venerdì, gennaio 01, 2010

L'anno della ripresa

Nel mio corredo genetico c’è la sartoria: il papà del mio papà era sarto, e così pure la mia mamma. Quindi, da una parte e dall’altra della famiglia, mi è stata trasmessa una visione della vita che spesso passa per la cruna di un ago. Io non ho mai esercitato, se non in brevi momenti di esaltazione, ma la sartoria è molto più che mera realizzazione: è filosofia dell’esistere, prospettiva sul mondo.

Così, quando sento parlare del venti-dieci come dell’anno della ripresa, non posso fare a meno di pensare al significato del termine “ripresa” in sartoria. Le riprese – che di solito vanno a coppie – sono le piegoline che si fanno in punti strategici dell’abito, e che ne garantiscono la vestibilità. Un uso sapiente delle riprese fa sì che l’abito risulti “cucito addosso”, e sostanzialmente fa la differenza tra un abito di Zara e quello che ciascuno di noi vorrebbe per il giorno del suo matrimonio. Le riprese garantiscono che l’abito “cada bene”, che vengano esaltati i punti di forza del corpo e mascherati quelli su cui sarebbe meglio che lo sguardo non indugiasse. Ecco, questa è la ripresa, da un punto di vista squisitamente sartoriale.

A qualcuno bisognerà sistemare le riprese sotto il seno: un petto in fuori fa la differenza non solo nell’aspetto, ma anche nel morale (un’amica mi diceva: tira su le poppe, che va su anche l’umore).

Qualcun altro avrà bisogno di una limatina alla gobba che gli si sta formando a furia di dire sempre di sì. Una tiratina qua, una mollatina là, e la gobba prima si confonderà, poi sembrerà non essere mai esistita, e infine la testa starà su da sola.

Altri hanno una pancia che denuncia intemperanze (gastronomiche o alcoliche, ma anche lavorative, per dire): per loro il taglio dell’abito sarà sapiente, per nascondere sì, ma anche per far venir voglia di non nascondere più. Perché se un vestito ti cade bene, nonostante la pancia, figurati che bello sarebbe se la pancia non ci fosse proprio.

E infine, il lato B. Elemento essenziale per una vita il più possibile scevra da problemi, il kiulo, di cui tutti hanno bisogno, può essere evidenziato, sollevato, valorizzato ad arte grazie alla ripresa giusta al posto giusto.

E così via.

Credo che nulla di buono possa venire da una collettività, se prima non c’è stato un lavoro dei singoli su se stessi. Un lavoro di analisi e aggiustamento, di presa di coscienza e pianificazione di un comportamento che vada di conseguenza – se il tuo corpo ha un’imperfezione, stai sicuro che il sarto la vedrà, la considererà con un’attenzione particolare, e dopo lavorerà di riprese per farla sparire. E così si può andare nel mondo portandosi dietro un se stessi migliore.

Allora, gli auguri che vorrei fare per questo 2010 sono di un anno di ripresa, ma intesa in questo senso. Che ognuno trovi i suoi punti in cui applicarla, e le persone giuste per cucirla, così che poi possa venir fuori contento e soddisfatto.

Buona ripresa a tutti, e buon 2010!

8 commenti:

Mamma Cattiva ha detto...

Giuliana cara, una cosa poco serie e un'altra semi-seria. Oggi è il primo dell'anno e essere seri è faticoso...
Poco seria: il 24 mi sono comprata una camicia ma era leggermente grande. Bastava una ripresa in vita e sarebbe stata perfetta. Il 27 ho chiesto alla mia mamma (bravissima a cucire, mentre io manco un bottone) di intervenire. Provo la camicia e mi sta giusta. Maledetti bagordi!
Semi-seria: sempre più leggo nei nostri post come la nostra saggezza e forza venga dalle vite delle nostre radici (se ne hai voglia leggi il mio ultimo post) e leggendo il tuo ho capito che negli ultimi tempi sto facendo proprio questo: io che non credo tanto (per scoraggiamento personale) nella forza della moltitudine sto lavorando sodo sulle riprese di me stessa e mi circondo delle persone giuste, quelle che mi sembra credano nei mie stessi valori...

Annachiara ha detto...

Buon anno, eh.
P.S.: non credo ci possa essere ripresa in grado di sollevarlo, il mio kiulo! ;-)

Silvietta. ha detto...

Cara Giuliana, questo tuo post mi ha lasciato senza fiato e senza parole. E' uno di quelli che devovoglio stampare e incorniciare. E' proprio bello e commovente, un augurio non da poco. Mi ritrovo tantissimo nella necessità che la moltitudine sia fatta da singoli che hanno lavorato sulle proprie "riprese" e poi, come sempre più spesso mi accade, quoto MammaCattiva: ho bisogno di lavorare sulle mie riprese (a pensarci mi commuovo) e di circondarmi delle persone giuste.

... ne riparliamo alla fine del ventie dieci, chissà che i difetti ora malamente svalorizzati da Zara, sapientemente rivisti con le riprese, non riescano a sparire.

grazie,
Silvietta

lorenza ha detto...

una metafora: se per la ripresa sono necessari capacità di analisi (adesso capisco da dove viene questa tua strabiliante capacità analitica!!) e svelamento dei difetti, ma se il sarto ha paura di scoprire quali sono i tuoi punti deboli, sarà difficile che sappia farti un abito davvero eccezionale. A me pare che stia succedendo un po' così, e questo richiamo alla "ripresa personale" è una bellissima sfida per l'anno nuovo! Grazie, ancora

VereMamme ha detto...

anch'io un nonno sarto ;)
bellissimi i tuoi auguri, grazie!
Flavia

Wonderland ha detto...

Mi è piaciuto molto questo post... :)

mariziller ha detto...

Complimenti per questo post davvero sapiente, nel senso sartoriale del termine. Bellissimo augurio, che faccio mio, ricambio con affetto e diffondo.

Mammamsterdam ha detto...

Giulià, sei geniale. Veramente, la trovo una metafora mravigliosa, ma che dico metafora, il libretto rosso di Mao, quello verde di Gheddafi, vabbé diciamo quello bianco gessetto per segnare le riprese.

speriamo di ricordrmene tutto l'anno, specie la parte pancia.