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venerdì, settembre 14, 2012

“Mamma, che lavoro fai?” o come instillare il tarlo del dubbio


Interno giorno. Stanza da bagno (la definizione è a beneficio delle agenzie immobiliari). Il pupo settenne sta espletando le sue funzioni corporali.

Pupo Settenne: “Mammaaa!!!”
Mamma (dalla cucina): “Che c’è?”
PS: “Puoi venire un attimo?”

Entra Mamma

PS: “Mamma, ma che lavoro fa papà?” (il lavoro che faccio io più o meno lo sa, bazzica di tanto in tanto nel mio ufficio)
M: “Lavora in un’agenzia di pubblicità”
PS: “Fa i cartelloni, gli spot, …?”
M: “No, si occupa di Internet, come me. Però lui fa i siti, sai quelli che ogni tanto ci fa vedere…”
PS: “…”
M: “…”
PS: “Senti, ma se questo lavoro non esistesse che cosa succederebbe?”
M (un po’ preoccupata, presentendo dove vuole andare a parare): “Beh… sarebbe un peccato”
PS: “…”
M: “…”
PS: “Ma… sarebbe un peccato o moriremmo tutti?”
M (mormora, mentre una lacrima le riga la guancia): “Sarebbe un peccato. E basta”

Due anni che questa cosa mi tormenta. Mio figlio ci considera degli esseri inutili. E lo dice con garbo, mentre sta cagando.

lunedì, settembre 28, 2009

Vent’anni in più, ma non li dimostra, ovvero: quel gusto rétro della pubblicità

Il pubblicitario è una figura mitologica nata negli anni 80 e rimasta sostanzialmente invariata da allora.

Il pubblicitario può essere maschio o femmina, e i due generi sono molto diversi.

Il pubblicitario maschio è bruno, spesso sale-e-pepe, qualche volta candido, e in questo caso la chioma è sfoggiata fieramente, come una medaglia a maggior gloria ed onore della Professione.

Il pubblicitario femmina è bionda, o mechata. Se la natura l’ha voluta incompatibile con il giallo paglierino avrà riflessi mogano su fondo scuro, molto scuro, a conferirle il giusto grado di aggressività in un mondo intriso di testosterone.

Il pubblicitario ha una segretaria. A volte più di una. La segretaria del pubblicitario ha una proprietà rara: l’invisibilità. Se ne può sentire la voce solo al telefono. Altrimenti, se ne intuisce la presenza dalla miracolosa materializzazione del caffé sul tavolo della sala riunioni.

Il pubblicitario è interessato al futuro. Che in generale è un fenomeno di nicchia, o, in alternativa, una moda passeggera.

Il pubblicitario ama parlare. In un pidgin italiano-inglese.

Il pubblicitario ha un’intensa vita sociale, ma può frequentare solo altri pubblicitari (che capiscono il pidgin in cui si esprimono).

Il pubblicitario ha un atteggiamento vincente: è bello, ansioso, efficiente, proccupato ma fiducioso.

Io amo i pubblicitari, e un po’ li invidio, perché non passeranno mai di moda. Proprio come i telefilm anni 80, la disco music e i cartoni animati giapponesi.

lunedì, maggio 18, 2009

Io non sarei così sicura

Pubblicità radiofonica 1:

Voce di bambina, 11-12 anni: “Ciao, mi chiamo Giulia e vivo a Pisa.”
Ciao Giulia
“Tutti parlano di crisi, ma io sono ottimista...”
Ecco, brava, lo dice anche il nostro capo del governo che la crisi è psicologica e che dobbiamo essere ottimisti.
“...perché io preferisco andare in bici invece che in una supermacchina...”
Preferirei anch’io, se non fossi così terrorizzata all’idea di venire schiacciata sulla circonvalla. E comunque non mi dispiacerebbe neanche avere una supermacchina.
“...preferisco rimanere a casa invece che andare al ristorante...”
Beh, in effetti mangiare sempre fuori non è che faccia bene.
“...e la domenica preferisco stare a casa a gustare il ragù della mamma...”
Anche la tua mamma, suppongo che sia più contenta di stare a casa fare il ragù invece di uscire...

Pubblicità radiofonica 2:

V.O.: “...chi ti offre la lavatrice più eccellente...?”
Non mi interessa chi si candida a offrirmela, ma all’agenzia suggerirei di spendere due lire in più e pagare un copy che abbia almeno la quinta elementare (o, se il copy non c’entra, un direttore marketing con titolo equipollente).