martedì, marzo 05, 2013

Parole dette e non dette. Le paure degli adulti


Fra un paio di settimane nelle quarte classi della scuola di mio figlio inizierà un percorso di prevenzione dell’abuso sessuale. I corsi sono tenuti dall’associazione L’Ombelico e il programma prevede cinque incontri di due ore durante i quali si parlerà di autostima, emozioni, corpo, sessualità, affettività, con l’obiettivo di tracciare dei confini tra quello che è giusto che accada tra adulti e quello che un adulto non deve mai chiedere a un bambino.

Ieri sera c’è stata la presentazione del corso ai genitori da parte di una delle psicologhe che saranno in aula con i bambini. Era presente solo un papà – contro una quarantina di mamme – che è arrivato tardi ed è andato via presto, molto presto. Questo non è un dato irrilevante, perché negli incontri tra genitori a scuola i papà sono molto presenti.

“Le maestre sono piuttosto tiepide su questo programma”, mi fa la mia amica S. “voglio capire perché”. Strano, penso, mi sembra una cosa molto positiva.

Ho preso appunti su tutto in modo molto diligente. Il percorso è bello, ricco, coinvolgente. Spiazzante. Quando è stata pronunciata la parola “sessualità”, infatti, l’atmosfera è diventata densa, sai quando hai l’impressione che se lasciassi cadere una matita, quella galleggerebbe invece di toccare terra? “Spiegheremo che cosa significa fare l’amore”? Cielo.

Le mamme sono chiaramente imbarazzate. La psicologa cerca di usare termini che non evochino, ma ahimè, evocano per forza. Mica abusi, violenza: no, è sufficiente che evochino cosi e cose che in determinate condizioni (e solo presso gli adulti) finiscono gli uni nelle altre. Sarei imbarazzata anch’io, forse, se nel frattempo non avessi maturato la mia espressione da entomologa.

La presentazione finisce, è l’ora delle domande. Le prime sono molto sensate (Noi genitori dobbiamo preparare i bambini? Che fare se manifestano disagio nel parlare dell’esperienza?), fino a quando una delle mamme espone il suo punto di vista. Le sue due figlie maggiori hanno già partecipato al corso, adesso tocca alla più piccola. Hanno molto apprezzato le parti dell’esperienza in cui si parlava di emozioni, ma non particolarmente quelle in cui si parlava di sesso. È proprio necessario? In fondo siamo famiglie “normali”, viviamo in un quartiere “normale”, dove queste cose non succedono.

(Guardavo la faccia della psicologa e mi faceva paura da quanto era verde. Quante deve averne sentite di storie così, di famiglie “normali” che vivono in quartieri “normali” dove queste cose non succedono?).

Senza scomodare le statistiche sulla violenza nelle famiglie normali, altre mamme sono intervenute informando la prima del fatto che nel parco proprio vicino alla scuola, quello in cui ci trovavamo ieri sera, l’anno scorso c’era il classico vecchietto con il classico impermeabile da aprire alla bisogna. E non solo. Un ragazzo che scattava foto ai bambini con un cellulare, un bel pomeriggio di maggio è stato invitato ad accompagnare sottobraccio fuori dal parco due signori con abiti borghesi e sguardi in divisa. Nel nostro quartiere normale.

La psicologa ha ritrovato il sorriso, a quel punto. Non altrettanto le mamme, a meno che non si possa definire sorriso il rictus che piegava le loro bocche da una parte come se stessero inalando i fumi di erbe normali.

Altra domanda: perché proprio in quarta e non in quinta?
Risposta: per due motivi, per dare una continuità (visto che le maestre saranno presenti al corso ed è giusto che rappresentino la continuità per il bambini anche l’anno prossimo rispetto a questo discorso) e perché questa è l’età target dei pedofili. I bambini hanno corpi da bambini ma iniziano a mostrare dei cambiamenti. E poi cominciano ad essere un po’ più indipendenti. Per esempio possono fare brevi tragitti da soli: a casa dell’amichetto, a scuola, a prendere il pane. “No” è il coro muto che si alza dalla platea. No, non vanno da nessuna parte, siamo impazziti?

Sono uscita dall’incontro con molte domande. Non sul corso – ché quelle avrei potuto rivolgerle alla psicologa – ma su di noi, i genitori.

Che non siamo pronti per far crescere i nostri bambini. Che non sappiamo che cosa sanno, loro, di sessualità. Che siamo terribilmente tentati di fare come hanno fatto i nostri genitori: nulla. Che crediamo che una famiglia e un quartiere normale siano una garanzia per loro. Che non siamo in grado di parlare di sessualità (come non siamo in grado di parlare di morte), neanche se questo vuol dire fornire ai nostri figli gli strumenti per vivere più sereni.

Ma forse anche questo fa parte del programma.

14 commenti:

mammafelice ha detto...

Ho tanta paura della normalità.
Spero di essere anormale anche stavolta, su questo argomento.

giuliana laurita ha detto...

già, la normalità è così labile...

Roberta ha detto...

E invece ben venga!
Ben venga che si spieghi ai bambini.
Ben venga che si spieghi anche ai genitori.
Che si faccia presente cosa voglia dire un rapporto sessuale "sano" rispetto ad un rapporto per così dire malato.
Che si faccia capire chiaramente che il sesso richiede rispetto e che i mille filmati che i/le ragazzini/e possono recuperare ovunque (a differenza delle generazioni precedenti che facevano chiaramente molta più fatica) non sono spesso lo specchio di come vada vissuto.
Perché ancora non sappiamo come tutto questo inciderà sulle donne e gli uomini di domani....
Ma a me fa un po' paura!

giuliana laurita ha detto...

Roberta, a chi lo dici. io sono molto contenta di questo corso, ma la reazione che ho visto mi ha davvero spiazzata. credevo che fosse un dato assodato che prima o poi i bambini avrebbero dovuto affrontare questi argomenti. e quando, se non adesso? aspettare cosa? ecco, se posso comprendere l'imbarazzo nell'affrontare certi argomenti, mi fa specie il fatto che consideriamo troppo piccoli dei bambini di 9 anni

Mammamsterdam ha detto...

Giuliana, sono molto contenta che tu abbia spiegato così nel dettaglio come è andata, perché è verissimo che reagiamo così e che e la nostra peggior paura. Io pensavo di voler scrivere un libro del cavolo alla fine due capitoli solo di quello parlano. E certe volte tocca insegnare da subito ai figli il rispetto per i loro confini già dal battesimo, in cui tutti i parenti si passano il neonato di mano in mano e lo spupazzano :-) E sono contenta che facciano degli incontri del genere nella vostra scuola, da noi fanno molto sui bambini (che i miei mi riferiscono epr sentito dire), ma i genitori sid evono un po' arrangiare.

giuliana laurita ha detto...

eh sì, Barbara, i genitori si arrangeranno. peccato, però

Cento per cento Mamma ha detto...

Ho avuto le tue stesse sensazioni alla presentazione del corso che faremo all'asilo di mia figlia, noi genitori, sulla sessualità nei bambini da 0 a 5 anni. E ne sono rimasta altrettanto spiazzata e spaventata.

giuliana laurita ha detto...

allora poi ci scambieremo i commenti dopo il corso

Riccardo Sallusti ha detto...

"con abiti borghesi e sguardi in divisa"... Bellissimo post Giuliana! Io, da papà, ci sarei venuto assolutamente...

M di MS ha detto...

Secondo me gli aspetti sono due.

1 - noi genitori vorremmo avere il controllo della sessualità dei nostri figli e quindi non sappiamo se possiamo fidarci di altri - seppure qualificati - che spieghino loro educazione sessuale etc..

2 - i pericoli legati alla pedofilia e al sexting sono così spaventosi che ci pesa pensarci da soli, figurarsi doverne parlare a dei bambini. Aggiungo che a me sembra un po' come sporcare la loro pulizia morale.

Naturalmente bisogna superare queste paure ed essere pragmatici. Se la scuola dei miei figli dovesse intraprendere iniziative del genere, cosa di cui dubito molto, vorrei sapere per filo e per segno che cosa viene detto loro.

Io penso che in generale dobbiamo parlare di tutto con il nostro stile e i nostri tempi certamente, ma farlo. Prima che i figli vengano a sapere le cose dagli amici, magari dette male, magari inventate, magari trovate su un sito porno guardato in compagnia. Cosa che avverrà prima o poi, ma due aproline prima vorrei avergliele dette!

ci_polla ha detto...

Le mie figlie rebecca e Blanca, 17 e 12 anni, hanno seguito il progetto "paole non dette" Ben fatto, soprattutto perché insegna a parlare di cose di cui i bambini capiscono che gli adulti non vogliono parlare. In più sono proprio i sentimenti che vengono fuori dalle parole dai bambini. Sì, solo a 9 anni :)

giuliana laurita ha detto...

stasera c'è l'incontro con i genitori per sentire com'è andata. sono molto curiosa. mio figlio non ci ha riferito praticamente niente, tanto per cambiare...

lajules ha detto...

Articolo interessantissimo, Momma. Hanno consigliato qualche testo di riferimento? Mi piacerebbe procurarne una copia per mia sorella e i suoi bambini di terza e quinta in caso il programma non fosse offerto nella loro città. Io poi ho un duenne e un altro bambolo in arrivo, e non mi dispiacerebbe cominciare a informarmi.

giuliana laurita ha detto...

@lajules sul sito trovi tutto, testi e programmi dettagliati dei progetti.
quest'anno ne hanno aggiunto uno sulla violenza di genere, anche questo molto interessante, e inoltre fanno molta attività con i genitori (perché se no non serve...)