lunedì, novembre 27, 2006

Cose di donne

Leggo solo oggi i post di Mafe su maestrinipercaso e su Grazia, riguardo alla violenza sulle donne. E siccome è passato molto blog-tempo non me la sento di inserire un commento, perciò trovo più utile riprendere quello che gli altri hanno già detto.

Mi hanno colpito molto i commenti, anzi, mi ha colpito la loro diversità: su Maestrini ci sono tanti maschi, propongono soluzioni per così dire pratiche ("quando c'è violenza, bisogna denunciare, se no te la sei voluta", più o meno, e poi si azzuffano perché non si capiscono), su Grazia parlano soprattutto le donne, e per loro è un problema più ampio, di cultura, da affrontare da piccoli, da quando una creatura, maschio o femmina che sia, comincia ad esistere e a essere educata - da una donna.

Sono una donna, quindi nessuna sorpresa se sento una maggiore affinità a questa parrocchia. Sono anche una mamma, di un maschio, quindi nessuna sorpresa se mi sento chiamata in causa. Il discorso della violenza sulle donne è emerso più volte nel corso delle mie serate casalinghe con gli amici, anche se più spesso prendeva le sembianze della violenza psicologica, del sopruso, della prepotenza che le donne si trovano troppo spesso a subire, e che si nasconde dietro etichette generiche (mobbing, impossibilità di fare carriera se non si sta a certe condizioni, e amenità di questo genere) e a volte paradossali, quasi sacrileghe - a pochissime fortunate si perdona la maternità. Non credo che sia un discorso diverso, credo che sia solo un altro aspetto della questione. Perché questa forma di violenza ti lascia esattamente come quella fisica: umiliata, disintegrata nella tua femminilità, pervasa da un senso di colpa che non sai e non puoi spiegare. Se vuoi andare avanti, devi abiurare: semplicemente cessare e negare di essere una donna. E non è questione di tailleur o di tacchi, se sei una donna semplicemente non puoi. Poi, quando sarai diventata stronza come un uomo, allora sì, sarai ammessa nel club.
(Non credo che gli uomini siano stronzi di default, credo che gli uomini di potere debbano essere dotati di una buona dose di mancanza di scrupoli, il che, se attribuito a una donna, si definisce in generale stronzaggine. E' una questione di genere, tanto per cambiare).

Però c'è un problema. Noi (donne), da qualche decina d'anni veniamo educate come se in futuro dovessimo avere le stesse possibilità degli uomini. Studiamo per vent'anni, facciamo esperienze all'estero, posticipiamo finché è possibile gli impegni biologici (un vantaggio c'è, che dopo i 35 anni l'amniocentesi la passa la mutua - non è un segno anche questo?). Finché è possibile, facciamo in modo di essere non-troppo-femmine. Qualcuna di noi riesce a divertirsi lo stesso (io sono - stata - una di queste fortunate, per di più troppo cozza per la violenza), ma questo è un altro discorso. Però è una clamorosa menzogna. La verità è che tutte noi, le donne della mia - nostra - generazione sono state addestrate ad accudire, comprendere, negoziare, non entrare mai in conflitto, sorridere. Nessuna di noi sa veramente giocare: non ce l'hanno mai insegnato, il nostro gioco è rendere felici le bambole. La competizione non è affare di donne. Nei vari commenti ho sentito parlare di difesa personale. Balle. Non è questo il punto. Posso fare a botte finché voglio, questo non mi sottrae al mio status. Semmai fa sorgere dei dubbi sulla mia sessualità. Che - parlo per me - non mi hanno mai disturbato, ma che in certi momenti possono fare male.

E' un mondo di uomini, fatto dagli uomini, in cui gli uomini decidono. E perché dovrebbero decidere per le donne? E qui il discorso diventa politico. Quote rosa? Le trovo umilianti, e tuttavia è assai probabile che in Italia, finché non vi si farà ricorso, non si uscirà da questa situazione. Perché la Spagna di Zapatero è stata in grado di votare subito una legge sulla violenza domestica? Probabilmente perché la metà dei ministri è donna. Le nostre ministre sono deboli, a capo di ministeri senza portafoglio, e, scusate, senza uno straccio di potere. Non è così che si raggiungeranno risultati decenti. Non per la nostra generazione, non per quella dei nostri figli.

Io ho un figlio maschio. Piccolo, ma li si coltiva così, da quando sono piccoli. E però non sono l'unica a prendermene cura: c'è la scuola, c'è la tata, ci sono le nonne: tutte con l'idea che le donne stanno in casa. Quando mio figlio, a due anni, mi ha detto che il posto del guidatore, in macchina, era il posto "di papà", mi è venuto da piangere. Chi gli ha detto una cosa del genere? Chi lo prende dall'asilo tutti i giorni, e lo porta a casa in macchina? Nella sua deliziosa testolina bionda, quando andiamo a casa, sono già fuori luogo. Poi ci sono le nonne. Quella che frequenta di più è una nonna putativa, la vicina, che vorrebbe tanto un nipotino vero, e intanto Gabriele ne fa le veci. Lei ha un figlio che ha ormai passato i 40, che tutte le settimane le porta il bucato a casa; il pomeriggio lei va a casa di lui a fargli da mangiare, e al cambio di stagione va per negozi, prende abiti e scarpe, glieli porta a casa, lui sceglie, si tiene quelli che gli vanno bene e il giorno dopo lei riporta indietro gli altri. La nonna ha regalato un pistolone gigante a un Gabriele di 8 mesi - pistolone che io ho fatto sparire, con tutte le menate sull'educazione alla pace, e che un giorno è rispuntato chissà come, ma ormai era inutile tenerlo nascosto, perché lei gli aveva insegnato a tirare di spada con i mestoli della cucina. E dice che Gabriele è "un vero maschiaccio", mentre sorride compiaciuta dell'acerbo machismo che cerca di passargli.

Ecco, io credo che non saremo noi a vedere dei cambiamenti, e forse neanche i nostri figli. Ogni giorno lavoro con un bimbo di 3 anni perché possa diventare un uomo migliore di quelli che oggi ingombrano le nostre già sovraffollate vite. Francamente, a volte credo che sia una guerra persa in partenza. Facciamo qualcosa? Con la morte nel cuore, quote rosa.

6 commenti:

La Meringa ha detto...

Uh, stai zitta, stai!
Mia figlia ora torna dall'asilo dicendo: "Tele, butta!"
Che nel suo linguaggio significa: "Rachele, brutta!". E questo significa solo e soltanto che a scuola le insegnano già questo genere di valori, apprezzabili per una femminuccia....
Altro che la vicina nonna acquisita!

giuliana ha detto...

e rachele chi è?

Laura ha detto...

Ciao, proprio ora ho scritto il mio ultimo post che si collega sia al tuo scherzoso "preadolescenza" che all'ultimo serio sulle donne.
Spesso noi mamme non sappiamo come fare.
E oggi sono proprio preoccupata.

La Meringa ha detto...

Rachele è una sua compagnuccia, che oggettivamente non è proprio una bellezza. Ma che significa. Non per questo le simpatiche maetre dell'asilo debbono insegnarlo ai bimbi...
Poi mi dico che comunque tutto questo è ineluttabile. Tanto vale arrendersi subito, al predominio della scuola!

Astralla ha detto...

Che tristezza, da donna...il tuo post è molto realistica sai? Peccato che lo siano anche i fatti quotidiani...Che dire...proviamo ad educare i figlio e speriamo che le altre mamme, maestre, insegnanti e donne, facciano lo stesso con tutti i bambini.
Un abbraccio sentito.

Paolo ha detto...

ciao