lunedì, giugno 01, 2009

Cronache dalla Lucania (artisticamente) felix: l’autoritratto di Leonardo


Sembra una puntata di Voyager, solo che non c’è Giacobbo.

Nicola Barbatelli se ne andava alla ricerca di Templari in Basilicata, quando si imbattè in una statua lignea di Bernardo di Chiaravalle, il fondatore della regola dei “Poveri Cavalieri di Cristo” (aka Templari, appunto), a Vaglio di Basilicata. Questo ritrovamento fece partire un’ulteriore ricerca su Antonio Stabile, pittore lucano molto vicino agli ambienti dei francescani e benedettini. Durante queste ricerche, emerge che una famiglia di Salerno conserva nella sua collezione privata opere provenienti da importanti famiglie di origine lucana. Il che è vero. Ma nella fantastica collezione c’è anche un figlio negletto: un falso dell’800 che raffigura, o almeno così credono i proprietari, Galileo. Nel tempo questo quadro è stato odiato da più generazioni della stessa famiglia: è una tavola dai colori cupi, rovinato dal tempo e dal fatto di essere stato maltrattato (lo hanno usato come vassoio, addirittura).

E qui scatta Voyager (immaginarsi la musichetta: tataaaa, tatataaaa, tataaa, tatataaaaa). Lo scopritore decide di approfondire, perché questo quadro ricorda in maniera inquietante il ritratto di Leonardo da Vinci custodito negli Uffizi, e noto anche come “Falso Fiorentino” (si è appurato che questo quadro è un falso dell’800, perché dipinto sopra un altro soggetto) – falso di cui, peraltro, non è mai stato ritrovato l’originale.

Detto fatto, il quadro cambia proprietà, con sollievo della famiglia salernitana, e iniziano gli studi.
Salta fuori che i colori usati sono quelli che Leonardo stesso si faceva da sé e che ha usato per la Gioconda. Sempre con la Gioconda, questa tavola ha in comune il supporto, in legno di pioppo dolce, e le modalità di costruzione della tavola stessa. La datazione al carbonio 14 conferma che il quadro risale alla fine del 400, inizio del 500. Eccetera.

I risultati delle analisi saranno presentati a Roma il 5 giugno.
Questa è la storia che mi raccontano, sommariamente, al tavolo di un pub all’inizio di questo mio breve soggiorno potentino. Ovviamente non la smetto più di rompere le scatole a mia sorella, finché non mi avrà portato al Museo di Vaglio, dove si può vedere il ritratto.

Il Museo è minuscolo e deserto. La ragazza che ci fa i biglietti all’ingresso si offre di farci da guida, e noi accettiamo volentieri. Lei ci racconta tutta la storia, infarcendola di passione, e ci illustra con dovizia di particolari tutto il percorso sull’iconografica di Leonardo che precede la tavola che siamo venute a vedere. Sembra quasi che voglia far montare la suspence. E poi eccolo, il ritratto. Bellissimo. Emozionantissimo. Straordinariamente somigliante a quello fiorentino, ma con uno sguardo diverso, insieme più dolce e penetrante. Ci sono i segni dell’incuria (sotto l’occhio una specie di graffio: sarà colpa di una tazza di thé?), ma anche quelli che lo avvicinano alla Gioconda – i segni lasciati dalla preparazione della tavola. La ragazza non vede l’ora di dircelo: proprio stamattina le hanno comunicato che sono state ritrovate tre impronte digitali di Leonardo su questo ritratto (lo so, come si fa a dire che sono proprio di Leonardo? Si fa, perché l’impronta digitale è leggibile in diverse opere dell’artista, in particolare nella Dama con l’ermellino), e “quindi, insomma, non lo dico perché sono scaramantica, ma questo potrebbe essere un autoritratto. L’originale di quello di Firenze (che poi gli Uffizi hanno fatto ostruzionismo, sapete come vanno certe cose…), magari dipinto all’interno della stanza degli specchi”.
Le brillano gli occhi, e a dir la verità anch’io sono emozionata. Non mi capiterà mai più di stare a cinque centimetri da un quadro di Leonardo da Vinci.

Se vi trovate da queste parti, fate un salto a Vaglio. Poi potrete dire: io l’ho visto quando ancora non si era sicuri che fosse lui. E l’ho detto subito, che era lui.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Carissimo Giuliana, ho letto con attenzione il tuo simpatico intervento e ti confesso che nonostante talune considerazioni (strettamente personali), lo trovo molto interessante.
Ovviamente mi lascia sorridere l'accostamento con il dott. Giacobbo (che conosco e con il quale collaboro spesso) proprio perche nella vicenda "Leonardesca" non mi sembra di trovare nulla di irreale...
Mi spiace che il Museo di Vaglio ti sia sembrato "minuscolo e deserto", per il semplice fatto che risulta essere tra i piu grandi della regione e forse il piu adatto a custodire quello che è destinato a divenire un piccolo gioiello rinascimentale.Non ti nascondo le amministrazioni locali si sono attivate per ultimare i lavori di completamento del piano superiore ove sara' realizzata una camera blinadata idonea alla custodia del dipinto.
La preziosita' di questa opera, invidiata oggi dal tutto il mondo, si distingue nel fatto che si trova in un luogo dove tutto sembra ancora irreale e fantastico.
Certamente la presenza di un'autoritratto del genio di Vinci e comunque di una interessante sezione dedicata allo studio sul volto di Leonardo, avrebbe dovuto incentivare i visitatori ma evidentemente riesce piu comodo recarsi al Louvre...
Intanto la presentazione a Roma delle indagini di laboratorio ha suscitato un notevole interesse da parte delle istituzioni del luogo, tanto da spingersi ad offrire al dipinto una sezione del museo "Il Genio di Leonardo" sito nel complesso monumentale di Santa Maria del Popolo nella omonima Piazza (nella stessa Chiesa dove si è girato Angeli e Demoni), dove restera' sino al 15 Giugno per essere ammirato da migliaia di visitatori.
Grazie, Nicola Barbatelli.

giuliana ha detto...

Nicola, grazie del tuo intervento, non speravo tanto.
l'accostamento con giacobbo è venuto spontaneo: se si parla di templari, non si può non considerarlo della partita :)
sul museo. a me è parso sì piccolo, e vuoto, anche (ma mi riferisco alle persone, non alle opere). io e mia sorella abbiamo avuto la fortuna - o il privilegio, forse sarebbe più giusto - di essere le uniche visitatrici in un pomeriggio di pioggia, e abbiamo potuto contare sull'assistenza di una guida fantastica e appassionata (di cui non sappiamo niente, ma rimaniamo convinte che non sia una guida ma una studiosa).
sono molto contenta che la presentazione sia andata bene e che qualcosa si stia muovendo. ma, al di là degli aspetti "pratici" della vita dell'opera, la cosa che mi sono portata a casa è stata soprattutto una grande emozione. so che non mi capiterà mai più di vedere un dipinto di Leonardo così da vicino, né di sentirne raccontare la storia (intanto che si faceva) con tanta passione, e considero tutto ciò un privilegio enorme.
grazie.

valeria ha detto...

c'ero anch'io a condividere quell'emozione unica in un posto che sembra così lontano dalla storia e dalla geografia. io che di quella storia e di quella geografia sono parte mi sono un pò intristita nel non leggere i soliti numerosi commenti. mi sono sentita parte di un posto così poco interessante che rende poco interessanti anche gli eventi che, incidentalmente, accadono. siamo avvolti dal disinteresse generale o più romanticamente siamo così misteriosi che risulta difficile credere alla nostra esistenza e alla nostra storia?