venerdì, settembre 29, 2006

Pupe, secchioni e Grilli

Ieri sera mi sono imbattuta in una puntata, credo una replica, di La pupa e il secchione, il reality di Italia 1 in cui un gruppo di ragazzi dal QI esagerato, ma sostanzialmente disadattati, vivono con un gruppo di pupe dall'intelligenza sociale fuori dal comune, ma dal livello culturale raccapricciante. A parte chiedermi se ci sono o ci fanno, cosa del resto più o meno lecita in quasi tutti i reality show, ritengo che una considerazione sia d'obbligo: pur ammettendo che certe persone esistano per lo più nella testa degli autori della trasmissione, il principio di realtà su cui essi si basano è schiacciante. E suona più o meno così: esistono (al mondo? in Italia? chissà) ragazzi e non più ragazzi che, avendo trascorso tutto il loro tempo sui libri, sono privi della benche minima qualità sociale, cosa che include la capacità di relazione in senso più ampio, la fisicità, intesa sia come rapporto con il proprio corpo che come capacità di muovere il medesimo nello spazio; sull'altro fronte, esistono (al mondo? in Italia? chissà) ragazze che, avendo trascorso tutto il loro tempo nel culto del proprio corpo, hanno sviluppato una soprendente agilità fisica e relazionale, ma non hanno ritenuto nessun dato "culturale". Aspiranti Einstein e Paris Hilton (perchè ormai anche le veline, forse, hanno fatto il loro tempo) che sembrano recitare se stessi a uso e consumo di un pubblico televisivo che paga ma inconsapevolmente.
Il post di Beppe Grillo sulla cultura televisiva, allora, mi sembra fin troppo benevolo.
Ma poi mi chiedo: e se le cose non stessero così? E se fossero "loro" ad avere ragione e "noi" a nasconderci dietro una spocchia cultural/politica fuori tempo?
I clienti dell'azienda per cui lavoro sono tutte aziende molto grandi, importanti e famose; eppure ogni nostro tentativo di portarle al di là di una logica orientata alla responsabile acquisti (la famosa e famigerata RA) è vana. E, attenzione, queste sono le aziende che danno da mangiare al mercato dei media. E allora, di chi è la responsabilità? Se questi signori hanno paura di osare su Internet, territorio privilegiato della sperimentazione, perchè dovrebbero osare in TV? E, quindi, perchè dovrebbero accettare di investire in palinsesti meno che mediocri, e comunque tarati sulla casalinga di Voghera e sulla nonna Maria? (Mi chiedo perchè i target più sfigati della comunicazione siano donne... bisogna che ci rifletta...)
Per quanto mi sforzi di comprendere le loro ragioni, tuttavia, faccio fatica. Un altro colpo all'amore per il mio lavoro.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi sorge spontanea una domanda: qual è il tuo incarico, in azienda?

Tommythewho

giuliana ha detto...

la mia azienda ha cambiato pelle più volte, e io con lei. sono entrata come ricercatrice qualitativa (semiotica e motivazionale), poi concept designer e, per alcuni progetti, direttore creativo, poi manager. Poi ho fatto un figlio, e al rientro sono diventata copy. Ora sono nella parte business, come consultant. Insomma, un casino.