giovedì, aprile 29, 2010

Il direttore creativo, o del vendere visioni

Il direttore creativo non va confuso con il pubblicitario. Le due figure condividono spesso gli spazi di un’agenzia, ma in generale non corre buon sangue. Il motivo è semplice: il pubblicitario è un commerciale, il direttore creativo ama pensarsi artista, e l’arte, si sa, non è in vendita.


Nonostante la sua idiosincrasia per il meretricio della sua professione, il direttore creativo guadagna bene, a volte molto bene, soprattutto se ha passato i 50. Se è sotto, sopporta il meretricio in nome di quello che potrà guadagnare una volta passati i 50.

Il direttore creativo può essere maschio o femmina, e i due generi sono molto diversi.

Il direttore creativo maschio esprime la sua identità attraverso diversi accessori. Il pizzetto se è giovane, il capello brizzolato à la George se è sopra i 50. La t-shirt nera se è giovane, il giubbotto di pelle se è sopra i 50. La borsa a tracolla se è giovane, la moto se è sopra i 50. L’orologio-di-tendenza se è giovane, l’anellazzo se è sopra i 50. Entrambi iniziano ad usare precocemente la crema antirughe, ma non lo confesserebbero neanche sotto tortura.

Il direttore creativo femmina non ha età. Ha iniziato ad usare la crema antirughe a 15 anni. Indossa tailleur-di-tendenza (ma sempre con gonne lunghe) e vistose collane, grandi occhiali da sole anche al chiuso e scarpe basse, perché il tacco fa stronza.

Il direttore creativo ha un nemico giurato: il direttore marketing, che considera rozzo e arretrato, chiuso nella sua vita di mogano e incapace di capire, semplicemente, qualunque cosa non possa essere inclusa in un foglio di calcolo.

Il direttore creativo ha diversi aspiranti direttori creativi al suo seguito, ma è interessato solo a uno-due pupilli per volta. Gli altri che crepino.

Il direttore creativo deve parlare con gli account, ma li considera degli invertebrati al servizio del direttore marketing, e questa considerazione ha un peso notevole sul trattamento che riserva loro. Quindi, che crepino.

Il direttore creativo deve parlare con il responsabile della produzione, ma lo considera un vigile urbano, e questa considerazione ha un peso notevole sul trattamento che gli riserva. Quindi, che crepi.

Il direttore creativo pensa al futuro come alla sua personale tavolozza per dipingere il mondo. Il mondo-di-tendenza.

Il direttore creativo ha un’intensa vita sociale. Frequenta artisti, per lo più. Meglio se underground, di nicchia, emergenti. Il massimo è se sono anche, in un modo o nell’altro, fuorilegge. In questo caso li esibisce come trofei personali del suo infallibile fiuto. Il direttore creativo si innamora spesso delle persone che incontra e a cui riconosce un talento (qualsiasi, dalla musica progressive al fare le torte).

Il direttore creativo parla tantissimo, anche se a volte non si capisce. Vende visioni, dice. Beato lui.

8 commenti:

Alessandra ha detto...

vogliamo parlare dei planner???? :)

Titti Zingone/Marketing Park ha detto...

Ciao Giuliana.
Hai reso benissimo uno spaccato impietoso ma reale di certi ambienti.

TZ

giuliana ha detto...

eheheh la galleria non è mica finita...

Maurice ha detto...

In questa galleria di onanisti c'è spazio anche per il cliente, e per i clienti del cliente?

giuliana ha detto...

@Maurice: quello che mi piace di più, nello scrivere gallerie, è che alla fine trovo sempre tra i commentatori qualcuno più cattivo di me ;)

pollywantsacracker ha detto...

io vengo da un triste paesello spocchioso nella desolata landa romagnola, ma è una vita che non vedo una donna con la gonna lunga. w la direttrice creativa! ;)
p.s. guarda, comunque io certi soggetti nelle grandi aziende proprio non li sopporto. ho conosciuto un capoarea di un' assicurazione che considerava da pezzenti il non avere una biro d'oro quando ci si presentava a un clienti. triste. infatti era un quarantenne single.

VereMamme ha detto...

ehehe, la galleria si fa sempre più carina, aspetto il prossimo:)

Annachiara ha detto...

Ma l'anellazzo è al naso?