mercoledì, novembre 19, 2008

A scuola di Social Media

Mi sto occupando per lavoro di Social Media (non che non l’abbia mai fatto, ma insomma adesso è una cosa più strutturata), e allora ho fatto un po’ di considerazioni a latere, che non finiranno mai in una ricerca vera e propria.

Una di queste considerazioni è che i Social Media sono un po’ come le scuole, e cioè sono ambienti in cui le relazioni tra persone somigliano molto alle relazioni che hanno luogo a scuola.

Ad esempio.

Twitter
È l’asilo nido. Per lo più vi si trovano brevi monologhi, spesso dal senso oscuro, che non arrivano mai allo status di conversazione. Tra dichiarazioni di stato (es. “se ne sta sotto il piumone con 40 di febbre”) e di fare (es. “vado a bere il caffè”), e domande destinate a rimanere senza risposta (a volte anche perché non sempre cercano davvero una risposta, ad es.: “mi chiedo perché per far arrivare il tram devo per forza accendermi una sigaretta…”), le volte in cui qualcuno riesce davvero a chiacchierare sono poche. Questi monologhi sono però in qualche modo preliminari alle conversazioni stesse, che poi avranno luogo altrove, così come i bambini del nido avranno poi modo di parlare davvero tra loro dopo qualche anno.

Flick e YouTube
I laboratori della scuola dell’infanzia. Ogni anno si elabora un progetto, e su questo i bambini vengono messi a lavorare, in gruppi, ma anche individualmente. Ecco, nel caso di Flickr e YouTube non c’è nessuna programmazione, ci sono solo queste persone piene di buona volontà che producono come matti. In alcune particolari circostanze e per taluni temi Flickr e YouTube si trasformano nelle redazioni dei giornali di classe, di qualunque classe si dedichi ancora a fare un giornale.

I blog
La blogosfera è la parte più difficile, perché è il trionfo dell’individuo. In un certo senso il concetto di classe è escluso in partenza (se si eccettuano gli eventi tipo barcamp, che in pratica sono le gite scolastiche della fine delle superiori). Però mi ricorda molto le lezioni delle scuole elementari americane show and tell (mostra e dimostra, per dirlo alla Peanuts). Ognuno arriva con il suo elaborato (che può essere qualunque cosa, dal modellino di una centrale nucleare realmente funzionante al coleottero raccolto per la strada subito prima di entrare) e ne parla agli altri, che se sono interessati intervengono, e se no buona notte al secchio.

Anobii
Il liceo classico. Ci sono i secchioni che leggono davvero e che poi davvero parlano delle cose che hanno letto. Fanno a chi c’ha la libreria più grande, a chi fa le migliori recensioni, a chi fa parte di più gruppi (di studio, di lettura, di pazzeggio). E sono contenti!

Facebook
Della serie: i mostri sacri. Facebook è un’Università in autogestione. Ma grande, grandissima, centinaia di migliaia di studenti (per la questura qualche decina). Pacche sulle spalle, collettivi, situazioni sentimentali in perenne evoluzione, gruppi che nascono su grandi idee e finiscono a tarallucci e vino, torme di balenghi. E poi ti faccio vedere questo, guarda un po’ chi si è unito a noi, facciamo questo nuovo gioco. E viene sera e viene mattina.

LinkedIn
Per quale motivo uno si iscrive a un master in comunicazione? Ma è ovvio, per conoscere gente! Ecco, LinkedIn è un master in comunicazione, dove tessi la tua rete di relazioni per poter, nel tempo, farla fruttare: in altri ambienti si chiama pastura, ed è ugualmente essenziale per la sopravvivenza.

Friendfeed
È il gruppo di studio sull’istruzione, magari dentro un ministero che, evidentemente, non è quello della Gelmini. Riprende cose di cui si è parlato, monitora gli umori, a volte coglie segnali, ma sempre in modalità “cogli l’attimo”. Che poi domani è un altro giorno, e ci saranno altre cose, altri umori, altri segnali. E poi lo dice la canzone, si vedrà.

Gli aggregatori
Dopo un onorato corso di studi, tutti hanno diritto ad entrare in un Ordine. L’Ordine per i Social Media sono gli aggregatori: vi si accede dopo aver superato un esame, per lo più, e/o dopo aver fatto un periodo di tirocinio. In linea di massima una volta che ci sei dentro, ci rimani; ma se ti comporti male fa’ attenzione, perché non è detto che non ti si depenni. Con ignominia, finanche.

8 commenti:

Panzallaria - Mammablogger ha detto...

questo è uno dei post più belli che io abbia mai letto. Puro genio Giuliana. La metafora della scuola è azzeccatissima!!!!

braverrima!

sarei curiosa di sapere in che modo te ne stai occupando per lavoro...

ciao
panz

Maurice ha detto...

Tirando le somme, basta un pc e un paio di ciabatte, e puoi passare la vita a digitare, pensando di dire cose che interessano il mondo, allacciando amicizie, sistemandoti nei social network, pubblicando foto, musica, video... e nessuno ti caga (scusami il francesismo).
Finché scopri che la stronzetta di turno con una webcam salta, balla, e butta per aria il pc, e diventa la star del web.
Qualcosa non mi torna.

piattinicinesi ha detto...

molto carino questo post, e anche il commento di maurice. è la vita vera.

Anonimo ha detto...

Ciao, un saluto e ti segnalo la seguente iniziativa, cui potresti essere interessato. A rileggerci

http://unafamigliacometante.blogspot.com/2008/11/noi-e-i-bambini-children-see-children.html

eBooker ha detto...

Ciao, ti segnalo un Report Gratuito che troveresti di Sicuro Interesse : "Personal Branding Con I Social Media"

Mammamsterdam ha detto...

Che bello. Posso solo dire che ho evitato FB fino all'impossibile e ci sono dentro fino al collo, ma so che se attacco con anobii è veramente la fine. Non avrò più tempo di legger libri.

Un bacione, bellissima questa descrizione,

ba

bstevens ha detto...

bellissimo questo "percorso" che ci indichi! brava!!

Sofia ha detto...

Io invece sto lavorando ad un social network, credo il mio sarà del tipo: corso di recupero o esami a settembre!