Ma perché mentre parla, o legge, insomma mentre presenta, Travaglio ha un beffardo sorrisetto sulle labbra, a sottolineare i passaggi più malandrini del suo racconto; e appena finisce, però, la sua espressione diventa di una serietà grave, profonda. Cosmica, direi. Diventa indignato. Palesemente. Qualcuno sa perché?
Cioè, non perché sia indignato (quello è lo stesso motivo per cui siamo indignati noi, o almeno io), ma perché l’indignazione gli crolla sulla faccia in modo così violento e improvviso. Che quasi ti immagini i bruciori di stomaco che lo stanno divorando in quel preciso istante, quando non guarda in macchina, dismette l’espressione da grillo (non Beppe) parlante ma simpatico e mette su quella, appunto, dell’indignazione: labbra serrate, occhi un po’ più aperti del normale, un leggero movimento delle mandibole.
(La parola indignazione in tutte le sue declinazioni mi fa venire in mente il comportamento tipico delle istituzioni, o in generale dell’Autorità in senso più ampio, di fronte a qualcosa di palesemente condannabile, offensivo, oltraggioso, vergognoso. Comportamento dietro il quale c’è quasi sempre il vuoto. Confido nel fatto che dietro l’indignazione di Travaglio ci sia una reale, genuina incazzatura.)
Quindi. Certo che è indignato, se no faceva un altro mestiere, o magari lo stesso ma si specializzava in recensioni di ristoranti, ad esempio. Ma allora perché scegliere la modalità dell’ironia? Così, dai e dai, uno presta il fianco alle peggio patologie psicosomatiche…