martedì, ottobre 25, 2011

Ottavi swing, ovvero il coro come strumento di team building


Gli Alti e Bassi


La principale caratteristica degli ottavi swing è che si scrivono in un modo e si leggono in un altro. Come un sacco di cose della vita, del resto. E come un sacco di cose della vita questa caratteristica è anche il sale di quello che uno sta suonando o cantando.

Ho passato un week end bellissimo a mettere in fila ottavi swing in modo sia letterale che metaforico, frequentando una vocal masterclass con gli Alti e Bassi. Lo so che chi non frequenta la musica a cappella non li conosce, ma sono uno dei gruppi vocali più importanti della scena italiana. Documentatevi e se vi capita andate ad ascoltarli, che ne vale la pena.

Ora, da questa bellissima esperienza mi sono portata a casa un sacco di cose, alcune che riguardano me e basta, altre che riguardano la musica, altre che riguardano i miei mondi paralleli. E vi racconto una di queste, le altre non so se lo farò ma propendo per il no.

Credo che il coro sia uno strumento potentissimo di team building, come le regate, più dei carboni ardenti, infinitamente di più delle convention (che una volta si facevano) in luoghi esotici (e che adesso si fanno al ristorante sotto l’azienda che accetta i ticket). Insomma, come molte cose che si scrivono in un modo e si leggono in un altro.

Ho iniziato a mettere giù qualche appunto, solo per fissare le idee. Se ci sono in ascolti degli esperti di team building, formatori con esperienza musicale e/o musicisti con esperienza di azienda o di formazione, fatevi vivi, che ne parliamo. Parliamone anche se siete dall’altra parte della barricata e state cercando una metodologia di team building alternativa (per esempio perché il ristorante sotto l’azienda non vi accetta più, dopo che i vostri team troppo buildati hanno insultato lo chef e infastidito la cameriera quella carina).

1) Quando canti con altre persone impari a conoscerle e a guardarle da un punto di vista inedito. Per esempio ti puoi accorgere che quel bradipo dell’amministrazione è invece persona brillantissima e con una gran voce da basso, bastava tirarlo fuori dalla montagna di fatture.
2) Nel coro ti puoi infrattare forse una volta, ma alla lunga salta fuori. Anzi, a dirla tutta non ti puoi infrattare, perché quelli vicino a te se ne accorgono. Poi si fanno i fatti loro e ok, ma perché sono brave persone, non necessariamente perché ti vogliono bene. Nel cori inglesi si insegna ai coristi, fin da bambini, ad alzare una mano quando commettono un errore. Pensate questa cosa in chiave aziendale, non ha prezzo.
3) Nel coro non c'è spazio per le primedonne, i solisti se lo sono davvero guadagnato. No, ma ve lo immaginate? Quelli che sbattono i piedi e fanno i capricci e pretendono, spesso senza sapere di che cosa stanno parlando: non ci sarà spazio, molto semplicemente.
4) Nel coro devi ascoltare gli altri, se no non vai da nessuna parte. Non servono commenti.
5) Nel coro impari a correggere gli errori: l'errore di uno diventa di tutti e ci si lavora insieme finché non si corregge (vedi anche il punto 2). L’errore diventa uno strumento di crescita e non una colpa, ma soprattutto esce dalla dimensione individuale per cui si innesca il meccanismo “voglio la sua testa” ed entra in quella collettiva, tramutandosi in “risolviamo la situazione”.
6) Nel coro non devi per forza essere amico di tutti gli altri, ma devi per forza essere in sintonia con tutti gli altri. Chiaro, no?
7) Il coro ha un obiettivo dichiarato e condiviso, che va oltre gli obiettivi dei singoli, e ci si va tutti insieme o non ci si va affatto. Quello che in teoria dovrebbe essere vero anche per l’azienda.
8) La distribuzione dei ruoli in un coro avviene assegnando a ciascuno il ruolo in cui la sua tessitura vocale viene valorizzata al meglio – quindi non perché “non ci arriva” ad un ruolo diverso. Esattamente come dovrebbe essere in azienda: in un ruolo perché è il migliore per me, non perché ho raggiunto il mio “livello di incompetenza”.
9) Ogni corista ha una sua sensibilità e una sua musicalità, e la tentazione può essere quella di allinearsi e andare al risparmio perché nell’insieme queste cose si pendono. Non è vero che si perdono. Questa è la notizia, e questo è il motivo per cui in azienda non tutti i team lavorano allo stesso modo.
10) Infine, cantare è una delle cose più belle del mondo. Cantare insieme è l’esaltazione di questa esperienza, che migliora la vita di chi la prova. Sarebbe sufficiente anche solo questo, per creare un coro in ogni azienda.

Parliamone.

E intanto grazie a Valeria, per aver messo in piedi tutto questo, per aver tirato su un coro talmente straordinario che ha fatto commuovere mio marito (osso durissimo, di solito sono io che mi commuovo ascoltando musica e invece stavolta) e anche per avermi convinto a partecipare.

8 commenti:

Gemma ha detto...

Ho intravisto per caso l'inizio di questo post su "Blogging Mamme" e sono venuta a leggerlo. Interessante! Io ho studiato musica per tanti anni, faccio parte di un coro polifonico da 13 e il mio fidanzato è "pluri diplomato" al conservatorio; tutto questo non per vantarmi (io non sono "arrivata" da nessuna parte) ma per dirti che "vivo" di musica. Condivido quasi tutte le cose che hai scritto e soprattutto che fare musica insieme, quando c'è lo stesso obiettivo e la stessa passione, è un'esperienza impagabile. Purtroppo le dinamiche di un gruppo sono sempre complesse (sono educatore per cui qualche nozione mi è "toccato" studiarla ;D) e quindi non sempre l'impegno e la passione del singolo sono anche quelle del gruppo. Sono sempre più convinta che sia fondamentale la figura del direttore, che funga davvero da direttore e sia il vero conduttore; anche per questo purtroppo non è sempre vero che i solisti si sono meritato quel ruolo, così come non è vero che la sezione viene decisa in base alla voce e non secondo altri criteri. Spesso le primedonne hanno la meglio sul direttore...! Grazie di aver resistito a questo lungo commento ;) e di aver dato lo spunto per quest'interessante discorso.
Buona giornata

giuliana ha detto...

@gemma, quello che dici è vero. io ho cantato per anni da contralto, nel coro del conservatorio, per scoprire, in un altro coro, che ero un soprano leggero, per dire (che sono adesso non saprei, visti anche gli anni di sigarette che ci ho messo sopra :).
però se lo vedi in una prospettiva, appunto, educativa, va da sé che queste cose si risolvano nel modo più ortodosso possibile: far cantare dei colleghi non ha un obiettivo di visibilità, ma solo di creazione di armonia sul luogo di lavoro. non ce lo vedo il direttore/formatore ad assegnare ruoli sulla base di criteri diversi da quelli della mera funzionalità all'interno del coro stesso. poi, è chiaro, deve essere un direttore "vero".
p.s. il lungo commento va benissimo, ci mancherebbe! avevi tutte queste cose interessanti da dire :)

Fabio ha detto...

haha ecco il post che covavi...come "quasi formatore" direi che è un'idea fantastica, da sperimentare! L'avrei fatto per il 27 ma mi sa che sono un po' corto...o no? E poi un coro di quattro persone forse è un po' troppo piccolo. Paleso la mia ignoranza in materia e mi sento un po' a disagio ...tra queste donne da conservatorio :) Però ho avuto la possibilità di provare la commozione di cui sopra. E' un impagabile emozione.

Gemma ha detto...

Grazie per la risposta, mi fa piacere confrontarmi su quest'argomento. Hai ragione, io parlavo di coro in generale; ovviamente in un ambito lavorativo le prospettive cambiano e devo dire che è un'idea davvero originale e molto interessante, da tenere presente.
Tu sei diplomata in canto?

giuliana ha detto...

@Fabio, allora potresti essere il mio, anzi il nostro, uomo. ne parla con valeria e ci aggiorniamo (marò, quante cose dobbiamo fare insieme? rimpiangerai il giorno in cui mi hai ritrovato sulla tua strada :D)

@gemma, no, ho studiato pianoforte ma mi sono fermata. e ho ricominciato adesso, dopo 25 anni. e no, non è affatto come andare in bicicletta!

Morena ha detto...

Ciao a tutti,
ho letto con piacere tutti i commenti e vorrei dire anch'io due parole.
Anzi, prima mi presento: sono Morena, ho partecipato alla Master Class fantastica degli Alti&Bassi e faccio parte del coro Incontrotempo.

Condivido con tutti voi l'amore per la musica ed in particolare per il canto; prima di approdare in Incontrotempo ho fatto parte di altri cori/gruppi vocali. Purtroppo nella mia esperienza ho visto spesso prime donne che fanno di tutto per essere migliori degli altri e non hanno per nulla lo spirito corale, ma non hanno nemmeno le capacità/mezzi per intraprendere una carriera da solista e rimangono attaccate al coro con l'unico obiettivo di primeggiare.
Ho visto anche situazioni in cui non si è tutti amici, ma non si è nemmeno tutti affiatati. In un'occasione, addirittura, non tutti i coristi si conoscevano!!! Si trattava di un coro di circa 60 elementi, il direttore aveva l'unico scopo di far fare buona musica (e ci riusciva) ma non gli interessava assolutamente nulla dei coristi in quanto persone quindi non svolgeva quel ruolo da "collante" che generalmente ogni maestro dovrebbe avere. Questo portava a fare prove tecnicamente perfette, ma i coristi erano solo degli estranei seduti uno affianco all'altro (sto estremizzando per far capire...)

Mi fermo qui con le "polemiche", tutto questo era semplicemente per dire che il risultato finale ascoltato da fuori spesso non coincide con l'umore interno del coro. I 10 punti elencati da Giuliana sono tutti veri solo nel coro delle favole.

Buone cantate a tutti!

giuliana ha detto...

Morena, grazie del tuo contributo. Comprendo tutto quello che dici, pur non avendone avuto esperienza diretta, ma ho avuto esperienza diretta in diversi ruoli nella formazione aziendale. C'è una differenza fondamentale tra il coro "ufficiale", che ha l'obiettivo di esibirsi in pubblico, e quello "aziendale": quest'ultimo non si esibirà mai. Quindi è pura tecnica, astrazione, e dunque sì, può essere il coro delle favole. Per insegnare qualcosa a qualcuno (nel caso specifico aiutarli a lavorare insieme) devi usare poche regole comprensibili ma ferree, quindi il come dovrebbe essere più che il come è. Poi tutti sappiamo che nella realtà non sarà così, ma intanto è giusto fornire delle chiavi di lettura, che più lontane sono dal mondo in cui sono immerse le persone a cui ti rivolgi, meglio è.
In bocca al lupo per le tue cose, avete un coro straordinario :)

Flavia ha detto...

non so se l'avevi visto; questo post era dal punto di vista del direttore ;) http://www.veremamme.it/2011/06/la-leadership-di-suor-maria-claretta/