lunedì, settembre 12, 2011

Perché mi è piaciuto un sacco partecipare al #Romagnacamp

Al Romagnacamp non c’ero mai andata, nonostante io sia ormai un’affezionata frequentatrice di Marina Romea. Quest’anno però ho detto ma sì, famolo. Se poi mi annoio, almeno mi do una lucidata all’abbronzatura, che dopo due settimane è già sfranta.

Non mi sono annoiata, e comunque una messa a punto all’abbronzatura ci è scappata lo stesso, durante la pausa pranzo di sabato e la mattina di domenica.

Non mi sono annoiata perché il Romagna camp, diversamente dalla maggior parte dei barcamp degli ultimi anni, non è un camp tematico. Ora.

Un barcamp non tematico dovrebbe essere obbligatorio per tutti (almeno per tutti quelli che fanno l’internet di lavoro), perché fa una cosa preziosa: ti dà l’idea dello stato dell’arte e ti mostra l’agenda del mondo social.

Ti dà lo stato dell’arte perché tanti argomenti diversi vengono trattati da tante persone con il massimo della contaminazione tra le specializzazioni, e allora è facile sia capire a che punto siamo nelle diverse nicchie di interesse, sia aprire scenari sugli sviluppi di ciascuna di esse. Per esempio io mi sono intrippata molto in una presentazione che parlava dell’etologia come disciplina di riferimento per la definizione delle strategie social (intervento che ha manifestato la presenza di almeno due semiotici sulla spiaggia, che faceva l’1% della popolazione del Romagna camp, molto di più di quello che succede normalmente), e in una sul tango come compendio delle regole per lavorare bene (grazie alla quale non credo che inizierò a ballare il tango, non quest’anno, ma che mi ha fatto venire in mente un’altra cosa che veniva presentata in contemporanea a Milano e che da questa può trarre un sacco di spunti e ispirazioni).

Ti mostra l’agenda del mondo social perché fa emergere solo le cose veramente interessanti al momento. Questo può essere un po’ traumatico per quelli di noi che hanno a che fare con clienti che ancora credono che il massimo della relazione per un’azienda sia fare un concorso online. Per esempio, mentre la Gabanelli ci mette in guardia da Facebook, si scopre che c’è già chi si immagina una socialità delle cose, da cui si potranno prima o poi trarre le informazioni che oggi, appunto, possiede Facebook basandosi sulla socialità delle persone; o anche che c’è una possibile lettura in chiave social del quotidiano (inteso come giornale), che manda all’aria tutti i discorsi sull’opportunità di chiudere l’ordine dei giornalisti, per dire.

A me pare che sia abbastanza. Se poi si aggiungono il sorriso delle persone, la luna piena e il profumo della pineta, beh, ecco, meno male che ci sono andata. Grazie Alessandra.

3 commenti:

Marco Dal Pozzo ha detto...

Ti ringrazio per la segnalazione :))

Dopo la #lovvotica e' stato difficile catturare l'attenzione ma confido che qualche altro passo in avanti si possa fare.

Smuovere i politici e' difficilissimo ma, come il #RomagnaCamp ha dimostrato, smuovere noi e' molto piu' semplice e - soprattutto - produttivo!

giuliana ha detto...

eh, lo so, la #lovvotica ha spiazzato tutti.
complimenti ancora per il tuo lavoro, prima o poi ci sentiamo :)

Marco Dal Pozzo ha detto...

Grazie :) Allora ti aspetto!