutti insieme si è una forza vera, non si va da nessuna parte. e se mancano i luoghi di aggregazione, pazienza: chi ci impedisce di vederci a casa? (naturalmente sto un po' enfatizzando, ma neanche tanto). e se i sindacati non sono all'altezza, perché non rimetterli a nuovo, con candidature fresche, di gente che ci crede e che sa?

freewriter ha detto...

mai stata al May Day? lì si che vedi il precariato unito e puoi contare tanti tantissimi giovani in lotta contro questa incertezza sistematica... è un bel vedere, credimi!
quanto ai bravi ragazzi senza palle, sono convinta che ci sia una lacuna educativa. Un giorno, al GS, ho assistito a una discussione fra una cassiera e un 'novizio'.lei gli spiegava che era stata in assemblea e aveva scioperato anche x lui, x difendere i suoi diritti. lui noncapiva bene, era tutto rosso infaccia, confuso... allora sono intervenuta e gli ho detto di nonfarsi prendere in giro, di alzare la testa e difendere la propria dignità. sembrava capire, ma chissà....
ad ogni modo molta responsabilità e' di genitori, come i miei, che ci hanno insegnato a non andare in manifestazione x' pericoloso, a anonreagire x' non conviene...

giuliana ha detto...

e va bene, c'è il may day. quanti vi partecipano, quanti sanno che esiste, quanti sanno che cos'è? e tutti gli altri? non sarà che i bravi ragazzi sono anche spaventati da un approccio un po' massimalista come quello del may day? io sto sparando a caso, freewriter, perché dall'atteggiamento di chi ho intorno sarei portata a pensare che non c'è nessun problema, e questo mi sconvolge

Isabel Green ha detto...

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sonia ha detto...

Ciao.
Sono una giovane lavoratrice che si è scontrata per la prima volta in questa situazione, comune a molti. Mi sono domandata anche io perchè non facciamo nulla, ho pensato alla Francia (due anni fa ero lì in Erasmus) dove, quando hanno tentato di far passare una pseduo Legge-Biagi, tutto il paese è sceso in piazza paralizzando le università e le città per più di un mese, mentre a noi la legge ce l'hanno fatta e tutti zitti.
Non lo so veramente spiegare perchè non ci ribelliamo, oserei però dire che di solito accanto al ribellarsi di quello che sta nella posizione di svantaggio, ci dovrebbe essere l'aiuto di chi o ci è già passato oppure non ha dovuto passarci (beato lui!). Invece ci sentiamo continuamente dire che dobbiamo fare gavetta. Che tutti iniziano dal basso ecc ecc E allora abbassiamo le orecchie e facciamo sta benedetta gavetta (oggi diventata sinonimo di sfruttamento)!
sonia

giuliana ha detto...

ciao Sonia, benvenuta e grazie del tuo intervento (ho notato che molti diventano timidi, a parlare di queste cose su un blog che di solito è meno "calato nell'attualità").
in effetti viene naturale pensare alla francia, per il lavoro ma non solo: quando si incazzano, i francesi fanno sul serio.
poi però mi parli della necessità della gavetta. anche quando io ho iniziato a lavorare la situazione era tutt'altro che favorevole, anche se per altri motivi, e quindi ho fatto gavetta. ora però le cose non stanno più in questi termini: fare uno stage prelude molto più facilmente a un periodo da interinale, poi a un conratto a progetto, poi, se ti va grassa, a un contratto di apprendistato di 4 anni. il che significa che tu sei in ballo per 6-7 anni senza avere uno straccio di sicurezza (poi, sul concetto di sicurezza, parliamone). e questo è diverso dalla gavetta. ha ragione freewriter, che dice che "molta responsabilità e' di genitori, come i miei, che ci hanno insegnato a non andare in manifestazione x' pericoloso, a anonreagire x' non conviene"? forse, ma che tristezza...

ago ha detto...

individualismo....non esiste una forma sociale, un'aggregazione di alcun tipo(non plagiata,almeno)in cui ogni membro non mantenga la propria individualità...
e poi la generalizzazione! ecco i due punti su cui bisogna riflettere. generalmente l'abito fa e non fa il monaco:ogni caso è a sé... magari un ragazzo vestito "per bene" è altezzoso e despota senza freni e un metallaro tatuatissimo e "fumato" è sempe e comunque un tranquillone....va così...
Il lavoro? la voglia di reagire? è chiaro che in ognuno di noi regna nnato il famoso "SPIRITO D'ADATTAMENTO"...certo,mai e poi mai,bisogna rinunciare a quella meravigliosa parola chiamata "dignità"...OGNUNO POI HA LA SUA ESPERIENZA...chi ha vissuto da privilegiato e chi no,chi ha avuto la possibilità di ribellarsi alle ingiustizie e chi no...l'unica cosa certa qui...è il caos!!!

Suysan ha detto...

potrebbe anche essere molto semplicemente che i giovani non fanno sentire le loro voci perchè siamo in un momento in cui qualsiasi lavoro si riesce ad avere bisogna considerarsi fortunati e quindi hanno paura di perdere quel poco che hanno..

giuliana ha detto...

in altre parole, suysan, sono dei perdenti già in partenza. credo che sia proprio questa l'idea da scardinare. e vedendo quante poche persone hanno avuto voglia di dire la loro su questo argomento, mi viene da pensare che la guerra è già persa, e che non c'è stata nessuna battaglia. peccato.

Maurice ha detto...

Pensiamo alle loro e alle nostre esperienze giovanili. Noi siamo cresciuti nel o con il Movimento Studentesco, nelle parrocchie o nei circoli politici; a vent'anni eravamo già politicizzati e sindacalizzati.
Oggi guai a parlare di ideologie di centro o di sinistra (quelle di destra hanno finalmente ampio spazio d'azione), non sono solo "fuori moda", ma non c'è aggregazione che le sostenga ancora. Quindi si trovano soli, e possono solo subire.

elyweb ha detto...

Ciao!
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betta ha detto...

grande giuliana! paladina dei precari...purtroppo sembra che ci siano forme di unione, ma non ce ne sono molte, tranne sporadiche manifestazioni di massa, e io credo nelle manifestazioni e nella masse...

in tv ti dicono che del precariato si è già parlato troppo?!? e dove??di notte alle 3 o solo nei classici santoro che poi accusano di faziosità...e hanno comunque un pubblico settoriale, come report ecc...
comunque noi ragazzi più siamo ribelli nell'abbigliamento più siamo forse "normali" e integrati...comunque non si finisce mai di parlare di certi temi.

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Anonimo ha detto...

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brigidafraioli ha detto...

Già si lavora tutto il giorno e si prendono 4 soldi, come vuoi che si abbia il tempo e la forza di organizzarsi per fare qualcosa?

menomale che si riesce a dormire e mangiare,altrochè!

LA CONIGLIA ha detto...

Giuly provo a dirti la situazione che c'è qua. Gli stage(ovviamente non pagati) non servono a inserire il giovane nel mondo del lavoro. Nel senso che fanno curriculum, ma dopo sei mesi di lavoro aggratis ti sbattono anche fuori e dentro un altro poveraccio gratis. Io non so dirti perchè non facciamo nulla. Forse proprio perchè come dicono altri diamo per scontato che dobbiamo fare 'sta gavetta. Però se siamo fortunati ci troviamo a 30 anni con un co co pro e mutuo per la casa così non te ne danno. E spesso nemmeno un prestito per la macchina...
Perchè non alziamo la testa? Ci pensa la situazione attuale della politica a farcela abbassare tutti i giorni. E noi dell'aria del sessantotto e del decenniosuccessivo non ne abbiamo respirata nemmeno di striscio. Sarà una cazzata ma secondo me conta...
Nel senso che chi ha vissuto quel periodo ha fatto esperienze che noi non sappiamo proprio che siano...

Fonzoo ha detto...

"la mia generazione ha un trucco buono/ critica tutti per non criticar nessuno/ e fa rivoluzioni che non fanno male/ così che poi non cambi mai/
essere innocui insomma che sennò è volgare/ puoi giudicare come sono se vuoi, ma lo sai..."

giuliana ha detto...

@ maurice: concordo. e tuttavia, a fronte di un'emergenza, continuo a far fatica a capire questa latitanza

@ betta: non sono la paladina dei precari, anzi a dirla tutta mi sento soffocare dal mio contratto-a-tempo-indeterminato. piuttosto non posso fare a meno di guardarmi attorno e di vedere false trasgressioni, superficialità nel segno di veline-e-calciatori, decadenza (passami il termine un po' trito). e mi viene tristezza.

@ brigida: via, Brigida, ti stimo troppo per pensare che il tempo possa essere un problema!

@ la coniglia: ehi, vabbè che sono più grandicella di te, ma io nel 68 avevo un anno! e comunque quando sussistono situazioni di disagio è troppo comodo farne una questione generazionale.

@ fonzoo: già, dev'essere proprio questo. SVEGLIATEVI!

MIT-Ile ha detto...

E' un interrogativo che mi pongo anche io, che alla soglia dei 30 anni è precaria come quasi tutti gli altri!
Non mi sono ancora data una risposta definita. Forse si tratta di un senso di generale sfiducia e rassegnazione, chè tanto le cose non cambiano? Mancanza di grinta? Mancanza di leader politici carismatici che si prendano davvero la briga di cercare una soluzione al problema?

giuliana ha detto...

Ile, a questo punto la domanda diventa anche: possibile che questa generazione non sia in grado di esprimere un leader politico?

Annachiara ha detto...

Ma che ne so. Diversi giorni fa avevo scritto un commento articolatissimo, che ora non c'è più.
Non riesco nemmeno a fare il riassunto, tanto è lo choc!

Antonio LdF ha detto...

A parte che non pensavo di appartenere a una congrega pseudo minor punk rock etc etc.. hai ragionissima facendoti questa domanda che ha dello scontato. Perché ci si abbassa, perché non si reagisce e perché non si lotta?
Chi fa politica per noi e tra noi? Nessuno o quelli vecchi dentro che tutto fanno fuorché aiutarci.

Non esistono soluzioni e la cosa fastidiosa è che anche quando ci si vorrebbe ribellare idividualmente, ci ridono in faccia e passano al prossimo. Io ci provo e un po' riesco, ma è dura e pericolosa!

Considera pure però che al di là dei bravi ragazzi o meno, persone veramente della mia età valide, entusiaste e disposte a dei sacrifici ce ne sono pochissime. Forse anche meno!

E' una questione antropologica forse..vedo pochissime persone da ammirare tra i miei coetanei.

giuliana ha detto...

annachiara, vabbè, cose che capitano, facci un riassunto, mica ci vuoi lasciare così?!

antonio, tu hai fatto delle cose molto concrete, da quel poco che ti conosco (anche se non ho capito bene che cosa stai combinando in questo momento, e un po' ciò mi preoccupa, sai come siamo fatte noi zie ;)). dove sei andato a prendere il coraggio per farle? hai avuto bisogno di luoghi di aggregazione, di un'educazione alla politica, di...

peppermintdany ha detto...

buonasera, mi intrufolo per quanto "ignorante", con molta probabilità. Secondo me l'Italia è un po' il paese della moda. E la politica è stata "di tendenza" per un po', quando esisteva ancora una differenza tra un'ideologia e l'altra. Ora non è più così, e allora non ha nemmeno senso scegliere. Questo per quanto riguarda la politica. Ma si sa, tutto ciò influisce facilmente sul governo del paese, ma il pilota automatico dello stivale ormai va, né una maggioranza né l'altra ha pensato di disinserirlo, in fondo è più comodo, hanno il tempo di pensare ai loro interessi. Hanno tolto dignità scientifica alla laurea (dividendola in "gradini", al termine dei quali, basandoti esclusivamente su quello il concetto di cultura sarebbe a dir poco irrisorio), hanno alzato l'obbligatorietà scolastica, in modo da darci qualcosa da fare. Eppure sbattendomi, lavorando, frequentando un'accademia, e preparando esami per tempo (avendo così diritto a delle agevolazioni per reddito e merito, giacché ovviamente i costi sono aumentati) mi ritrovo ad avere un misero rimborso spese a distanza di 5 anni rispetto all'anno in cui si riferisce. E mi dico che è comunque meglio di niente. Fare ricorso, come dicono tutti, che se la giustizia utilizzasse un jet anziché cavalcare un bradipo, beh, ecco, ci crederei un po'.
Sono giovane-issima per parlare di queste cose, un commento del genere mi può anche star bene, mi rendo conto. Ma sono cresciuta sentendomi dire che "noi giovani non abbiamo più niente in cui credere", con tono d'accusa. Ma se non le abbiamo, in fondo, è perché di fatto non ci sono. ce le dobbiamo inventare. Allora mi dico che io credo alle smorfie della mia nipotina di 5 mesi, alle pernacchie che fa, e all'indole sempre allegra che ha. A tutti i bambini che ho avuto il privilegio di conoscere (sempre con contratto cocopro, ma ho fatto la maestra, e continuo nel "supplire" come educatrice per il comune), penso alle persone belle che ho incontrato, e a quelle che avrei fatto a meno di incontrare, ma che non mento a me stessa: mi hanno aiutato per un confronte e un metro di giudizio che è sempre utile aver presente. E' vero, non ci ribelliamo, perché ogni passo è stato una critica. Chi non studia, perché non studia. Chi non lavora, perché non lavora. La situazione stava peggiorando già quando eravamo ancora a scuola, ma chi poteva fare qualcosa non l'ha fatta, e ora noi ci ritroviamo in questa merda ben confezionata da anni, ma siccome l'odore si comincia a far sentire, allora tutti indignati (un po' come l'immondizia, che non ditemi che non rimarrà lì perché c'è qualcuno che ce la vuol far restare). Dirò, era anche ora, forse è vero che ADESSO si potrebbe cominciare a far qualcosa, adesso che tutti sembrano essersene accorti ci si potrebbe dare una mano, tra quelli che hanno "il culo in salvo" e quelli che no. Ma chi glielo dice ai pensionati di andarsene? Come spiegar loro la mia filosofia del "bravi ma basta"? Non parlo delle pensioni piùrecenti, è ovvio. Parlo di persone che a 90 anni lavorano, in un paese vecchio, di un vecchio continente, che però guarda caso ha permesso di nascere e crescere agli altri. Non sempre con le buone, anzi, ci son cose di cui mi vergogno terribilmente. Però, signormio, portare la cultura nel mondo dovrebbe essere una missione, non una migrazione. Eppure è così. E forse la sensazione, a lungo andare, è di non voler far niente perché non se lo merita (e il soggetto di questa frase ci è ignoto. E' uno. Sono tutti. Se ci fosse un minimo di rappresentanza si saprebbe almeno a chi dare la colpa. Ma alzi la mano chi si sente rappresentato da qualcuno di quelli pagato con cifre vergognosamente alte per farlo.)
Uno prende e va via, perché tutto quel (a volte, purtroppo, poco) che ha imparato, comunque non lo vorrà mettere a frutto per quelle stesse persone che non riconoscono il minimo valore in quel che fa, perché alla fine significa questo: il valore attribuitoci corrisponde allo stipendio che (non) ci danno.
Non la penso sempre così, anzi. Sono un0inguaribile Pollyanna, ed è noto a molti. Forse è il tempo, forse la giornata, forse la stanchezza da tesi. Ma mi ha toccata questo post, in questo blog in cui son venuta per curiosità, e mi spiaceva non dirti che è importante quello che hai scritto. Grazie al cielo qualcosa si sta muovendo, cercando su un qualsiasi motore di ricerca si potrà trovare notizia di almeno un piccolo, ma primo passo, di un gruppo di lavoratori di call-center, testimoniato da Ascanio Celestini. E insieme ad altri stanno quanto meno segnalando che qualcosa non va. Anch'io, col teatro, vorrei portare il mio contributo. Ma so che per farlo dovrei andarmene, e tornare qui da "arrivata", nella più probabile delle ipotesi. Ma per quanto difficile lo credo possibile. e la misura del mio ottimismo, sta nel fatto che sarò contenta di un miglioramento, anche se non fossi presente alla sua avvenuta. Ci sarà forse una nipotina, ma l'importante è che qualcuno ci sia. Scusami, mi sono dilungata alquanto. Sarà che sono sotto tesi... : ) Ciao

giuliana ha detto...

peppermint, benvenuta.
in effetti la tua lettura dell'italia come del paese della moda tout cour è una possibile chiave di interpretazione di quello che succede. ed è vero che adesso è più facile prendere in mano la situazione, quando alcune coscienze si stanno svegliando. in effetti la cosa che mi sconforta di più è il fatto che la moda dell'individualismo, per usare la tua visione, è diventata talmente dilagante che non si vedono più prospettive per l'azione collettiva. e questo è un male. grazie del tuo intervento e in bocca al lupo per la tua tesi.

Anonimo ha detto...

Fiducia. Possibilità. Lealtà. Ma dove sono andate a finire?

Nella politica degli ultimi 8 anni (giusto per includere destra e sinistra) non si parla che di aria fritta. Di problemi ridicoli confrontati ai problemi di una fascia sociale come quella dei ventenni di oggi senza speranze. Senza speranze perchè circondate (sarà solo apparenza?) da disonestà, corruzione, privilegi. Cosa fare in una situazione del genere? Credere davvero al futuro è possibile? Capire che le lotte dei genitori hanno portato a dove siamo non è certo d'aiuto, altro che stimolo...
Chi lotta, se preso sul serio, viene spiaccicato in un lampo. Zac.