martedì, agosto 28, 2012

Lo strano caso dei casi letterari


Mi sono letta tutte e 1766 pagine piene di sfumature, ma anche i 4 tomi di Twilight e le sette annate di Harry Potter. Masochismo? No, non sono il tipo. Ho attaccato questa parte sostanziosa di foresta amazzonica per curiosità. Volevo dare una risposta alla domanda: che cosa ci vuole per fare di un libro un caso letterario, vendere milioni di copie e vivere sereni per il resto della propria vita? E mi sono data alcune risposte.

1. Elemento sorprendente (e suo addomesticamento)
Alla base di questi (ma non solo) fenomeni letterari c’è un filo rosso costituito da un elemento sorprendente che costruisce un mondo. Per Harry Potter è la magia, per Twilight le creature fantastiche, per le Sfumature il sadomaso. Attenzione, però: l’elemento sorprendente ci porta in un mondo che giustifica e legittima tutto quello che succede, ma alla fine viene “addomesticato”. Tutti si sposano, fanno dei figli, costruiscono una famiglia, in una parola (ri)propongono una dimensione conosciuta, una zona di confort per il lettore. Non spiazzano, insomma. Niente a che vedere con la fantascienza o con il fantasy o con il cyberpunk, insomma, i quali tuttavia hanno in comune una cosa con i casi letterari: il fatto di essere

2. Letteratura di genere
Non siamo nell’area del romanzo, ma in quello della letteratura di genere: fantasy (appunto), erotico, noir (pensiamo alla trilogia Millennium). Balzac e Maupassant, insomma, devono rosicare, come pure la maggior parte dei romanzieri, per quanto possano vendere. E questo ci porta direttamente alla terza considerazione.

3. Serialità 
Il romanzo inizia e finisce. Se ne vendono alcuni milioni di copie, se l’autore si chiama Ken Follett, e chiusa lì. Non se ne parla sulle spiagge, non se ne traggono film se non in pochi fortunati casi. La serie invece ha un impatto deflagrante, si allunga nel tempo e miete lettori anche tra chi, al primo impatto, aveva fatto resistenza. Ma soprattutto crea da subito i presupposti per il quarto punto.

4. Cinematograficabilità 
Questa parola non esiste, ma il senso dovrebbe essere chiaro. Ciascuna di queste serie si presta a produzioni cinematografiche faraoniche e di sicura riuscita. Non c’è neanche molto da aggiungere: i personaggi, nello spazio di alcune migliaia di pagine, hanno avuto tutto il tempo di costruirsi per bene; gli scenari sono diventati familiari (“è proprio come me lo immaginavo” era l’esclamazione tipica all’epoca del castello di Hogwards); ma soprattutto il marketing è già fatto.

5. Marketing 
Non sono d’accordo con chi sostiene che queste operazioni siano frutto solo di un marketing poderoso e spietato. Anche, ma non solo. In fondo molte di esse nascono dal passaparola, ad esempio. Il marketing viene dopo, costruendo tutto il contorno di gadget, siti, ufficio stampa e paparazzate varie.

6. Storytelling degli autori 
Gli autori sono anch’essi un po’ straordinari nella loro ordinarietà: della Rowling si diceva che fosse povera in canna, la James è una mamma – cosa che stride visibilmente con il fatto che parli di sesso, com’è noto le mamme non ce l’hanno, o l’hanno usata solo per figliare. In altre parole, se l’autore è incompatibile con quello che racconta (o con la vita che l’aspetta “dopo”) è più facile.

7. Formazione 
Sono tutte storie, ciascuna a suo modo, di formazione. I protagonisti partono in un modo e diventano altro. Per lo più sono strani all’inizio e (a modo loro e nei limiti imposti dalla trama) normali alla fine. Non è  che attraversino molte fasi, tra il momento zero e la fine della saga, ma comunque cambiano.

Ovviamente ci sono un sacco di altre considerazioni a proposito di questi e altri casi letterari che nel tempo di sono succeduti, ma direi che per il momento basta così. Ora, dopo tutte queste riflessioni, confesso di aver provato a pensare il mio caso letterario. Saranno stati i 40 gradi, tuttavia, non ce l’ho fatta. Quindi tranquilli.

5 commenti:

sonia ha detto...

Delle tre "serie" ho letto solo Harry Potter (da adulta) e quello che mi ha convinto è la costruzione di un mondo magico e sconosciuto, nuovo, anche nei piccoli e minimi particolari. Ci sono lunghe descrizioni, persino minuziose, volte a costruire un mondo diverso da quello reale e le descrizioni spesso non sempre ci sono nei libri pensati per ragazzi come quelli che oggi, con tv, internet ecc, hanno visto tutto - e fino all'uscita del primo film non c'erano immagini o illustrazioni a consegnare un'immagine precostruita. Questo ha aiutato secondo me il lettore a sentirsi veramente immerso in un mondo altro e affascinante, a farsi prendere e a reggere quindi i sette malloppi.

perdentedisuccesso ha detto...

per LE 50 SFUMATURE DI STICAZZI...forse il successo è il SESSO... che tira sempre (oddio cosa ho detto!!).. quando poi si vende molto, puo' capitare (dico può) che la qualità sia bassa. Facendo leggere persone che di solito nn lo fanno mai.. la lettura deve far toccarea le più basse cordicine..Deve essere comprensibile ..come il sesso...
(per altri il marketing.. nn leggendo molto, si tende ad acquistare libri di cui si è sentito per lo meno il nome..)
...però HARRY POTTER..che ho sbirciato in parte mi sembra invece ottimo in tutti i sensi..
baci.!!

Anonimo ha detto...

Bè bè... io consiglio questo "Cinquante sfumature di sticazzi" http://www.facebook.com/photo.php?fbid=445046625546143&set=a.249017601815714.70058.187492031301605&type=1&theater

riccardo sallusti ha detto...

E non ti sei ancora buttata nelle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" (Il trono di spade, per intenderci...), che supera di almeno una spanna tutti i casi letterari da te citati!
Ciao Ciao.

giuliana laurita ha detto...

@riccardo no, quello mi dispiace ma non 'gna posso proprio fa' :D