lunedì, settembre 28, 2009

Vent’anni in più, ma non li dimostra, ovvero: quel gusto rétro della pubblicità

Il pubblicitario è una figura mitologica nata negli anni 80 e rimasta sostanzialmente invariata da allora.

Il pubblicitario può essere maschio o femmina, e i due generi sono molto diversi.

Il pubblicitario maschio è bruno, spesso sale-e-pepe, qualche volta candido, e in questo caso la chioma è sfoggiata fieramente, come una medaglia a maggior gloria ed onore della Professione.

Il pubblicitario femmina è bionda, o mechata. Se la natura l’ha voluta incompatibile con il giallo paglierino avrà riflessi mogano su fondo scuro, molto scuro, a conferirle il giusto grado di aggressività in un mondo intriso di testosterone.

Il pubblicitario ha una segretaria. A volte più di una. La segretaria del pubblicitario ha una proprietà rara: l’invisibilità. Se ne può sentire la voce solo al telefono. Altrimenti, se ne intuisce la presenza dalla miracolosa materializzazione del caffé sul tavolo della sala riunioni.

Il pubblicitario è interessato al futuro. Che in generale è un fenomeno di nicchia, o, in alternativa, una moda passeggera.

Il pubblicitario ama parlare. In un pidgin italiano-inglese.

Il pubblicitario ha un’intensa vita sociale, ma può frequentare solo altri pubblicitari (che capiscono il pidgin in cui si esprimono).

Il pubblicitario ha un atteggiamento vincente: è bello, ansioso, efficiente, proccupato ma fiducioso.

Io amo i pubblicitari, e un po’ li invidio, perché non passeranno mai di moda. Proprio come i telefilm anni 80, la disco music e i cartoni animati giapponesi.

lunedì, settembre 14, 2009

Aaaarrrrgggghhhh! Il primo giorno di scuola!

Ricordo poco del mio primo giorno di scuola. Una gran confusione all’inizio, la maestra che smistava bambini e genitori, e poi, rimasti soli, lei che con il suo rigido chignon si infila un grembiule nero. Poi mi ricordo solo che quando sono tornata a casa e mia madre mi ha chiesto che cosa avessimo fatto, io mi sono inventata tutto, perché quello che avevamo fatto davvero non mi era piaciuto per niente. Fine.

Per tutta la scuola elementare è stato così. Una maestra che usava spesso e volentieri la bacchetta, e che con la medesima ha rotto gli occhiali a una bambina e un dito a un bambino. Io ero talmente terrorizzata che non andavo neanche a fare pipì (il lato positivo è stato che ho imparato un controllo eccezionale, che oggi mi consente di evitare i cessi dei treni, nel caso). Ed ero bravissima, mai preso meno di 10. In compenso, in seconda mi è stata diagnosticata una gastrite da stress, di cui non mi sono mai più liberata. In terza la pazza è andata in pensione, lasciandoci alle cure di un maestro eccezionale, che ha cercato di salvare il salvabile, anche se ormai il danno era fatto.

Con questo spirito mi è un po’ difficile trasmettere a mio figlio la positività che vorrei. E stamattiva avevo una stretta allo stomaco mentre lui saltellava per strada e annunciava a tutti quelli che conosceva che era il suo primo giorno di scuola. Ma poi, quando siamo entrati, non voleva lasciarmi. E avrei dato chissà cosa per potermelo portare via.

Mi è venuta in mente una poesia che ci hanno regalato le maestre della materna. La dedico a tutti i genitori al loro primo giorno di scuola.

I figli sono come aquiloni
Passi la vita a cercare di farli alzare da terra.
Corri e corri con loro
Fino a restare tutti e due senza fiato...
Come gli aquiloni essi finiscono a terra...
E tu rappezzi e conforti, aggiusti e insegni.
Li vedi sollevarsi nel vento e li rassicuri
Che presto impareranno a volare.
Infine sono in aria:
gli ci vuole più spago e tu seguiti a darne.
E a ogni metro di corda
Che sfugge dalla tua mano
Il cuore ti si riempie di gioia
E di tristezza insieme.
Giorno dopo giorno
L’aquilone si allontana sempre di più
E tu senti che non passerà molto tempo
Prima che quella bella creatura
Spezzi il filo che vi unisce e si innalzi,
come è giusto che sia, libera e sola.
Allora soltanto capirai di aver assolto al tuo compito.

Erma Bombeck

In bocca al lupo, Gabri!

martedì, settembre 08, 2009

Le mamme, il web, la noia e il territorio

Giorni fa scopro, su segnalazione di un’amica, l’iniziativa di Beppe Grillo “Mamme 2.0”. Grandi temi, le mamme che possono cambiare il mondo e bla bla, poi la proposta è, in sostanza, quella di organizzare una sorta di mercatino in cui ci si scambiano le cose invece di comprarle. Flavia lancia un thread, inizialmente via email, poi saggiamente trasferito su VereMamme, per discutere su cosa ne pensiamo di quest’iniziativa. È una roba lunga, perciò se ne avete voglia andate a leggervelo. In sintesi, però, emerge quanto segue: le mamme che sul web ci vivono sono infastidite. L’operazione di Grillo puzza di marketing di bassa lega, e il rischio di strumentalizzazione è alto. Fondamentalmente, la proposta è quella di dissociarsi attraverso una lettera aperta. Ovviamente la discussione svaria sulle fasce, dall’emancipazione femminile svilita nei toni da chi ha scritto l’infelice post con cui viene lanciata l’iniziativa, alle minacce/opportunità che possono discendere dal legarsi a Grillo. Io sono una delle poche voci fuori dal coro: non credo che quello delle mamme online sia un territorio da occupare né un marchio registrato, per cui per me che Grillo e il suo mercatino facciano quello che vogliono.

Il giorno dopo, credo, Mariela, una delle persone che hanno reso possibile il Momcamp, annuncia, sempre via mail, che non intende fare più parte dell’organizzazione, “per motivi personali”. Mi dispiace molto, e glielo dico. Io e Mariela non la pensiamo allo stesso modo su molte cose, e soprattutto abbiamo un modo diverso di stare in rete, ma averla in un team significa avere una marcia in più – al di fuori la conosco troppo poco per poter dire alcunché. E poi arriva il post, questo, con cui Mariela espone le sue motivazioni. Sorvolo su quelle legate al suo vissuto della maternità, perché è una cosa delicata assai, e non mi permetterei mai di entrare nel merito – soprattutto fuori da casa sua –, ma sul resto si può discutere. In sintesi, Mariela è stufa delle mamme, della loro autoreferenzialità, della monotonia dei loro discorsi, della banalità delle loro scoperte/pensate/invenzioni/iniziative e chi più ne ha più ne metta.

Ho sorriso. E mi sono venuti in mente i miei primi due post, e le mamme-del-parco, e tutte le volte che ho lanciato invettive contro le donne che credono che essere mamme significhi smettere di essere persone. E a quando la mia acidità verso la categoria mamme mi faceva rifiutare a priori qualunque cosa che venisse da questo mondo, i flame su Mamme nella Rete, la nausea per chi ha perso l’ironia, le discussioni interminabili. E sì, Mariela ha ragione, spesso le mamme in rete sono autereferenziali, spesso sopravvalutano quello che fanno, spesso sono melense. Ma. Ma non avrebbe senso buttare via il bambino con l’acqua del bagno (che in questo caso mi sembra particolarmente azzeccato): ci sono un sacco di mamme pensanti che meritano molto di più. Il dilemma è semmai: essere gruppo rafforza o crea l’effetto riserva indiana? Mi interrogo di frequente su questo – tanto per dire, ogni 8 marzo –, e sì, sarebbe bello che non ce ne fosse bisogno. Il problema è che ce n’è bisogno. Voi che cosa ne pensate?

martedì, settembre 01, 2009

Presidente, fammi causa

Avrei aperto volentieri la nuova stagione con qualcosa di diverso, ma come non cedere alla tentazione di una querela che ti arriva così tra un'ultima piadina e una frittura mista?

Presidente Berlusconi, fai causa anche a me, perché rispondere a certe domande non è cortesia, è democrazia.

1. Quando, signor presidente, ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo d’incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni?

2. Qual è la ragione che l’ha costretta a non dire la verità per due mesi fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi prima di fare due tardive ammissioni?

3. Non trova grave, per la democrazia italiana e per la sua leadership, che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità politiche le ragazze che la chiamano «papi»?

4. Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008 e sono decine le “squillo” che, secondo le indagini della magistratura, sono state condotte nelle sue residenze. Sapeva che fossero prostitute? Se non lo sapeva, è in grado di assicurare che quegli incontri non l’abbiano resa vulnerabile, cioè ricattabile – come le registrazioni di Patrizia D’Addario e le foto di Barbara Montereale dimostrano?

5. È capitato che “voli di Stato”, senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole?

6. Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiamo compromesso gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese e i nostri alleati che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto che ridimensionano la sua autonomia politica, interna e internazionale?

7. Le sue condotte sono in contraddizione con le sue politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta?

8. Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della Repubblica? E, se lo esclude, ritiene che una persona che l’opinione comune considera inadatta al Quirinale, possa adempiere alla funzione di presidente del consiglio?

9. Lei ha parlato di un «progetto eversivo» che la minaccia. Può garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti?

10. Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?


Cordiali saluti

Giuliana Laurita