martedì, ottobre 23, 2007

Quando ci rubano il week end

Il prossimo week end lavorerò. Niente di strano, è già capitato. Poche volte, perché preferivo farmi le notti piuttosto che farmi rubare gli unici giorni che potevo dedicare agli affari miei.

Credo che chiedere alla gente di lavorare nel week end sia poco serio. Credo autorizzi il cliente a svalutare il lavoro di questa gente, o peggio, a svalutare le persone stesse. Non entro neanche nelle dinamiche interne all’azienda che portano a questo, e che tutti quelli che lavorano in agenzia hanno provato sicuramente: errata pianificazione, spesso, altre volte semplicemente avidità. Si accettano Mission Impossible perché bisogna fatturare, perché questo è un cliente strategico, perché non possiamo permetterci di dirgli di no, perché il cliente è pazzo da legare, perché… Ecco, in queste logiche e nelle loro motivazioni non ci voglio entrare, perché sarebbe uno sterile esercizio di retorica post-sindacale.

Del resto la stessa cosa si potrebbe dire delle notti o, più in generale, dei fuori orario – chiamarli straordinari non descrive la cosa, mai sentito parlare di una sola ora pagata, oltre a quelle previste dal contratto; il che fa decadere il concetto di straordinario.

Ricordo un 23 dicembre di alcuni anni fa. C’era una festa di Natale che l’azienda aveva organizzato in pompa magna per presentare la fusione con un’altra azienda, unitamente all’ingresso in società del nuovo amministratore delegato, che già tutti chiamavamo Il Tristo Mietitore, o Jack Mani-di-forbice, a seconda delle sensibilità.
La festa andò avanti fino a notte fonda, e verso le 3 del mattino un gruppo di profughi particolarmente ridanciani grazie alle abbondanti libagioni decise di andare in ufficio, a trovare una trentina di colleghi che erano lì ancora a lavorare. La spedizione fu un successo. Si ribrindò, naturalmente. Un collega cacciato di casa dalla moglie a causa delle sue – di lui – troppo frequenti serate passate al lavoro, venne convinto a fare ancora un tentativo, ma magari aspettando la mattina, che una moglie che ti ha buttato fuori non ha un gran piacere a vederti tornare implorante alle 5 del mattino della vigilia di Natale.

All’epoca la cosa ci piacque – meno a quelli che dall’ufficio non si erano mai mossi. Oggi ho la netta sensazione che quella notte si sia celebrato un rito antisociale e profondamente immorale. Giusto per chiarire, la metà di quelle persone due settimane più tardi cadde sotto i colpi della falce (o delle forbici).

Il prossimo week end lavorerò, e non invocherò nessuna istanza di principio, né di altro tipo. Però trovo che sia una cosa profondamente stupida.

15 commenti:

scrittricexcaso ha detto...

anche a me capita di dover alcune volte lavorare di domenica ed alcuni clienti non hanno neanche il riguardo x l'ora anzi magari mentre tu ti sei buttatu giù dal letto alle 7 di domenica maledicendoti e hai buttato giù la baby sitter che ti deve coprire sei in macchina verso milano e squilla il cell. " a signora mi scusi ma arrivo in ritardo.." non ho parole

pOpale ha detto...

La cosa che trovo triste è sentirsi parte di un grande organismo e dare il 100% di energie, week end e parte della propria vita privata e un giorno con un taglio netto a causa di politiche aziendali sentirsi inutile con un grande vuoto dentro come una vecchia matita senza più il gommino.

giuliana ha detto...

scrittrice: già, ti viene da fargli del male fisico. a me capita quando mi fanno aspettare ore per un feedback e poi se ne escono con "ah, scusami, poi sono andato a casa... comunque va bene, eh?"

popale: senza più il gommino? e la punta? dove la mettiamo la punta???

Chiara ha detto...

La cosa che mi dava più fastidio non era tanto il lavorare in tempi teoricamente festivi, quanto sapere che lo stavo facendo perché il mio capo non aveva fatto bene i conti per pianificare i lavori.
Tipo che ti facevi una settimana a inventare un giro di finestre che a lui piacesse, ma poi a 48 ore dalla consegna la grafica non era ancora stata approvata e ovviamente i contenuti non erano stati inseriti né testati.
Che rabbia...

Suysan ha detto...

Non ho lavorato mai in un ufficio(non sò se è stato un bene o un male) ma sento dire da mio marito le stesse cose....."almeno che venissero apprezzati i salti mortali che uno fa"
Grazie per il passaggio nel mio blog

ildebe aka bebeto ha detto...

Ti faccio i complimenti per il blog.
Ti do un suggerimento.
Se vuoi puoi facilmente inserire i commenti recenti nella sidebar del tuo blog.
Le istruzioni a questo indirizzo

giuliana ha detto...

ildebe, grazie del suggerimento. prima o poi lo farò :)

storie di tamarri ha detto...

il tuo brillante post mi ha fatto riflettere sull'opportunità di tentare la strada nel mondo dell'impresa privata, piuttosto che nel settore pubblico.

la verità è che sfruttano. sfruttano oltre ogni legge scritta o non scritta, legale o morale. spesso sfruttano anche se non serve a niente, anche se i ritmi ossessivi peggiorano le performances anziché migliorarle.

buon lavoro, eh.

giuliana ha detto...

storie, hai detto una cosa sacrosanta: "sfruttano anche se non serve a niente, anche se i ritmi ossessivi peggiorano le performances anziché migliorarle". per questo credo che ci sia una dose di narcisismo e di egocentrismo non indifferente dietro le storie di sfruttamento: chi sfrutta è spesso il manager per il proprio personale tornaconto in termini di premi, o quello che da tempo è rimasto a corto di vita privata e dunque "tanto vale lavorare" (verrebbe spontanea una battuta sulla vita sessuale di queste persone, ma ciò scoperchierebbe un vaso di pandora fatto di vite sessuali impossibili per mancanza di tempo ed eccesso di stanchezza nelle poche ore che si riesce a trascorrere con il partner). spesso sfruttano inconsapevolmente, anche, che non tutti sono bastardi. solo che loro hanno orgasmi multipli all'annuncio dell'ennesima Mission Impossible, e sono convinti che sia così anche per gli altri.
ah, benvenuto!

Mit-Ile ha detto...

sono d'accordo! tu pensa che quando ho cominciato a lavorare, mi fioccavano spesso lavori il venerdì tardo pomeriggio da consegnare entro il lunedì!
se obiettavo, mi si rispondeva: "perchè cosa hai da fare tu? sei pure single?".
Col tempo lavorare i w-e era diventata la regola e se non lo facevo mi sentivo in colpa. Poi, i problemi di salute mi hanno fatto capire che ho diritto a riposarmi pure io che sono single! :)

giuliana ha detto...

mit-ile, questa dei single che possono non avere una vita è un'altra leggenda metropolitana dura a morire. non capisco se si tratti di nostalgia dei tempi della milano da bere o di cosa. qui da noi è pieno di donzelle sulla trentina in cerca di un'anima gemella, che non troveranno mai se non decidono di dare un taglio alle serate passate in ufficio... o a intrecciare relazioni endogamiche :)
siamo una generazione stupida, ci siamo dimenticati di quanto i notri genitori e i nostri nonni hanno lottato per ottenere dei diritti, e noi su questi diritti allegramente ci balliamo sopra. che tristezza!

mitile ha detto...

l'unica consolazione (peraltro magra!) è che non siamo sole. Ossia è un fenomeno generalizzato, seppur sbagliato.
Questo non risolve la situazione, ma fa sentire meno soli.

ruben ha detto...

Io credo che chi organizza il lavoro di sabato, tipo cene sociali, assemblee, riunioni e varie, sia di quelli che nel week end non hanno un cazzo da fare. Scusa la raffinatezza. Per questo mi fanno pena. Ma anche rabbia, specie d'estate. Ed essendo una loro vittima, cerco di meditare una soluzione prima che prenda il sopravvento il mio innato istinto vendicativo... Se ci arrivo, ti faccio sapere!

giuliana ha detto...

non so. io sono giunta alla conclusione che non c'è nessuna soluzione. e l'altra conclusione è che, mentre spesso ho giustificato queste persone, adesso sono convinta che siano degli stronzi, punto e basta. è chiaro che è più facile "fare il budget" se si fa lavorare la gente gratis...
se però ti viene in mente qualche idea fammi sapere!

giuliana ha detto...

mitile, credo che questo sia il nostro guaio. il fatto di non essere sole dovrebbe essere un vantaggio per noi, mentre l'abbiamo trasformato in un vantaggio per chi su questo sistema ci campa. non credo nel "mal comune mezzo gaudio", ma al contrario sono convinta che un male, se riconosciuto come tale, possa essere sradicato proprio perchè comune.