venerdì, giugno 22, 2007

Cronache dalla Lucania (inconsapevolmente) felix

Quarta e ultima puntata delle Cronache di un anno di scuola vissuto pericolosamente da una prof di inglese (estremamente) precaria. Grazie Vale, e comunque sappi che in questa parte della Rete ci sarà sempre posto per le tue storie dalla montagna!

Credevo di averle viste tutte durante l’anno scolastico a Pescopagano, e invece non erano finite le storie da raccontare. Nel mese di maggio ho avuto un incarico per supplenza a Melfi, non più famosa per le sue Constitutiones, affidate ormai alla sola memoria degli studiosi di storia, quanto per la Fiat. Anche stavolta un corso serale di terza media per adulti. Si moltiplicano i chilometri ma raddoppia lo stipendio. La classe non sembra mal messa, non quanto l’altra perlomeno. E l’aiuto sostanziale viene dal gruppo delle signore, miracolosamente in numero di quattro, attente, interessate, sveglie. I signori, invece, i soliti disoccupati cinquantenni che vengono a scuola perché il comune li paga.

Il mio terzo giorno di lezione vedo sbarcare in classe di gran carriera la preside di Rionero, responsabile di tutto l’ambaradan. Le è stato riferito un avvenimento spiacevole, indecoroso per un tempio come la scuola, incivile per le persone che la frequentano. Se l’accaduto rimarrà inconfessato, lei sospenderà il corso, manderà tutti a casa con disonore e, sostanzialmente, farà chiudere i rubinetti. L’episodio, ovviamente rimasto coperto dal segreto, è una vivace discussione tra alcuni dei miei allievi finito a botte nell’atrio del sacro tempio. Ignoto l’oggetto del contendere, ma pare che quel giorno il bar all’angolo avesse funzionato meglio del solito.
Il buon giorno si vede dal mattino.

Personaggi e interpreti
Pietro è seguito – sarebbe meglio dire sorvegliato - dall’assistenza sociale. Sua moglie, una donna che credo abbia meno della mia età, dal discutibile passato, ha avuto un numero imprecisato di figli che le sono stati sottratti e affidati ad altre famiglie. La signora, non appena scoperto che le insegnanti erano tutte donne, aveva impedito al marito di frequentare la scuola. Il risultato è stato il blocco dei pagamenti. Ma per una famiglia che mangia alla mensa dei senza tetto e con un bimbo a carico (l’unico che le hanno lasciato “per prova”) un tot al mese fa comodo. Dunque Pietro torna a scuola e l’assistente sociale controlla che sia presente tutti i giorni e per tutta la durata delle lezioni.
Gabriella, deliziosa trentanovenne con l’ambizione di aprire un bar tutto suo, aspetta il suo quinto figlio. In concomitanza con la lieta novella, confessatami in gran segreto durante una pausa sigaretta, scopro che è già nonna.
Antonio, uno dei quattro o cinque con questo nome, non frequenta quasi mai. Quando è in classe gioca con il cellulare e dopo un quarto d’ora di permanenza nel banco si fa venire mal di denti o mal di stomaco e va via. Forse torna più tardi o forse domani. Lui non porta né una penna né una delle preziose fotocopie fornite dalle solerti insegnanti (in questi corsi non esiste materiale didattico ufficiale e anche i programmi sono affidati al buon senso e alla forza fisica, spirituale e morale dei docenti). Alla fine dell’anno Antonio partecipa all’ultima verifica scritta di italiano (contorto nome del vecchio compito in classe). Un autentico J’accuse. L’insegnate di italiano ce l’ha con lui, quella di matematica gli urla sempre in faccia, quella di inglese (io) non lo caca proprio (cito testualmente).

Burocrazia
Arriva il momento di compilare le schede di ammissione. Le mie colleghe non intendono ammettere il suddetto Antonio all’esame di licenza. In un mese l’ho visto per circa tre mezz’ore: sono d’accordo con loro anche se penso a Pescopagano dove abbiamo ammesso tutti.
Finiscono le lezioni e comincia il turbinio di riunioni e scartoffie da compilare. Fissato il calendario degli esami scritti, vengo destinata a Melfi tutti e due i giorni previsti. E i miei folletti? Li lascio così? Dopo un anno di I am? Sai, è un problema di turni, voi di inglese e matematica avete due sedi ciascuno, dobbiamo distribuirvi.

Gli esami!
A malincuore, alle sette del mattino del giorno dedicato a Sant’Antonio mi metto in macchina alla volta di Melfi. Nel parcheggio della scuola Antonio, lo studente non ammesso. Le ammissioni sono affisse sulla porta della scuola. Faccio per uscire dalla macchina e sono tentata di rientrarci subito e sgommare il più lontano possibile. Novanta chili di peso, per l’occasione in completo blu, mi travolgono di parole tutt’altro che tenere. Cerco di motivare la nostra decisione con l’alto numero di assenze ma la bidella della scuola mi sottrae al massacro trascinandomi dentro la scuola per un braccio. La mia collega è già lì, letteralmente tramortita. È pallida, trema, è sull’orlo di una crisi di nervi. Lasciamolo sbraitare, andiamo in classe e quando arrivano gli altri cominciamo sto benedetto esame. Secondo me. Non la pensa così il preside. Assalito anche lui dal suddetto personaggio, chiama la polizia. Che interviene tempestiva e con i suoi migliori esponenti. Non nel senso di “migliori agenti” ma nel senso “abbiamo appena lasciato il concorso di Miss Italia e Mister Universo per portarvi soccorso”! Entrambi in borghese: lui alto, atletico, abbronzato, sorriso da Miami Vice; lei ancora più alta, bionda, pinocchietti bianchi, zatteroni con superzeppola, sembra Sybil Shepard, la compagna di Bruce Willlis in Moonlighting. Senza troppe cerimonie, ci invitano a trasferirci a Rionero al riparo dalle possibili ritorsioni. Caricati gli allievi nelle macchine, partiamo.

E Pietro? Non è ancora arrivato. Avvisiamo l’assistente sociale, ci penserà lei. Al nostro arrivo ci accoglie la preside-Tacher. Che è successo? Non potevate dirglielo prima invece di fargli trovare la sorpresa stamattina? Sì, e se ci picchiava? Se ci distruggeva le macchine? Allora potevate avvisare me. E che avresti fatto, genio? Avrei rimediato, intanto ora il mio collega preside di Melfi ha interdetto l’accesso alla scuola per i miei corsi. Problemi tuoi, cara Lady. Non contenta, si chiude nel suo studio con la mia collega, che ne esce in lacrime, frustrata nel suo ruolo di insegnante e di educatrice. Pietro non è arrivato ma dobbiamo cominciare l’esame. Il primo giorno è andato, ci vediamo domani.

Durante lo scritto di matematica, quando tutti stavano per consegnare, arriva Pietro, moglie e figlio nel passeggino al seguito. Quindi? Parla la moglie: deve fare l’esame. E ieri che fine hai fatto? Parla ancora la moglie: ieri l’assistente sociale ci ha avvisato alle 9. Ma tu sapevi… Vediamo che possiamo fare. Rapido consulto tra vice preside (la preside non è in un’altra commissione come previsto: è in ospedale in attesa di un intervento al femore che si è spezzata ieri mattina cadendo per le scale del suo studio dopo il cazziatone alla mia collega…), presidente di commissione e coordinatore. Pietro può fare lo scritto di matematica, quello di italiano lo farà con una prova suppletiva.

Nel frattempo, a Pescopagano festeggiano la fine degli scritti al ristorante di Angela!
Gli orali procedono, e si concludono, più o meno senza altri incidenti (le interrogazioni non le racconto perché conservo un minimo senso del pudore). Martedì a Rionero, oggi a Pescopagano dove finalmente ho festeggiato anch’io con la torta di Angela e la pizza di Maria.

8 commenti:

LA CONIGLIA ha detto...

aiuto...La cosa che non capisco di tali personaggi è la pretesa di avere tutto anche se non danno nulla...Mah! Brava sorella di Giuly brava nello scrivere, davvero :) si vede che è di famiglia :)

valeria ha detto...

cara coniglia, il punto è proprio questo: tutto gli è dovuto perchè la vita non è stata generosa con loro. ma se riesci almeno a farli sbarbare e a parlare in italiano hai già raggiunto un ottimo risultato.

LA CONIGLIA ha detto...

Hai ragione...forse sono troppo dura con certe persone, capisco che alle spalle ci siano storie poco felici, forse bisognerebbe insegnargli che non tutti sono nati per odiarli e per trattarli male...E sbarbarli e far parlare in italiano, of course ;)

francesco ha detto...

valeria, ormai sono un tuo fan: le cronache lucane sono un appuntamento fisso, tipo l'amamca di michele serra. ciao

Morgan ha detto...

Finkè leggono 3 metri ecc di Moccia il Taliano nun lo imparaNO.

valeria ha detto...

francesco: grazie per la tenacia e la tolleranza... per continuare a scrivere da chissà dove sarò costretta a fare a botte con la mia compagna di studi per l'assegnazione di una cattedra. questa è la scuola felix!
morgan: i miei studenti avevano 50 anni, fuori target per moccia. in mezzo alle montagne l'italiano è semplicemente una bizzarria della storia.

lemoni ha detto...

Evviva Valeria e le sue appassionanti puntate!Spero che tua sorella t'abbia detto che ho seguito ogni puntata con la stessa fedeltà che porto ad "Un posto al sole!" vero?
Nel frattempo cerca di dare tu qualche risposta alla Giuli che c'ha un cuore così e quella capoccia pensante che non si ferma mai però, quasi come la mia...perchè a provare a spiegarsi tutte le cose che succedono ci perdi, come si dice a Napoli 'o suonne e 'a fantasia...
Però al piccolino quella gliela devi proprio dire:è troppo fichissima!Eppoi lui è davvero troppo intelligente per crederci!

Ciao tesorine
Gra

valeria ha detto...

lemoni grazie per la fedeltà, ma capisci che con questa sottospecie di lavoro che mi ritrovo non sono in grado di dare risposte alla mia sorellona, ho troppe domande irrisolte anche io. per esempio, perchè ieri mi sono beccata un collegio dei docenti autocelebrativo pur non dovendo più lavorare in quella scuola? e perchè devo ancora tornarci sabato mattina, a contratto concluso? mah!