mercoledì, novembre 18, 2009

Per un frigo, mille paia di Crocs

Avvertenza: questo post non ha né capo né coda, perché più che altro è un ammasso di domande e riflessioni sull’ambiente, il capitalismo e il mercato (tacchi dadi e datteri, insomma, in salsa massimi sistemi), che ovviamente non trovano nessuna risposta. Ma è anche uno spaccato del tipo di conversazioni che, in occasione di eventi più o meno imprevisti come la rottura di un frigorifero, possono avere luogo tra me e mio marito.

Questo post è anche piuttosto vecchio, risale a quest'estate, ma in questo periodo, per motivi vari, mi risulta particolarmente in linea.

“Signo’, frighirifiri ha svampato”

Che un frigo di 10 anni muoia, ci può stare. Certo è seccante, se il decesso ha luogo 5 giorni prima di partire per le vacanze, e di mezzo c’è anche un week end. È altresì seccante se – come è – fa un caldo boia.

La prima mossa è ovviamente chiamare un tecnico. Il quale arriva e mi è anche piuttosto aitante. Mi fa mille domande per compilare l’anamnesi del frigo, domande alle quali non so rispondere, del tipo “Che rumore ha fatto quando ha smesso di funzionare?” oppure “Si è fermato tutto d’un colpo o un po’ alla volta?”, e alla fine mi spiega che si potrebbe anche provare a cambiare il motore, ma ci sono 50 probabilità su 100 che non serva a niente.

"Mi segue?"
E così mi dà i suoi suggerimenti per l’acquisto di un frigo nuovo: “Sono tutti uguali, non c’è nessuna differenza tra una marca e l’altra. Lei eviti solo le sottomarche delle sottomarche, tipo non compri un frigo da 150 euro, perché lì per risparmiare fanno cose che al primo problema ti costringono a buttarlo via. Mi segue?” questo “mi segue” lo dice spesso, chissà se è un suo intercalare o se davvero mi considera un’idiota. Quindi continua: “Gli elettrodomestici costruiti fino al 2005 erano progettati per durare da 3 a 5 anni. Quelli dopo…” Lascia in sospeso perché forse quello che sta per dire è veramente schifoso. Io infatti gli faccio notare che 3-5 anni mi sembrano un po’ pochini, e lui mi spiega che solo riducendo la qualità si possono fare prezzi così bassi (ah, mi scusi signor tecnico, non mi ero accorta che gli elettrodomestici me li stavano regalando), e inoltre è indispensabile mantenere l’indotto: cioè, non solo sapere che ogni famiglia rinnoverà i suoi elettrodomestici al massimo ogni 5 anni, ma anche accertarsi che possano campare quelli che offrono assistenza, ricambi, ecc. ecc.

L'assassino col rubinetto aperto
La prima cosa che mi viene in mente di chiedermi è perché se quando mi lavo i denti e lascio il rubinetto aperto io mi debba sentire un assassino del pianeta, e nello stesso momento ci sono le aziende produttrici di elettrodomestici (ma anche di automobili e di un mucchio di altre cose) che, con il loro concetto di obsolescenza programmata sono autorizzate a immettere nell’ambiente una quantità di materiali difficili da smaltire che di certo non ha nulla a che fare col mio litro d’acqua. Ma la sensazione di essere presa per il sedere si è acuita quando sono andata a fare il giro di un paio di negozi per comprarmi il benedetto frigo nuovo. Al di là del tripudio delle classi di consumo A+ e A++ e dei contributi statali per il risparmio energetico, ho visto anche frigoriferi con una funzione detta Ecogreen, che credo sia brevettata, e che consente un notevole (dicono) risparmio energetico.

“È il capitalismo, bella”
Cioè, fatemi capire. Voi mi vendete a caro prezzo classi di consumo basse – in altre parole, mi fate pagare un risparmio – e congegni che, diminuendo i consumi, mi rendono responsabile e attento all’ambiente, e, nello stesso tempo, tutta questa bella confezione ha dentro un oggetto che fra 3 anni al massimo dovrò cambiare per forza.
“È il capitalismo, bella” – mi fa mio marito quando lo metto a parte di queste riflessioni di mezza estate “è il sistema che lo vuole. Del resto, costruire prodotti eterni non paga, vedi Crocs.”

Crocs, in pratica, sta chiudendo. Il fatto è che le Crocs sono indistruttibili, e quando il mercato è saturo, è saturo. Certo, ci sono altri motivi: le imitazioni, ad esempio. Personalmente mi sono rifiutata di comprarne un paio a 40 euro, e mi sono accontentata di un paio di Frocs (fake Crocs) fabbricate in Cina e pagate 5 euro. È pur vero che uno può decidere di togliersi uno sfizio e comprarsi un paio di Crocs all’anno, per cambiare colore, ad esempio. E allora però la domanda diventa: ma smaltire mille paia di Crocs costa più o meno che smaltire un frigorifero?

10 commenti:

Anonimo ha detto...

ma tu ti fidi di un tecnico che continua a dirti 'mi segue'?

supermambanana ha detto...

noi abbiamo comprato un A++ di frigo l'anno scorso. Oh, la bolletta dell'elettricita' e' calata di brutto! Non ci potevo credere, ma e' vero, consistentemente durante l'anno.

lorenza ha detto...

mia madre lavorava in una ditta che produceva frigoriferi, 40 anni fa o più. I frigoriferi di quell'azienda erano i migliori, non si rompevano, e la ditta è fallita, proprio come Crocs. Ma io ricordo perfettamente il frigo, uno degli oggetti che ci hanno accompagnati più a lungo. E forse siamo arrivati ad un punto in cui iniziamo ad accorgerci che anche il capitalismo non funziona? (umamma, dove sono arrivata, tutta colpa della salsa ai massimi sistemi!)

Maurice ha detto...

Cara Giuliana, non ci sono più i frighi di una volta :-((
Il mio ha quasi trent'anni, probabilmente va ancora a freon - il che mi rende un doppio assassino del pianeta - ma funziona ancora, e quindi placa un po' la mia coscienza per non dover aumentare i rifiuti planetari.

valewanda ha detto...

bello questo post e l'associazione d'idee. Temo, peraltro, che anche il mio frigo sia al capolinea, visto che ormai si forma SEMPRE una calotta di ghiaccio che non riesco a mandare via, sigh...

Flavia TTV ha detto...

se è così bisognerebbe proprio cambiare l'intero modello di business del frigo, come degli altri elettrodomestici. non ridurne la vita ma prolungarla, ad esempio, aggiornando e vendendo "software" e pezzi che ne riducono i consumi o che aggiungono nuove funzioni... coraggio, rivoluzioniamo il concetto di frigo! :)

giuliana ha detto...

@supermambanana: non metto in dubbio il risparmio energetico, ma la domanda che mi pongo è: un risparmio nell'immediato, realizzato dal cliente, è compatibile con la necessità di smaltire questa roba? insomma, pago meno in bolletta, ma poi chi paga per smaltire il frigo, che fra tre anni sarà da buttare? io non ho gli strumenti per fare un calcolo di questo tipo, ma mi piacerebbe che qualcuno rispondesse

@maurice: ecco, appunto. sei più assassino se il tuo frigo va a freon (ma lo tieni da 30 anni) o se ogni 3 anni ne cambi uno?

@lorenza: non dirlo a me, io lo faccio sempre, perdermi nella salsa :D

@valewanda: in bocca al lupo!

@flavia: prima o poi porto l'interrogativo su ttv, chissà che qualcuno non abbia una risposta...

Paola ha detto...

domanda vera: ma le frocs durano quanto le crocs? sono sempre della stessa plastica? sono comode uguale? perché io pensavo di comprarne per i bimbi, ma mi sono arrestata di fronte a queste tre domande senza risposta...
Paola

giuliana ha detto...

paola, da quello che so (non possedendo crocs ma solo frocs) le crocs sono fatte di un materiale particolare che lascia traspirare il piede molto di più di quanto non faccia la plasticaccia delle ciabatte taroccate. ciò detto, in realtà io non ho sofferto, e anzi, ne ho dotato tutta la famiglia (anche perché per i piccoli c'è il fatto che possono non durare neanche una stagione, e francamente no, mi sembra troppo)

Mammamsterdam ha detto...

Io non so se c'entra, ma a casa dei miei suoceri e affini c'è questo mito sacrale per i prodotti Miele, che intanto ti danno garanzie da 5 anni fisse, poi aumentabili a 10 con un supplemento. E a conti fatti, magari ala fine spendi uguale ma butti un frigo solo invece di due.

Vi prego, non ditemi che negli ultimi 5 anni neanche la Miele è quella di una volta.

Comunque posso fare subito il conto, ho appena comprato un frigo nuovo da incasso tenendomi quello vecchio di 13 anni come riserva, vediamo quale dura di più.