mercoledì, maggio 18, 2011

Quando on e off line sono parole vuote

Se dovessi definire con una parola il week end appena passato, direi che è stato il week end dei talenti. Abbiamo scoperto cantanti, ballerini e musicisti tra le persone che ci circondano più o meno quotidianamente e che abbiamo relegato in ruoli da cui il talento è immune. Abbiamo trovato animatori, orientalisti e cacciatori di lucciole che hanno allargato le nostre prospettive verso dimensioni insospettabili. Tutte persone che non andranno mai in tv, ma che sono meglio della tv e della radio e anche di internet e degli eventi organizzati.

Abbiamo condiviso riflessioni di ogni tipo in gruppi sempre diversi, abbiamo parlato di politica e di città, di scuole e di bambini, di sesso e di amore, di rete e blog. Per dirla in una parola, abbiamo intessuto relazioni, quelle dove on e off line sono parole vuote, perché sono relazioni e basta, tra persone che si scelgono per i loro contenuti.

Scegliersi per i contenuti
Se qualcuno mi avesse detto che avrei amabilmente chiacchierato a colazione di Cirillo e Metodio mi sarei messa a ridere. E non solo perché a mala pena so chi siano, Cirillo e Metodio, ma soprattutto perché “nell’ambiente che frequento” nessuno avrebbe da dire alcunché al proposito.

Allo stesso modo, mai e poi mai mi sarei sognata di farmi spiegare un pezzo di Kama Sutra da una pedagogista esperta in balli di gruppo: tra le persone che frequento non ci sono pedagogisti, né esperti di balli di gruppo, e a dirla tutta, è assai difficile che ci si scambi dei consigli sul Kama Sutra.

Ma anche, che la mia amica e compagna di viaggio Flavia canta bene lo sapevo – l’ho sentita sussurrare più volte in macchina, durante le code sulla Colombo – ma che potesse farmi venire i brividi quando intona Grande, grande, grande, questo proprio no, non me lo immaginavo.

E così via.

Non tenevo conto di una cosa: l’ambiente che frequento non è – solo – quello degli amici storici, o comunque di quelli che prima di scambiarsi una parola ci si è almeno stretti la mano fisicamente, dicendosi “piacere”. L’ambiente che frequento è fatto anche di persone di cui non ho mai stretto la mano, e non per questo le frequento meno. L’ambiente che frequento è fatto anche di persone con le quali prima di stringermi la mano ho dialogato a lungo, e allora incontrarsi e stringersi la mano è stato un ri-conoscersi. Che parte dalle cose che ci siamo detti e arriva ovunque, a Cirillo e Metodio, al Kama Sutra, al karaoke, perfino.

Il fatto è che ci sono molti modi per scegliersi. Ci si sceglie per prossimità (i vicini, i compagni di scuola, i genitori degli amichetti dei figli), per convenienza (i colleghi, l’estetista, la sciura del negozio di intimo), perché amici-degli-amici. Oppure ci si sceglie per i contenuti. Per quello che ciascuno ha da dire e condividere, per le opinioni, per gli atteggiamenti. E poi ci si incontra, anche: non si troverà prossimità, la maggior parte delle volte, né convenienza, ma è facile che ci si trovi ad essere amici-degli-amici, e soprattutto è facile che poi sia tutto facile.

La straordinaria ricchezza dell’eterogeneità
Spesso faccio un gioco: vedo le persone al ristorante e mi immagino che tipo di relazione ci sia tra di loro (a volte, se posso, ascolto anche i loro discorsi, ma questa è un’altra storia). Saranno amici, colleghi, una coppia un po’ stanca, lui ne vuole da lei ma lei no, si vedono per la prima volta, sono parenti: le possibilità sono infinite. E più la situazione offre elementi di eterogeneità tra le persone, più il gioco è divertente (per me, raramente anche per chi è con me, se non condivide l’approccio).

Se penso ai miei amici storici, vedo persone con le quali condivido molte cose: l’educazione, a volte gli studi, oppure il lavoro, e/o certi interessi. Tutto sommato, se siamo tutti insieme c’è una certa omogeneità nell’insieme che formiamo. Se mi metto ad osservarci dal tavolo vicino, è facile capire la relazione.
Meno facile sarebbe vedendo un gruppo come quello da cui mi sono appena separata. E quindi? Che meravigliosa ricchezza mi sono portata a casa? Che meravigliosa ricchezza mi porto a casa la volta che riconosco una persona da un badge, e mi trovo, supponiamo, nel castello di Melfi? O tutte le volte che chatto via Skype con una persona che non ho mai visto, o che mi stupisco per una foto, o che scopro una voce?

E allora, siamo sicuri che on e off line abbiano un senso, se parliamo di relazioni?

7 commenti:

Anna Disorganizzata ha detto...

Curioso il tuo post, molto UMANO e molto VERO (nel senso che è vero quel che scrivi sulle relazioni ed è umano quel che si instaura anche on (off??) line.

Flavia ha detto...

Ti so molto sensibile alla musica, è una cosa che emoziona molto anche me e si lega a momenti molto cari. Quindi il tuo abbraccio sincero insieme ad Anna, dopo avervi sorpreso ;), rimarrà un ricordo indelebile :)

supermambanana ha detto...

parte del mio lavoro e' la supervisione di corsi universitari totalmente on-line: gli studenti sono sparsi nel mondo, gli insegnanti idem. Li vedo chiacchierare in "classe virtuale" giorno dopo giorno, parlare del corso ma anche della moglie, del figlio, di lavoro, di politica. Il giorno delle graduation, in teoria sono mischiati insieme a quelli che hanno frequentato in sede, ma e' facile riconoscerli: se ci sono due che si abbracciano stretti stretti per minuti, allora sono quelli on-line, sicuro.

Annachiara ha detto...

Secondo me on e off è uguale, nel senso che io sono on così come sono off. I muri si costruiscono a partire da qualcosa che hai dentro. Per cui il mezzo attraverso il quale leghi con gli altri non è conditio sine qua non...va bè, è tardi, non so nemmeno se mi capisco da sola! poi se una volta ti fermi per un po' di più di un week end...;-)

pollywantsacracker ha detto...

bellissimo post!
penso che le tue parole me le metto in tasca e le spiattello alle mie amiche che mi danno della nerd quando scoprono che ho conosciuto "gente trovata su internet". "guarda che noi ci siamo scelte per i contenuti, ignorante!" risponderò.
tutto vero quello che dici.
mi è capitato di parlare di cose intime con persone che all'apparenza sembrano diversissime da me, per geografia, età, professione. però ci si capiva al volo, in un modo che non so spiegare.
comunque, avrei da ridire sul discorso dei talenti. c'era anche qualcuno che non ha nessun talento (tipo io). baci.

Antonella ha detto...

Sì, bellissimo post Giuliana.
Tutto vero. E' che forse a questo scegliersi per i contentuti, per gli atteggiamenti non ci siamo ancora così abituati, e quindi ogni volta c'è qualcosa di magico in questo ri-conoscersi. è successo con te, con Zioburp, con pochi altri. Succederà domani. Scoprire che dentro ad un blog c'è esattamente la persona che immaginavi, è bellissimo.

giuliana ha detto...

io vorrei tanto, vorrei davvero tanto, che le persone che non frequentano la rete provassero almeno una volta. il pregiudizio è enorme, ed è un peccato.
@supermambanana ecco, la tua esperienza è perfetta per spiegare quello che intendevo dire
@annachiara, quando vengo a roma sono sempre di corsa, però ci provo, promesso
@polly non è vero. dopo un intero week end ci eravamo un po' stupiti che i bambini non avessero rotto neanche un bicchiere. tu hai dimostrato un talento eccezionale, invece LOL
@antonella, io spero che la magia non sparisca mai. è parte di questa esperienza, e in effetti ri-conoscersi è sempre una sorpresa.