domenica, novembre 14, 2010

Paola: una voce nel silenzio assordante

Anni fa, a pranzo con un collega, precario sui 30 anni - stagista? CoCoCo? non mi ricordo, ma comunque una cosa del genere - a un certo punto gli chiesi: "Ma se questa situazione è davvero inaccettabile come dici, perché nessuno fa niente?", e lui mi raccontò di una generazione venuta su senza un'idea di collettività, senza consapevolezza dei suoi diritti (innanzitutto sindacali, ma per estensione anche umani, che quando sei sul lavoro il passo dagli uni agli altri purtroppo è breve), insomma, senza prospettive.

Io mi arrabbiai molto, persi le staffe e gliene dissi di tutti i colori. Poi mi resi conto che lo stavo facendo dal comodo nido del mio contratto a tempo indeterminato, e allora forse non avevo il diritto di dire quello che avevo detto. Però un po' ogni tanto ci penso, forse perché io la mia prima manifestazione l'ho fatta in prima media, con tanto di striscioni e fischietti e megafono (frequentavo la scuola del Conservatorio, e c'era un progetto di legge che avrebbe snaturato il senso degli anni che uno studente medio passa lì dentro - mai meno di 10), e poi la Pantera, quando stavo all'Università, eccetera eccetera. Perciò questi bravi ragazzi non li trovavo molto simpatici.

Però oggi c'è una novità. C'è Paola che sta facendo lo sciopero della fame. Paola precaria al Corriere della Sera, giornalista, che dopo sette anni di attesa si è sentita dire che non sarà mai assunta. E nel mio piccolo farò quello che posso: condivido, e scrivo. Vi chiedo di fare altrettanto, perché come si può facilmente immaginare, la storia non avrà nessun esito se non uscirà dalla rete per andare in tv, dove finalmente potrà rompere il silenzio.

Ne parlano anche su Friendfeed, Macchianera (che ha sospeso il blog per solidarietà), Alessandro Gilioli, Vittorio Pasteris, Nicola Mattina (che ha scritto una lettera aperta al direttore De Bortoli), Delymyth, Blaster's Home, Che cosa ci faccio qui, Galatea, Wolly, I divagatori scientifici, Infoservi, batchiara, Non guardo la tivù.

Per ora.

6 commenti:

CosmicMummy ha detto...

io trovo assurdo che si possa lavorare con contratti a progetto per 7 anni. trovo assurdo che la legge lo permetta. tempo fa mi avevano proposto un lavoro a contratti mensili, rinnovabili infinite volte. io poi per fortuna ho trovato di meglio, ma mi chiedo come sia possibile, per legge, che una persona possa lavorare per molti mesi, o anni, a contratti mensili e cioè senza maturazione di ferie, nè malattia, nè maternità. trovo assurdo che esista persino un decreto che regola i tirocini, in cui c'è scritto che la retribuzione e il versamento di contributi sono facoltativi, se si pensa che in altri paesi far lavorare qualcuno gratis è reato. trovo ancora più assurdo che con contratti di questo tipo non si ha alcun tipo di tutela della maternità, anche se sulla carta è scritto che i co co pro hanno la maternità obbligatoria, pagata all'80%, il fatto che sia pagata direttamente dall'INPS non la rende del tutto sicura: io ho partorito più di 2 anni fa e non ho ancora visto una lira. purtroppo viviamo in un paese in cui le persone nella fascia di età fra i 30 e i 40 anni, che dovrebbero essere la classe dirigente e dovrebbero avere in mano l'economia del paese sono invece ai margini, costretti ad accontentarsi solo delle briciole.

lorenza ha detto...

Non credo, tuttavia, che sia solo una questione di essere cresciuti senza un'idea di collettività. Credo che sia una questione anche anagrafica: il tuo collega (che più o meno avrà la mia età, vabbe', mi tolgo qualche anno ;) è cresciuto con un'idea di mondo, e quando ha iniziato a frequentare il mondo ha capito che non era propriamente così. E' (anche) una generazione di aspettative tradite. E' una generazione che quando incontra i sindacati, non ha possibilità di essere rappresentata dai sindacati (c'è una scena bellissima di Tutta la vita davanti in cui questa cosa emerge in modo evidente).

@CosmicMummy: io mio sono presentata all'INPS con mio figlio di 7 mesi in braccio, per capire come ottenere i soldi della maternità dei co.co.co. E non per protestare, ma semplicemente perché non avevo nessuno a cui lasciarlo. Ma ha funzionato.

Maurice ha detto...

Sono entrato nel giornalismo dopo la maturità (quella del '68) e fino a trent'anni ho scritto per quotidiani nazionali e periodici locali, sempre come precario, si direbbe oggi. Sono stato iscritto all'Ordine come pubblicista e ad un solo passo per diventare professionista. Dopo 11 anni di attesa, domande e speranze disattese, ho mollato perché dovevo guadagnare, indipendentemente dalle mie aspirazioni.
Francamente, non so quanto sia giusto fare lo sciopero della fame, o almeno non mi pare la strada giusta. Ma in un'epoca, dove sei qualcuno solo se sei sotto i riflettori dei media, forse ha ragione lei.

giuliana ha detto...

@cosmicmummy: hai ragione, è assurdo. alcuni anni fa mi è capitata una cosa singolare. una mia collega dell'istituto di ricerche, psicologa, aveva fatto presso di noi il tirocinio e poi uno stage, entrambi pagati, ma come si pagano queste forme di contratto. alla scadenza dello stage, le fu detto che non c'erano possibilità di assumere (cosa vera, peraltro), e le fu proposto un secondo stage. lei rifiutò. la cosa che mi colpì furono le sue motivazioni: "non deve passare una cultura del lavoro non pagato". all'epoca pensai peccato che tu sia una e che tutti gli altri invece ci stanno. lo penso ancora, ma onestamente non saprei trovare una soluzione alternativa.
per la maternità, prova a seguire il suggerimento di lorenza :)

giuliana ha detto...

@lorenza: ok, d'accordo su tutto. ma la mia domanda è: a fronte di realtà da cui non ti senti rappresentato, possibile che non ti venga in mente un modo alternativo di farti rappresentare? non credo che la sfiducia e la disillusione possano paralizzare un'intera generazione. o sì?

giuliana ha detto...

@maurice: se sia lo strumento più adatto o no, io non lo so. so però che siamo al punto in cui se vuoi dare una scossa a una situazione che reputi insostenibile devi fare qualcosa di eclatante, un coup de théâtre. non va bene, in una situazione normale non dovrebbe essere così. ma che cos'è normale, ormai?