mercoledì, giugno 20, 2007

Alcune cose che ho capito sull'organizzazione dei matrimoni

Mi sono sposata 6 anni fa, circa, a Potenza, pur abitando a Milano. Le motivazioni di questa scelta sono state diverse, ma a conti fatti ha avuto un bel po’ di risvolti positivi. Uno per tutti: nessuno si è lamentato del troppo caldo.

Il processo di organizzazione è stato estremamente efficiente ed efficace. Certo, non sono mancati gli scivoloni (tipo almeno due o tre persone che sono sgusciate fuori dalla lista degli invitati, e non per scelta ma per banale distrazione – due di loro non mi rivolgono più la parola, con un altro ogni volta che ci vediamo non posso fare a meno di pensarci, ma non ho mai avuto il coraggio di parlarne; morale, certe gaffe si pagano, profumatamente), ma in tre week end abbiamo chiuso tutto quello che c’era da chiudere sul posto, mentre da qui si coordinavano le operazioni di carattere burocratico (documenti, corso prematrimoniale, pubblicazioni… Ho dovuto anche fare la Cresima) e si elaborava un concept per il tutto.

A cose fatte mi sentivo pronta per intraprendere una brillante carriera di wedding planner. Cosa che probabilmente accomuna molte spose, del resto, ma il mio curriculum poteva vantare alcuni item decisamente notevoli:

  • Tre week end per fissare la data, trovare chiesa e ristorante, concordare il tutto con l’unico prete a cui avrei consentito di sposarmi, trovare le fedi, fissare un albergo per una quarantina di invitati non residenti, musica, fotografo, fiori, parrucchiere, estetista, lista nozze;
  • Solo un pomeriggio di permesso al lavoro per andare a visitare un atelier a cui tenevo molto (che poi si è rivelato una grande delusione, ma che fa); tutti gli altri visti in momenti liberi;
    Un pomeriggio per organizzare l’arrivo degli invitati, i tavoli, le ultime cose per la cena (comprese le macchine fotografiche usa e getta sparse sui tavoli, personalizzate a tono con i biglietti di ringraziamento che ho lasciato nelle camere dell’albergo, grazie alle quali alla fine mi sono ritrovata con un colossale servizio fotografico unofficial: una specie di flickr del matrimonio);
  • Ma soprattutto: due tavoli di amici ubriachi già alla prima portata, che hanno forzato i musicisti a rinunciare al repertorio “d’accompagnamento” per ballare e smaltire da subito. Fino a un’ora improbabile del mattino.

Mi mancava però ancora una consapevolezza, che oggi posso con orgoglio affermare di avere acquisito: per ogni matrimonio ci deve essere un addetto alla logistica. Uno che la sera prima (r)accolga gli invitati provenienti dai quattro angoli del mondo (“Mmm… ha preso il primo bivio al posto del secondo… cosa vede adesso a destra? Brutto affare, si fermi, vengo a prenderla, che macchina ha?”, oppure: “Insomma, non ti sei stampato la mail con la cartina. Allora, ti guido al telefono. Scusa sa, ma sto andando a prendere uno che si è perso”, o ancora: “Sposi, che ne dite se per stasera organizziamo un buffet qui in casa, così poi chi vuole va in albergo e gli altri possono uscire? Vi organizzo un catering da paura al volo”, e così via), che faccia da servizio d’ordine davanti alla chiesa (“Chiesa a macchina della sposa… fatevi ancora un giro, manca il testimone dello sposo, e c’ha lui gli anelli”, oppure: “Si può sapere che sta facendo la sposa??? Se ha cambiato idea lo dica subito, le acconciature si disfano dal caldo e lo sposo ha già preso 40 gocce di Lexotan…”, e così via), che coordini macchine disponibili e invitati appiedati (“La zia Rosina non nella cabrio, è troppo bassa, che, le scassiamo di nuovo il bacino?”, oppure: “Una macchina fumatori… sì, ce n’è una, il bimbo è a casa con la varicella, quindi ci sono due posti in più, e si fuma come animali”, o anche: “No, tu che conosci la strada vai in quella macchina dove sono tutti foresti… che fa che non li conosci, i matrimoni servono anche a fare amicizia, no?”, e così via), che faccia da guida locale ai parcheggi (“La multa? Avete preso tutti la multa??? Sette macchine??? Ma si può sapere perché non avete parcheggiato dove vi ho detto io!?”, oppure: “Vieni, vieni, vieni, ancora un pochino, BASTA! A sinistra adesso, piano…”, e così via).

Quella di addetto alla logistica è una funzione, non necessariamente ricoperta da una sola persona. Ad esempio, per sistemare con le due forcine rimaste il velo della sposa dopo che il paggetto ci si è arrotolato dentro, va meglio una signora, che è più pratica di forciname, e anche se non lo è si appoggia al suo corredo genetico per impararlo seduta stante; mentre per spostare due macchine che si sono piazzate davanti a quella dello zio ottuagenario dal prato antistante l’agriturismo va meglio un uomo, che non rischia di lasciarci i tacchi a spillo, nel prato suddetto.

Insomma, con questa nuova consapevolezza ho raggiunto la quadratura del cerchio di quella che potrebbe diventare la mia prossima professione. Nubendi d’Italia, sono qua. Smettete di sbattervi, che al vostro matrimonio ghe pensi mi!

6 commenti:

Annachiara ha detto...

curiosità: ma avete poi fatto il defilé sulla via pretoria? ;-)
E comunque, per rispondere al tuo appello: io ho già dato, non potrò essere tua cliente! ;-)
E comunque mia madre già mi bastava....

Giuliana ha detto...

alla chiesa si arrivava da un vicolo che dà su via pretoria, ma nessun defilè, la macchina era dietro :)

copenhagen_by_bike ha detto...

geniale questo post!! davvero divertente! non ho ancora sperimentato il matrimonio, ma qualora mi rendessi conto che è giunto il momento, mi prenoto come tua cliente!
ciaoo

ruben ha detto...

Questa sceneggiatura te l'ha rubata il regista de IL matrimonio del mio migliore amico, o altro film-terrorista sui matrimoni...

Io l'avevo annusata, sai? E infatti convivo dal '93...

Baci!

Unknown ha detto...

Posso consigliarti come planner ad un'amica che si sposa tra poco....a Caserta (80° all'ombra e due giorni di ferie), con la mia lei che fa da testimone e lei non si è preoccupata minimamente del suo (nostro) alloggio, che ha invitato a salti e che soprattutto pensa che il suo matrimonio debba essere più importante della stabilità economica e della vita stessa degli invitati?
Dimmi di sì, ti prego....

Giuliana ha detto...

nurwain, che bel nome da elfo! quando sarà il momento, sarò felice!

ruben, ti giuro che non mi sono inventata niente, ho solo portato nero su bianco quello che tutti hanno vissuto se hanno partecipato ad un matrimonio.
e per quanto riguarda la tua resistenza, non ho fretta: cederai, e allora io sarò qui ad aspettarti... a velo aperto :P

andrea, mi pare che tutto sia già organizzato! però, per il bene tuo e della collettività, potresti proporti come addetto alla logistica, no?