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lunedì, maggio 25, 2009

Mam, il giorno dopo. Il re è nudo

Avrei potuto scrivere questo post già nel primo pomeriggio di sabato, dal Mam, ma gli interventi delle mamme erano tanti e interessanti, e così ho preferito aspettare. Che poi, fra l’altro, la notte porta consiglio. Figuriamoci due notti.

La parte facile è questa: brave tutte le mamme che hanno parlato nel pomeriggio. Mamme che hanno le idee chiare, che costruiscono quotidanamente qualcosa di solido, di pratico, mamme che non c’entrano con le mamme della pubblicità. E poi, grande soddisfazione: The Talking Village (il nuovo nome di Powered by People) ha fatto il suo ingresso in società, con una Flavia in grande forma nonostante la – quasi – afonia e i casini tecnici della presentazione. Su questo però ci torno, perché, come si può facilmente immaginare, ci tengo molto.

La parte difficile invece è la mattina, o meglio, le considerazioni che ne sono scaturite.

Mi sono un po’ intristita. Mi sono sentita un panda. Una cosa, un esserino da proteggere, con cui essere solidali, ma una tantum. Mi spiego. Si è parlato di interventi a sostegno del lavoro delle donne, e i temi, mi spiace dirlo, sono stati sempre gli stessi: i nidi, le sovvenzioni all’imprenditoria femminile, la flessibilità. Posso dirlo? Sono stufa.

Sono stufa perché
Sono stufa perché non vedo strategia in questi interventi. Sono tutti interventi tattici, che sanano (o almeno ci provano) singole situazioni di disagio, ma di fatto perpetuano Il Problema.
Sono stufa perché non capisco: ci chiedono di fare più figli ma di fatto mantengono inalterati i sistemi che rendono punitiva la maternità (rispetto al lavoro, intendo, ma forse non solo).
Sono stufa perché ho sentito parlare di donne che non hanno le idee chiare quando rientrano al lavoro dopo la maternità, che dovrebbero orientarsi alla flessibilità. Ma facciamoci due conti. Tendenzialmente, quando vado in maternità i miei obiettivi professionali li ho già fissati da un pezzo: sappiamo tutti che i figli si fanno sempre più tardi perché si pensa prima alla carriera. Quindi, ottimisticamente, li considero invariati, dopo, al rientro. Tuttavia l’azienda (ma, quello che è più grave, gli head hunter) ritiene che questi obiettivi siano rinegoziabili. Perché? Con quale diritto? Che cosa porta un responsabile delle risorse umane a pensare che io non voglia più diventare partner nella mia organizzazione, ora che ho un figlio? Non sono forse sempre e solo io a fissare le mie priorità? Ecco, nel momento in cui mi viene negato questo diritto io mi incazzo moltissimo.
Tema flessibilità. Che non vuol dire solo contratti a progetto – insomma, non è solo precariato – ma anche part time, ad esempio. Guardiamoci negli occhi, come facciamo con i nostri figli quando gli chiediamo di dire la verità, e chiediamoci quante possibilità di crescita professionale rimangano a una persona che sceglie il part time. Nessuna. E allora?

Il re è nudo
Un’iniziativa molto bella del Mam è stata quella di consegnare ad Alessandra Servidori (Consigliera Nazionale di Parità e Consigliera del Ministro del Lavoro) un elenco di richieste delle mamme sul tema del lavoro. Qui trovate tutti i temi. Io ne avevo aggiunto uno, che riporto integralmente:
“varare incentivi per le aziende che incoraggiano la pratica del congedo familiare per i padri.
(una politica che aiuta le mamme deve supportare tutta la famiglia, e farsi carico di facilitare un cambiamento culturale, oltre che ristretto alla singola “emergenza” maternità)”

Nel momento in cui è stato letto, qualcuno ha aggiunto subito: “Certo, bisognerebbe però garantire che al rientro i padri trovino quello che hanno lasciato”.

Ecco, ci siamo. Il re è nudo. Io so di essere molto insistente su questo punto. Ritengo che un cambiamento nella situazione professionale delle mamme venga da una rivoluzione culturale in cui non sia più solo la mamma ad essere famiglia, ma anche il padre. Perché alla base di tutto questo casino c’è il fatto che i padri sono totalmente deresponsabilizzati rispetto all’arrivo di un figlio. E non mi riferisco agli aspetti psicologici, che pure ci sono, ma anche a quelli pratici, di cura.

Pennac dice che “il padre è un’invenzione della psicanalisi”: in altre parole, 100 anni fa manco esisteva. Ma secondo me non è così: la psicanalisi ha inventato l’idea del padre, il padre è di là da venire. La domanda è: ma non sarebbe ora di realizzarli, questi padri? Non sarebbe ora di considerarli parte integrante della famiglia e non meri inseminator? Non sarebbe ora di responsabilizzarli? Non sarebbe ora di uscire dal luogo comune che vuole le mamme tate, le mogli badanti e i padri/mariti come “quelli che portano il pane a casa, e quindi...”?

E se sento che il problema del congedo di paternità è legato a quello che si troverà dopo, mi viene da dire che le organizzazioni (intese come aziende, ma non solo) non sono adeguate, sono rigide, chiuse, medievali nella loro richiesta di presenzialismo. E allora mi spiegate perché dobbiamo ragionare sulla singola donna, dando a lei un nido o una tata, e non sull’organizzazione del lavoro?

(Ecco, lo sapevo, questo post potrebbe non finire più, perché sono avvelenatissima).

Sono stufa. Sono stufa perché ho un figlio maschio e mi riesce difficile spiegargli il concetto di pari opportunità, se non lo vedo realizzato da nessuna parte.
Sono stufa perché comincio a credere che in fondo alle mamme vada bene così, e siamo rimaste solo noi, questo manipolo di pacifiche combattenti che si incontrano e si raccontano come vanno veramente le cose, siamo rimaste solo noi a volerle, le pari opportunità.
Sono stufa perché col nido non risolvi il problema di un bambino di qualche mese che si ammala ogni dieci giorni, e indovina chi andrà a prenderlo, chi lo porterà dal pediatra, chi prenderà uno, due giorni, una settimana di congedo dal lavoro per stare con lui, o in alternativa chi farà il puzzle delle nonne-tate-babysitter per poterci andare lo stesso, al lavoro.

Sono stufa.

Noi che sabato eravamo al Mam, noi che fra un paio di settimane ci vedremo al MomCamp, noi che ci leggiamo tutti i giorni, meritiamo di più.

venerdì, maggio 22, 2009

Domani ci vediamo al MaM?


Domani le mamme della Rete si raccontano al MaM, Mamma a Mamma, l'evento organizzato dal Gruppo24Ore e Fattore Mamma, "sui temi della Rete, del lavoro, dell’imprenditorialità, della creatività, dell’essere mamme."

Ci saranno un sacco di nomi noti e volti conosciuti, e (cosa che mi riempie di orgoglio) The Talking Village farà il suo debutto in società, con la (forse, visto che sta per diventare afona) voce di Flavia di VereMamme.

Ci vediamo alle 10 presso Eventiquattro, sede del Gruppo 24 ORE, a Milano, in Via Monte Rosa 91.

lunedì, maggio 11, 2009

Di Mulini, eventi, radio e ospitate

Allora, ho un sacco di cose da raccontare, per cui farò così: oggi un sommario di tutto, e poi, uno alla volta, si tratta il tutto con calma.

1. A casa del Mulino a discettar di Spighe
Vi ricordate della gita delle mamme in Barilla? Beh, ha dato i suoi frutti. In queste settimane Powered by People si è presa in carico l’animazione dei Diari del Mulino. Che cosa sono? In pratica, è una raccolta di insight dei consumatori sotto forma di racconti, in stile blog. Poco più di una ventina di blogger (tra le quali 15 mamme di Powered by People) raccontano ogni settimana e per 5 settimane la loro esperienza con le Spighe, un nuovo prodotto del Mulino Bianco, rispondendo agli stimoli che vengono inviati loro di volta in volta. In questa kermesse di blogger io faccio da moderatore: non nel senso di censore, per carità, ma solo con la funzione di animare la conversazione e approfondire gli spunti più interessanti che emergono dai post. Venite a dare un’occhiata, leggete, commentate e rilanciate!

2. A Milano tra maggio e giugno a parlare di/con/tra mamme
Prendetevi un sabato libero, anzi due: il 23 maggio e il 13 giugno siete impegnate!
Il 23 maggio le mamme si incontrano per parlare di lavoro (trovato, inventato, ricominciato, e chi più ne ha più ne metta) al Mamma a Mamma, un evento organizzato da Fattore Mamma in collaborazione con Il Sole 24Ore. Sul sito tutte le informazioni, ma ci tornerò.
Il 13 giugno, invece, il MomCamp ospiterà mamme blogger, blogger mamme, future mamme, future blogger e papà, per conoscerci e fare rete, nello stile dei BarCamp. Anche in questo caso tutte le informazioni sono nel sito (dove potete anche candidarvi come guest blogger), ma anche nel wiki (dove potete iscrivervi e iscrivere il vostro intervento, se volete), su Facebook, FriendFeed e Twitter. Anche su questo, ci tornerò.
Save the date!

3. A Radio2 a discorrere di mamme a cui hanno fatto la festa
Attraverso un giro che non sto a raccontare, ieri mattina Sonia Filippetti del GR2 mi fatto un’intervista per la festa della mamma, dedicata in modo particolare alle mamme che, rientrate al lavoro, il loro lavoro non l’hanno trovato più. L’intervista la trovate nel podcast del GR2, edizione delle 12.30. Lo so, parlavo troppo veloce... Ma avevo un sacco di cose da dire! (Detto tra noi, che emozione!)

4. A Grazia a contro-insegnare la genitorialità
Da oggi e per tutta la settimana sarò guest blogger sul blog di Grazia, per il quale ho confezionato un “Mini contro-corso di genitorialità per primipare inconsapevoli”. Ci siamo capiti, no? Beh, insomma, venite a trovarmi anche di là ;)

Ecco, per il momento è tutto. E scusate se è poco.