venerdì, maggio 14, 2010

La scuola triste

Fine anno, tempo di bilanci. E di riflessioni, su questa scuola pubblica che è sempre più triste.

La scuola come l’azienda
Durante i colloqui avuti con le maestre nel corso dell’anno ho colto in alcuni momenti la loro ansia. Ansia da prestazione, collegata agli adempimenti diciamo così quantitativi: le verifiche, i voti, il programma, le schede, le pagelle. Le verifiche possono diventare una spina nel fianco anche per loro, oltre che per i bambini: perché quei voti finiscono da qualche parte, scolpiti nella roccia, destinati a seguire gli scolari fino all’università, e allora come si fa a dare a un bambino di prima elementare un 3 o un 4, mica siamo al liceo, eccheddiamine!

E se questi momenti vengono vissuti così dagli insegnanti, come li vivono i bambini? Come minimo con la stessa ansia.

A pensarci bene, è come in azienda, quando una-due volte l’anno hai le valutazioni: hai degli obiettivi legati alla produttività, e non c’è santo, o li hai raggiunti o non li hai raggiunti. Nell’azienda però la missione è quella di fare soldi, e il ruolo di ciascuno è tarato su questa missione. Nella scuola no. O insomma.

Quello che vedo è un livello di performance decente, a volte anche buono o addirittura ottimo: alla fine dell’anno i bambini sanno leggere, scrivere e far di conto. Peccato che il modo in cui ci siano arrivati non è altrettanto visibile, misurabile, quantificabile. Qualcuno ha vomitato tutti i giorni per mesi, qualcun altro ha sclerato malamente, altri ancora hanno nutrito un genuino odio. Insomma, che cosa sta succedendo?

Il ruolo della scuola
La mia sensazione è che la scuola abbia nel tempo abdicato ai vari ruoli che aveva. Per esempio. Alla scuola non si può chiedere che svolga funzioni educative, che sono questione delle famiglie. In linea di principio ci sta, peccato che se per 40 ore la settimana i bambini sono lì, spiegatemi come può essere che questa istituzione non rivesta un qualche ruolo in questo senso.

Altro esempio. Anche sull’istruzione pura e semplice, la scuola delega molto. Oggi qualunque maestra vi dirà che i bambini vanno seguiti quando fanno i compiti. Ok, niente da dire. Ma che i bambini non possano fare i compiti se non seguiti da qualcuno è un’altra storia. Pensiamo ai figli degli extracomunitari, nelle cui case spesso non si parla l’italiano. Come la mettiamo? Mi rifiuto di pensare a questi bambini come meno fortunati dei nostri, e però quando senti certe cose ti viene questa sensazione.

Ma allora, se la scuola non deve educare e per istruire deve essere coadiuvata dalla famiglia, qual è il suo ruolo?

Mi viene in mente un altro parallelo, con la sanità. Avete presente il medico di base? Il medico di base (o di famiglia) deve stare molto attento a quanto prescrive (tra farmaci e esami), perché se esagera va nei guai. Insomma, il rischio è che diventi una specie di ragioniere, più che una figura di riferimento per la salute delle persone (con tutto il rispetto per i ragionieri, che però fanno un altro mestiere).

La scomparsa della persona
So what? La mia idea è che la scuola pubblica italiana sia sempre più omologata sul modello aziendal-efficientista, in cui, appunto, l’efficienza è spesso più importante dell’efficacia. Ha pochi soldi, e quelli che ci sono servono a raggiungere gli obiettivi. Ma gli obiettivi si riducono al completamento del programma: in una parola, alla performance.

E le persone dove sono finite? Io non le vedo più.

Non vedo più i bambini, ognuno con i suoi tempi, il suo carattere, i suoi punti di forza e di debolezza, la sua necessità di fare della scuola un’esperienza positiva, di essere interessato a quello che fa, di comprenderne il valore.

Non vedo più gli insegnanti, che devono combattere quotidianamente con un tabellino di marcia impietoso, con classi sempre più numerose e famiglie sempre più riottose.

Non vedo neanche le famiglie, paradossalmente, che, attive più che mai, hanno spesso la tentazione e altre volte l’esigenza di sostituirsi alla scuola nel difficile compito di far crescere i bambini con equilibrio, consapevolezza e, ops, gioia, voglia di diventare grandi. Non le vedo come persone, se così si può dire, perché si fanno un mazzo tanto ma non potranno mai essere certe che tutto questo avrà dei risultati soddisfacenti.

Non vedo più le persone, in questa scuola pubblica italiana, vedo unità produttive. Che tristezza.

Steiner, Montessori & Co.
Parlando con genitori che hanno fatto scelte diverse da quella della scuola pubblica, trovo finalmente degli spiragli di speranza. I figli stanno in classi di 18 bambini, sono seguiti non solo per quanto sono capaci di scrivere nelle righe o quante parole al minuto sanno leggere, sono visti come bambini, creature in crescita, da coltivare.

Io sono contraria per principio – mi spingerei a dire per ideologia – alla scuola privata, e quindi non credo che farò mai questa scelta per mio figlio. Poi però mi chiedo se di questo mio atteggiamento non sarà lui a pagare le conseguenze. Non sul piano delle performance, insisto: Gabriele e i suoi compagni impareranno un sacco di cose, hanno ottimi insegnanti. Piuttosto sul piano della crescita personale, che è la cosa che mi preoccupa di più. Un bambino poco interessato a quello che si fa a scuola, che vive come un obbligo (a volte come una tortura) il fatto di svegliarsi tutte le mattine e andarsene tra i banchi, che aspetta il week end con più ansia dei genitori, ecco, questo bambino, che adulto sarà? Efficiente, senz’altro, ma poi? Quando riuscirà a capire che le persone sono un’altra cosa, non risiedono – solo - nell’efficienza che esprimono?

Una postilla: ovviamente sto generalizzando. Proprio come i medici di famiglia, ci sono tanti tipi di insegnanti, anche quelli illuminati, che con i pochi mezzi che hanno fanno tanto proprio con la preoccupazione di creare delle belle persone. Ma questa è un’altra storia.

12 commenti:

CosmicMummy ha detto...

mio figlio va al nido, per la scuola c'è tempo. ma vorrei che i miei figli frequentassero una scuola pubblica, e vorrei ancora poter credere che questa sia la scelt amigliore per mio figlio. non voglio che mio figlio si senta migliore degli altri perchè i suoi genitori possono pagargli una scuola migliore, sicuramente non accetterei che mio figlio fosse educato in una scuola religiosa perchè non ne condividerei l'impostazione. e ho sempre creduto che ci sono cose come la sanità e l'istruzione che DEVONO essere pubbliche. però ho visto genitori che la pensavano come me e poi al momento della scelta hanno optato per la scuola privata. vuol dire che davvero quello che tu descrivi è la realtà più o meno diffusa, i principi sono importanti ma quando si tratta dell'istruzione di tuo figlio capisco che tanti non vogliano rischiare.

Alem ha detto...

Anche mia figlia va ancora al nido (privato perchè nel pubblico non c'è posto!) e anche io mi chiedo se nel momento dell'iscrizione riusciro' veramente a scegliere la scuola pubblica.
Mi spaventano i grandi numeri, le maestre abbandonate e la continua lotta a chi arriva prima e meglio.
Mi piacerebbe vederla divertirsi ed imparare, ma credo che per ora sia soltanto un desiderio irrealizzabile!

mammafelice ha detto...

Non avrei saputo scrivere di meglio. Ho le tue stesse preoccupazioni. E ho anche la paura che non riuscirò ad essere tollerante, nei confronti di questa scuola, e che sarò odiatissima dagli insegnanti di mia figlia. Ho già discusso ferocemente al nido... iniziamo bene!

mammadifretta ha detto...

e la situazione diventa ancora più tragica quando accanto alle virtuose montessori e steiner...ti becchi le finte scuole montessori che sorgono come funghi...(io ne ho incontrata una) per cui oggi le famiglie devono essere pure ben informate.Comunque la scuola italiana mi fa paura...

Castagna ha detto...

Ciao, io sono una prof delle medie, lavoro in un paesino del Piemonte, e trovo che se anche le elementari sono fatte in un certo modo (su quello non mi pronuncio) non si possa necessariamente dire, o almeno non si possa generalizzare, altrettanto sulle medie.
Eppure a noi quest'anno hanno tagliato le ore di lavoro e ci danno sempre meno risorse: i recuperi del pomeriggio (cioè le lezioni per chi ha carenze in alcune materie) li facciamo ormai chiaramente gratis, non abbiamo quasi più ore di sostegno, però ci troviamo lo stesso il tempo per mille cose che con la scuola c'entrano meno e con l'educazione c'entrano molto.
Mi farebbe piacere se ti leggessi qualche post sul mio blog ( www.auleintempesta.blogspot.com ), che parla appunto di scuola: ho iniziato a scriverlo questo settembre e praticamente contiene un anno di lavoro in una seconda e una terza media, raccontato giorno per giorno, oltre a un po' di fatti miei sparsi.
Ti segnalo questo post:
http://auleintempesta.blogspot.com/2010/01/ayurvedico-surreal-bellissima_07.html
o anche questo che si avvicina di più al tuo discorso, ma lo prende da un altro punto di vista: http://auleintempesta.blogspot.com/2010/04/anf_08.html
ma anche questo (l'ultimo che ho messo questa settimana, che dà forse la misura di come siamo messi tra la società che cambia e la guerra fra poveri che ci fanno i colleghi):
http://auleintempesta.blogspot.com/2010/05/un-libro.html
Se hai commenti mi fa piacere sentirli!
Ciao

Suysan ha detto...

Credo che anche in questo campo è tutta questione di fortuna, ci sono buone scuole statali e pessime scuole private, io con mio figlioche si è diplomato lo scorso anno ho trovato sin dalle elementari un mondo che guardava solo al profitto dell'alunno e non al suo lato cosiddetto umano...alle medie peggio delle elementari...il salto è stato enorme, d'improvviso non vengono più consderati bambini ma adulti, mentre i ragazzi hanno ognuno i propri tempi.. Colpa di maestre e professori inadeguati o rigidi programmi da rispettare?

Alla fine ho optato per la scuola privata facendo un sacco di sacrifici per pagarla ma tirando un sospiro di sollievo nel vedere mio figlio più sereno!

Claudia - La casa nella prateria ha detto...

Wow, che post.

Io non faccio testo, sono una homeschooler dentro.

Io ho avuto mal di pancia tutti i giorni dalla prima elementare alla terza media.

Il rendimento è sempre stato ottimo ma la contropartita era una sofferenza profonda.

E non mi sembra che, nel frattempo, le cose siano migliorate.

Le scuole private, i metodi alternativi... sì, ma finché saranno alternativi non servono a molto.

Grazie per questo bel post, che fa davvero riflettere.

giuliana ha detto...

uau, che commenti impegnativi. del resto ho cominciato io...
la scelta della scuola privata, per una come me - ma anche per quelli come voi, mi pare di capire - è una scelta veramente sofferta. tutti vorremmo che lo studio, almeno per i primi anni (l'università è un'alra cosa, fuori dall'obbligo scolastico, liberi tutti, secondo me, che pure ho fatto un'università pubblica), fosse garantito, e che la garanzia fosse anche per quanto riguarda la qualità. purtroppo qualità vuol dire tante cose: qualità dell'istruzione, senz'altro, ma anche qualità della crescita, che considero non meno importante. io ho la gastrite dalla seconda elementare, a causa di una maestra diciamo così non proprio equilibrata, ma quelli erano altri tempi, e l'autorità, anche se esercitata da una fuori di testa, non era da mettere in discussione. però non voglio che a mio figlio tocchi la stessa cosa, anche se per motivi diversi.
non credo, lo ripeto, che la responsabilità sia degli insegnanti: loro fanno quello che possono, e spesso anche di più, come alcuni di voi segnalano. credo piuttosto che ci sia una precisa volontà di formare persone-non-persone, che non sviluppino spirito critico e emotivamente represse. questo facilita molto l'esercizio del potere.
se potete e non l'avete ancora fatto, leggete "Per la scuola" di Piero Calamandrei, edito da Sellerio. sembra scritto oggi, ed è veramente illuminante. qui la scheda di anobii: http://www.anobii.com/books/Per_la_scuola/9788838923654/0174c2f0da029afb8a/

Anonimo ha detto...

Ciao, anche io avevo tutti i vostri dubbi quando i miei figli erano alla materna poi con gli anni mi sono resa conto che l'unica cosa che conta sono le insegnanti! Quando arriverà il momento, fate un giro nelle scuole pubbliche più vicine a voi o in quelle in cui pensate di iscriverli e parlate con le future insegnanti e con le mamme che hanno i bambini già alle elementari e vedrete che la scelta verrà da sè. La scuola, in questi 10 anni frequentati dai miei 2 figli non è mai stata un disastro proprio perchè fatta da persone e da splendide maestre e chissenefrega se ad inizio anno ti chiedono di portare la solita risma di fogli, i fazzoletti di carta,il sapone ...Non date retta ai racconti delle amiche,spesso sono le mamme ad intromettersi e rompere le palle riguardo ai programmi o ai compiti o ai castighi!! Valutate a pelle, incontrate le insegnanti e poi decidete.
P.S. Riguardo a Montessori, purtroppo in 1a media si arriva alla scuola tradizionale ed ho avuto un paio di amiche con figli con problemi per tutti i primi mesi delle medie in cui si sono presi gran batoste!!
Natalia

Anonimo ha detto...

Forse il ruolo educativo degli insegnanti è stato illegittimato anche dai quei genitori che non accettano rimproveri o brutti voti per i propri figli, credo che molti educatori piuttosto che rischiare denuncie o segnalazioni preferiscano sorvolare. Sono fermamente convinta che la scuola e la famiglia debbano lavorare in sinergia per raggiungere l'unico obbiettivo, l'educazione dei bambini sia sul piano intellettivo che morale e comportamentale.Più che credere nella scuola come istituzione, credo nelle persone, negli insegnanti e auguro a mia figlia, quando sarà il suo momento di avere la fortuna di incontrare degli educatori che le trasmettano l'amore per il sapere. Io nel mio piccolo lo sto già facendo e mi sembra di scorgere già dei risultati. Per quanto riguarda l'affermazione sull' amore per la scuola mi trovi un pò perplessa, perchè secondo me sono pochi i bambini che amano studiare. Io stessa lo vivevo come un obbligo, finchè frequentavo la scuola, da adulta invece mi sono appassionata e se potessi tornare indietro con questa mentalità ne approffitterei per impegnarmi ancora di più.
Stefania mamma di Vittoria

pollywantsacracker ha detto...

sai, le mie sono ancora alla materna però la scuola elementare mi spaventa molto, per lo stesso motivo che dici tu: non c'è il bambino con i suoi tempi, le sue caratteristiche e le sue esigenze. e l'insegnante è costretto a fare come il capo-banco in fabbrica...però io tutto questo lo vedevo già quando andavo alle elementari io, vent'anni fa. la maestra, pace all'anima sua, ossessionata dai tempi e dal programma. i bambini (ma poi anche i ragazzini delle medie e del liceo) bollati con un voto. alle elementari io ero "la più brava", quella "intelligente". con il risultato che mia madre mi considerava una fastidosa secchiona, i miei compagni pure, e nessuno mi ha mai presa in considerazione per quella che ero davvero, tra l’altro una bambina orfana dall’età di otto anni. per contro, tra bambini, consideravamo "stupido" chi non era bravo a scuola. a mio avviso, la questione dei voti è una gran truffa.
di diverso da vent'anni fa, c'è forse la mancanza di unità educativa tra le famiglie e le insegnanti, che fa sentire onnipotente il bambino o il ragazzino. leggevo sul "venerdì" che in Giappone le madri sono talmente esigenti con le insegnanti, che ne hanno spinte diverse al suicidio. inammissibile. scusa il commento lungo.

giuliana ha detto...

interessante quello che scrive @natalia sulla montessori. ho sempre nutrito lo stesso dubbio, ma non conoscendo nessuno che l'ha frequentata non ho mai avuto modo di verificare.
@stefania, quando parlo di amore per la scuola do per scontato che nessuno è così masochista da preferire un'ora di studio a una di parco (almeno, tranne rare eccezioni). però il problema sta, secondo me, nell'incapacità di trasmettere sia una visione dell'utilità di quello che si sta facendo (una a caso e a breve termine, la possibilità di leggere da soli le carte dei gormiti, per esempio, non quella di diventare ingegnere aerospaziale, ecco), sia un minimo interesse per quello che si fa. ecco, io non posso interessare un bambino, se prima non lo fa la scuola.
per la questione dei genitori vi seguo, @stefania e @polly, le ingerenze sono davvero una iattura. però non possiamo fare un paragone rispetto alla scuola che abbiamo fatto noi. io avevo una maestra che usava la bacchetta, ci metteva in piedi dietro alla lavagna e usava spesso le mani (a una bimba ha rotto gli occhiali con una sberla e a un bimbo ha spezzato un polso con la bacchetta, per dire). ecco, lì una denuncia ci sarebbe stata tutta, ma all'epoca l'autorità della maestra non si metteva in discussione, per cui zitti e mosca, e state anche contenti perché questa maestra così severa vi insegna lei bene a mettere gli accenti sulle e. con tutto quello che ciò comportava. per esempio in prima elementare avevo due compagni che si chiamavano nicola, e per distinguerli lui chiamava "nicola il ripetente" quello che era stato bocciato l'anno prima. raffinata, oserei dire.
insomma, nonostante tutto non me la sento di dire che si stava meglio quando si stava perggio. io ho pagato a caro prezzo quel tipo di scuola, anche se ero la più brava della classe (e ti credo, avevo una paura!), e vorrei che non fosse lo stesso per mio figlio, anche se non so come. e questo mi preoccupa molto.
scusate il commento lungo ;)