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mercoledì, settembre 24, 2008

Stop al lavoro minorile, il meme







Raccolgo al volo il meme lanciato da Antonio perché in fondo non è un vero meme, e anche perché per una volta si sta occupando di una cosa seria :P

Ammesso che ce ne sia bisogno, ecco le mie 3 ragioni per cui i bambini non dovrebbero mai essere vittime di soprusi, sfruttamento e violenze:
  • perché devono aver voglia di crescere come adulti responsabili, ed essere sfruttati non fa crescere - uccide prima
  • perché non hanno la possibilità di decidere da soli per la loro vita
  • perché... sono bambini, proprio come i nostri figli
Scrivi anche tu i tuoi tre motivi, e poi firma la petizione del Cesvi su stoplavorominorile.it per sensibilizzare il governo italiano su un tema troppo spesso dimenticato come quello dello sfruttamento del lavoro dei minori.

Siccome è una cosa che mi sta molto a cuore, non passo il meme a nessuno in particolare, e chiedo a chi vuole/può di riprenderlo sua sponte. Grazie.

Banner meme

lunedì, febbraio 25, 2008

MEME: cos’è un Blog (reloaded)

Sintetizzando:

  • i blog servono a nascondere una doppia vita (perdonami, bambino mio)
  • i blog sono i punti di partenza per carriere quanto meno strambe (leggi sesso indiscriminato, prostituzione, droga)
  • i blog sono un surrogato del Grande Fratello, uno spazio di visibilità personale (infatti io lo dicevo, che sarei andata volentieri all'Isola dei Famosi, anche se per motivi completamente diversi dalla visibilità)

Proviamo a fare da controcanto a Vespa & Co. Catepol rilancia un meme girato un anno fa: proviamo a spiegare cos'è un blog sui nostri blog. Io ci provo, e naturalmente parlo per me.

Un blog è uno spazio privato. Ci scrivo quello che voglio nei termini che io ho stabilito. Ma soprattutto è lo spazio fisico che mi serve per mettere il becco nella grande conversazione che si svolge in Rete. E quindi è anche uno spazio sociale, oltre che pubblico.

In alcuni momenti, il blog è un surrogato di una psicoterapia, in altri un megafono per far sentire in giro quello che sento, altre volte ancora è una radio che mi serve per chiamare soccorso. Quando ho bisogno di un consiglio da chi ne sa più di me, ad esempio.

Infine, il blog è uno spazio di documentazione. Di quello che è stato, di quello che ho provato, delle cose che mi hanno interessato, e, cosa più importante di tutte, delle persone che ho incrociato.

Questo, è chiaro, non è un meme che si passa. Semplicemente, se guardando il video hai provato pena per i telespettatori di questa patetica messa in scena dell'ignoranza, forse anche tu avrai voglia di dire la tua.

martedì, gennaio 22, 2008

Meme Time!

Il buon Popale mi nomina e io rispondo.

Bisogna prendere da qui le caratteristiche del proprio mese di nascita e commentarle. Uhm…
(Un grosso grazie a Mimmi che non lo sa ma mi ha fornito la traduzione. Un capolavoro come quello di Popale non è ripetibile).

AUGUST

Loves to joke (ama scherzare)
Decisamente, a volte esagero, anche…

Attractive (attraente)
Temo che per questa affermazione io non sia titolata. Ogni scarrafone…

Suave and caring (premurosa e si preoccupa per gli altri)
Sì, e anche in questo caso tendo ad esagerare. Il vantaggio è che a un certo punto i destinatari delle mie attenzioni si dileguano.

Brave and fearless (coraggiosa ed impavida)
Sì, buonanotte. Il mio sogno sarebbe quello di guidare una moto enorme fino alla cima di una montagna da cui lanciarmi in deltaplano, raggiungere un elicottero fiondarmici dentro per pilotarlo fino al cortile di casa mia, dove abbatto la portinaia come un perfetto ninja. Poi mi sveglio.

Firm and has leadership qualities (stabile e con qualitá di leader)
Dipende. Dal contesto. Dalle persone. Si è capito, no?

Knows how to console others (sa come consolare gli altri)
Leggi alla voce “suave and caring”.

Too generous and egoistic (troppo generosa ed egoista)
Ardita come affermazione, ma sì, assolutamente.

Takes high pride in oneself (orgogliosa di se stessa)
Sì. In modo cieco e del tutto irrazionale. A volte. Altre volte prevale il mood depressivo.

Thirsty for praises (assetata di elogi)
Ecco, questo è un tema delicato. Ho sempre avuto bisogno dell’approvazione degli altri, che non è una cosa bella, perché ti tarpa le ali, diciamo così. Ci sto lavorando.

Extraordinary spirit (spirito straordinario)
Ehhh!

Easily angered (si arrabbia facilmente)
Mi arrabbio in un batter d’occhio, e tre secondi dopo mi è passata. Infatti di solito poi ci rimango male se le persone con cui mi sono arrabbiata non dimenticano velocemente come me.

Angry when provoked (si arrabbia se provocata)
Beh, se provocata faccio molto più che arrabbiarmi, e in quel caso faccio molta fatica a farmela passare.

Easily jealous (facilmente gelosa)
Di più, possessiva. Ma se sento che c’è qualche possibilità che i miei timori siano fondati, preferisco non indagare. Né voglio che mi si vengano a fare confessioni. Non sono un cassonetto della coscienza altrui.

Observant (attenta, sveglia)
Sì. Adoro ascoltare le conversazioni della gente, per strada, in metro, al ristorante. Lo so che non è bello. E poi mi invento delle storie su chi sono, cosa fanno, dove stanno andando, qual è il loro stato d’animo…

Careful and cautious (attenta, prudente)
Ma come, prima mi dici Brave and fearless e poi careful and cautious? Vale la risposta sopra.

Thinks quickly (pensa velocemente)
Sì, e il problema più grosso è che agisco di conseguenza. Con esiti alterni.

Independent thoughts (non si lascia influenzare)
Abbastanza, mai troppo, però.

Loves to lead and to be led (ama comandare ed essere comandata)
Buona la prima, la seconda la aborro.

Loves to dream (ama sognare)
Certo, perché, qualcuno non è d’accordo?

Talented in the arts, music and defense (ha talento nelle arti, nella musica e nella difesa)
Non quanto mi piacerebbe

Sensitive but not petty (sensibile ma non limitata)
… Sorry, non capisco

Poor resistance against illnesses (poca resistenza alle malattie)
Dipende dalle volte. Quest’anno, per esempio, ho già fatto 3 cicli di antibiotici, e siamo solo a gennaio…

Learns to relax (impara a rilassarsi)
Io non mi rilassa quasi mai

Hasty and trusty (veloce ed affidabile)
Faccio di tutto per.

Romantic (romantica)
Il giusto.

Loving and caring (amorevole e si preoccupa per gli altri)
Ancora???

Loves to make friends (le piace fare nuove amicizie)
Certo che mi piace, io adoooro fare nuove amicizie. Poi ci sono le amicizie-famiglia, che sono un’altra cosa, e non si fanno facilmente…

Ecco, compito eseguito. Però stavolta non lo passo, chi vuole venga a prenderselo ;P

martedì, dicembre 04, 2007

FotoMeme!

Popale e Scrittricexcaso mi chiamano per un fotomeme: 5 foto che mi raccontano.

Serve una premessa: io non amo le foto. Ci sono periodi della mia vita - quelli in cui ero io a decidere se e quando farmi fotografare - che non sono documentati per niente, dal punto di vista iconografico. Nessuna traccia. Le pochissime foto di quei periodi sono state disperse nei vari traslochi che mi hanno portato da una casa all'altra e da una città all'altra. Per scelta. (Le ragioni di questa scelta meriterebbero, più che un post, alcuni anni di analisi.)

Quindi è facile capire come sia per me difficile raccogliere ben 5 foto che mi raccontino e che, possibilmente, non siano state scattate nello stesso momento - una attimo prima di scrivere il post. Alla fine le ho, le foto, ed eccole qua.



Lui si chiama Garibaldi. Quando avevo due o tre anni, mia nonna e mia zia mi portarono a Napoli. In una piazza c'era un monumento con un signore a cavallo. Io chiesi chi fosse, loro mi risposero "Garibaldi", e io pensai che Garibaldi fosse il nome del cavallo. In realtà la statua di Garibaldi a Napoli non ha un cavallo, ma suppongo che le mie accompagnatrici fossero già piuttosto stanche delle mie chiacchiere, e quindi abbiano tagliato corto, al di là della verità architettonica. Fatto sta che passando in un mercatino io vedo questo cavallo, e dimostro di non avere alcuna intenzione di tornare a casa senza di lui. Sfinite, mia zia e mia nonna mi comprarono il cavallino, che ci accompagnò per tutto il resto della gita. E che, naturalmente, fu battezzato Garibaldi.



Questo è il lago di Monticchio, anzi, il più piccolo dei due laghetti di Monticchio. A questo posto sono legati moltissimi ricordi d'infanzia, quando si andava a fare le gite fuori porta con tutta la famiglia e i cugini e gli zii e i nonni. In effetti, è passato un sacco di tempo, ma i laghi sono sempre lì, per fortuna.


Notre Dame vista dalla Senna. Di Parigi e del mio rapporto con questa città ho già raccontato, quindi non poteva mancare una foto. Ma non aggiungo altro perché mi viene da piangere...






Portovenere, il porto visto dal mare. Questa è storia - relativamente - recente. Quando ho conosciuto Alberto ho capito che avevo solo due possibilità: rassegnarmi a fare la vedova bianca nel corso delle sue (allora) frequenti navigazioni, o farmi venire la passione per la vela. Ho scelto la seconda, io che sono una terrona di montagna. Detto fatto, nei primi due o tre anni di pratica ho navigato un sacco e in tutte le stagioni, e ho anche preso la patente nautica! (Una fatica improba questa, tanto più grave quanto più mio marito, in contemporanea, diceva che era una passeggiata di salute...). E quindi Portovenere è stata la meta fissa dei nostri week end per un bel po' di tempo.



Ed eccoci all'ultima foto. La mostra dell'anno scorso. Io ho disegnato i modelli e fatto i prototipi, 11 artisti li hanno interpretati: ne è venuta fuori una mostra bellissima. E ora vediamo anche se ci può essere un seguito.
Beh, il mio compitino l'ho fatto. E quindi passo a...
Nessuno, stavolta non passo il meme. Chi vuole lo colga (magari qualcuno che abbia un rapporto con le foto più facile del mio :)))




giovedì, novembre 08, 2007

Thinking Blogger Award: nominescion!







Sono stata nominata! Da Fabdo di Paroledicioccolato.

La quale mi nomina nientepopodimenoché per il Thinking Blogger Award, che è molto più che un premio, è praticamente un meme!

Funziona così: si nominano 5 blog che ti fanno pensare, e loro vincono automaticamente la splendida targa che sta in cima a questo post.

Quindi, prima di tutto sentitamente ringrazio, anche con lacrimuccia, la succitata Fabdo, le cui belle parole su questo modestissimo blog hanno portato un raggio di sole in tanta precarietà. Grazie!

E quindi passo a mia volta la palla.

Per antica frequentazione, ma soprattutto perché le invidio molto la grinta da vera combattente (nonostante il passeggino), nomino Annachiara e il suo bellissimo blog La Meringa.

Per la sua travolgente simpatia e la sua carica umana formato famiglia, nomino pOpale di Cerchi di Fuoco, il blog che più di qualunque manuale mi ha insegnato a sopravvivere alle riunioni più noiose ;)

Per quello che scrive e per come lo scrive, per la sua capacità di farci entrare nel suo mondo offrendocene uno spaccato degno di un insider trader, nomino il cuoco più figo della blogosfera: Maurice di Bistrot Chez Maurice.

Per il suo modo di farci vedere la sua vita dall'oblò della lavatrice, e sperando di darle una mano nell'ambizioso obiettivo di conquistare il mondo, nomino Chiara di Il Mignolo col Prof.

E infine, ultima ma solo in ordine di blogroll (credo...), per le sue riflessioni che richiederebbero sempre molto più spazio, nomino Brigida dell'omonimo blog.

Insomma, come dicono anche all'Isola dei fetusi e al Grande cugino e chi più ne ha più ne metta, la nominescion non è mai un bel momento, perché tocca scegliere tra quelli che ti stanno a cuore quelli che ti stanno a cuore di più, e insomma naturalmente si vorrebbe che nessuno rimanesse fuori.

E adesso a voi, nominati!

martedì, settembre 25, 2007

Anch’io in catena!

Labelladdormentata mi nomina in un meme molto carino e io non posso sottrarmi :)
Pesco le regole da Maurice, perché la dottoressa se ne è dimenticata, ed eccole qui (cito testualmente): “bisogna parlare di otto fatti a caso che riguardino se stessi in un post dedicato, scegliere altre otto persone da taggare e dire loro che sono taggate (e, ovviamente, ricordarsi di postare le regole!)”.

Olè, cominciamo.

1: ho il senso di orientamento di una trottola ubriaca. Mi perdo ovunque e in continuazione. Se però sto trasportando qualcuno cerco di fare in modo che chi è con me non se ne accorga, comportandomi con molta nonchalance. A volte mi riesce, a volte no. Una volta ero a Potenza e, con Alberto, eravamo diretti non so più dove. Guidavo io, essendo autoctona. A un certo punto mi trovo davanti un nuovo svincolo (Potenza è piena di svincoli ovunque, puoi girare tutta la città andando su e giù per i cavalcavia, e continuano a costruirne di nuovi. Questo non aiuta uno che si era perso il giorno il cui distribuivano il senso dell’orientamento), e senza dare a vedere che non avevo la minima idea di dove conducesse, lo imbocco senza pensarci due volte. E inizio a girarci, sempre chiacchierando. Primo giro: non so dove siamo. Secondo giro: buio totale. Non c’è verso di trovare la mia uscita, e continuo a far finta di niente, esplorando a caso le molteplici possibilità di girare a destra e a sinistra senza mai scendere dal ponte. Al terzo giro (era già passato un quarto d’ora) Alberto mi fa: “Scusa, ma questo cartello non l’abbiamo già passato tre volte?”, e io: “Nooooo, è che ce ne sono un sacco uguali, queste strade si somigliano tutte!”. Dopo mezz’ora abbiamo lasciato lo svincolo. Io non ci sono mai più andata. Se devo raggiungere una di quelle zone mi faccio accompagnare da mia sorella.

2: per un periodo della mia vita avrei voluto fare l’attrice. A 16 anni ho fatto un corso di recitazione, cui non c’è stato seguito, e poi, durante l’università, ho partecipato a diversi laboratori teatrali. Con esiti terrificanti. Però ho fatto I Giganti della Montagna (cosa che in pochi possono dire). Io facevo parte del coro delle streghe.

3: ho rifiutato un lavoro a Parigi. È andata così. Il mio ultimo giorno di lavoro nell’agenzia di pubblicità più figa del mondo, il mio gruppo e il cliente mi portano fuori a pranzo in un ristorante ancora più figo dell’agenzia, mi riempiono di regali, lacrime e saluti. Alla fine del pranzo il cliente (un orco) mi dice che il suo assistente finisce il giorno dopo. Se voglio, il suo posto è mio, ma ho 30 secondi per decidere. Io mi vedo la situazione: il giorno dopo scade anche il mio contratto di casa, quindi non so dove andare (ok che Parigi è piena di ponti, ma poi come ti presenti in ufficio tutta stazzonata?), il futuro capo è, appunto, un orco, anche vagamente psicolabile, lo stipendio è da fame, io non vado a casa da 6 mesi e altre considerazioni di questo genere. Lo ringrazio molto della proposta ma in 30 secondi non ci riesco proprio, a decidere. Naturalmente mi pento subito. Due giorni dopo, da casa, lo chiamo per dirgli che sono pronta a tornare (pare che alcuni ponti siano particolarmente confortevoli), ma non mi risponde. Interpello la mia ex collega dell’agenzia e lei, oltre a complimentarsi con me per la coraggiosa scelta, visto il personaggio, mi comunica che lui se n’è andato. Quindi addio posto. A volte mi chiedo ancora come sarebbe andata a finire se avessi detto subito di sì.

4: detesto i quotidiani. Perché ti dicono un quarto di quello che succede davvero, e se arrivi a metà di una vicenda non saprai mai cosa è successo - dall'inizio. Perché sono lontani dalla realtà e vicini alle poltrone che rappresentano, direttamente o indirettamente. E perché, cosa non da poco, perché sono difficili da sfogliare e sporcano le mani.

5: da piccola (molto piccola, facciamo 2 o 3 anni) mi svegliavo nel cuore della notte, andavo nel lettone e dicevo: “Mamma, cantiamo una canzone?”, e iniziavo a cantare. Il vicinato ne era felice, e anche i miei.

(ehi, è impegnativo ‘sto meme!)

6: ho messo in piedi, con una collega, il nido aziendale, iniziando a lavorare due mesi prima del mio rientro in ufficio. C’era una nursery, all’epoca, tenuta dalla ex tata degli ex proprietari (che avevano pensato bene di metterla sul libro paga dell’azienda piuttosto che sul loro), ma la nuova gestione aveva deciso di dismetterla perché creava troppe responsabilità all’azienda. Così per due mesi ho fatto chilometri di telefonate in comune per capire come funzionava la normativa sugli asili aziendali, ho passato ore in compagnia di un simpatico commercialista (con un passato da musicista: aveva lavorato con Orietta Berti, Rita Pavone e un sacco di altri mostri sacri per i quali faceva il turnista) per mettere in piedi l’associazione dei genitori che avrebbe poi gestito il tutto, ho reclutato fornitori per tutti i servizi connessi. Da quattro anni il nido è una realtà, le mie colleghe possono rientrare al lavoro appena i bimbi sono svezzati (ma ne usufruiscono anche molti papà) e ogni anno assistiamo a scene imbarazzanti per le liste d’attesa. E ho deciso che non farò mai questo mestiere.

7: non sono una sportiva. I miei genitori hanno provato a farmi praticare un sacco di sport, ma sono proprio negata. L’ennesimo maestro di tennis, alla terza lezione, mi ha detto che forse era meglio provare con qualcos’altro, che, so, i cavalli, per esempio. Però ho la patente nautica.

8: non ho il pollice verde. Le piante mi piacciono moltissimo ma le faccio morire, sempre. Una volta, quando ero all’università, ho fatto morire un’agave.

Ecco, fatto. Non che sia stato facile.

Allora passo la palla a Chiara, Gallinavecchia, Popale, Brigida, Kabalino, Fabdo, Alice, Topozozo (un po’ di vecchi amici, un po’ di nuovi…).

Ciao ciao!