Visualizzazione post con etichetta 2007. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 2007. Mostra tutti i post

venerdì, dicembre 21, 2007

Letterina a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

Lo so, quest’anno ti ho sfinito, con le due letterine scritte per Gabriele e le continue telefonate in cui ti dico: “Gabriele fa i capricci, non passare”, e poi: “Gabriele è bravissimo, passa”, oppure: “Ci sarebbe anche il Gormita che parla”, o ancora: “Non è che puoi sostituire il Power Ranger con un lupo di peluche?”.

Lo so che sarai stanco di sentirmi, però stavolta ti scrivo per me, non per Gabriele. E ti dirò, forse è la prima volta che lo faccio, perché quando io ero bambina, da me passava la Befana, e insomma, con tutto il rispetto, il fatto che tu esistessi passava via solo come un film americano in TV.

Perciò eccola, la mia letterina.

Caro Babbo Natale,

Come sai è stato un anno piuttosto pesante per me. Come sai, la mia famiglia mi ha dato da pensare un bel po’. E come sai, appena ho smesso di preoccuparmi per loro (la mia famiglia), ho iniziato a preoccuparmi per me. Non so se sono stata brava o no, di certo ci sono stata, per loro (la mia famiglia), e quindi non mi faccio grossi scrupoli adesso ad esserci per me.

Perciò quello che ti chiedo, caro Babbo Natale, è di portarmi un po’ di lucidità, anzi di portarmene un sacco. Ci sono tante cose da capire, e il rischio è quello di essere troppo coinvolta dalle emozioni per vedere cosa è meglio fare. Perché vedi, io ora non mi voglio accontentare più. Come se da uno stato di stand by di colpo mi fossi accesa.

Il prossimo anno sarà molto importante. Ho già preso le mie decisioni, ma ora devo anche fare delle scelte, e queste non sono affatto facili. Anche perché non coinvolgono solo me, ma anche la mia famiglia. E quindi, Babbo Natale mio, avrò bisogno di molta lucidità, ed eventualmente, anzi preferibilmente, anche di un po’ di kiulo. No, non un pizzico di fortuna, proprio un po’ di kiulo, con la K. Tu non è che ne avresti un pezzo, magari avanzato dagli anni scorsi, che so? Mi va bene anche se era di qualcun altro, e poi ti è rimasto lì perché questo qualcuno, per esempio, ha cambiato casa e non ti ha avvisato.

Quindi, ricapitolando, ti ho chiesto lucidità e kiulo, che fanno due cose. Siccome a Gabriele ho detto che tu puoi portare solo 3 cose, se no non ti sta tutto nel sacco, ne chiederò anch’io una terza e poi basta. La mia terza cosa è il senso del tempo. Cioè, portami per favore la capacità di dare senso al tempo, di non commettere più peccati verso il tempo. Ce n’è così poco che se lo sprechiamo dove andiamo a finire?

Ecco, Babbo Natale, queste sono le cose che vorrei ricevere da te. E non ti preoccupare, non ti scriverò un’altra letterina con su la dicitura “annulla e sostituisce la precedente”, né ti telefonerò. Promesso.
Giuliana

lunedì, dicembre 17, 2007

Inizia il conto alla rovescia

Una settimana di assenza, durante la quale ho faticato a spostarmi dal letto al divano, vittima (per la seconda volta in un mese) di una tonsillite. Il secondo ciclo di antibiotici ha poi dato il colpo di grazia al mio stomaco, e così eccomi qua, tornata alla vita normale con un colorito tutt'altro che salutare, tendente al verde ramarro.

Però la pausa è stata decisiva per chiarirmi le idee su una situazione che si sta trascinando da troppo tempo. Oggi, prima di iniziare tale impresa, assai perniciosa e irta di incertezze, sono andata a vedere l'oroscopo di Rob Brezny, che così recita:

In questo oroscopo a volte mi piace mettere le cose sottosopra. Questa settimana, per creare un po' di casino purificante, ti propongo una riflessione dello psicologo James Hillman. "Accettando l'idea di essere il prodotto di una sottile combinazione tra forze genetiche e sociali, ci riduciamo a un risultato. Più la nostra vita è giustificata da quello che è già successo ai nostri cromosomi, da quello che i nostri genitori hanno fatto o non fatto e dai nostri primi anni ormai lontani, più la nostra biografia diventa la storia di una vittima". Sto cercando di dirti, Vergine, che questo è un buon momento per ribellarti alla tua eredità genetica, alla tua educazione e ai condizionamenti della società. Immagina una vita in cui quei fattori non possano controllare quello che sei capace di fare.

Così farò, a partire da subito, con buona pace di chi mi suggerisce una maggiore cautela e un'ulteriore iniezione di pazienza.

Non è più tempo di aspettare, ora bisogna agire. Fatemi in bocca al lupo.

lunedì, settembre 03, 2007

Saturno nel segno

Vergine (23 agosto - 22 settembre)

"La storia non ha mai offerto troppe opportunità di fare molte cose che non vale la pena di fare", ha scritto il romanziere William Gaddis. Nelle prossime settimane ti consiglio di tenere a mente questa considerazione. Anche se riceverai una marea di inviti, solo alcuni saranno intimamente collegati al tuo scopo principale su questa Terra. Ma si riveleranno così sorprendentemente utili da migliorare la tua vita. Ti prego, rifiuta tutti gli altri inviti e accetta i migliori con il cuore pieno di entusiasmo e la mente fluida come un ruscello di montagna.”

Ecco, questo è il mio oroscopo di questa settimana. Quello di Rob Brezsny, preso ogni venerdì dall’Internazionale, l’unico che mi ispiri veramente, forse perché più che un oroscopo è una vera lettura.

Fatto sta che da ieri Saturno è nel mio segno, e da quattro giorni ho 40 anni.

Facciamo 2+2: Saturno porta cambiamenti radicali (per favore, nessuno mi faccia notare che spesso sono negativi), e da più fonti apprendo che la vita comincia a 40 anni. A questo punto, sono quattro giorni che mi stupisco di svegliarmi sempre nello stesso letto, prendere sempre la stessa metropolitana, sedermi alla stessa scrivania dello stesso ufficio. Per cui la prendo con filosofia: se ci vogliono fino a 48 ore per la propagazione di un DNS in rete, suppongono che ce ne vogliano ben di più perché un pianeta lento faccia sentire i suoi influssi.

Un effetto collaterale di tutto ciò però c’è stato: non sono riuscita ad aggiornare il blog. Non che non avessi niente da scrivere. Credo che lentamente riprenderò le fila della mia improbabile linea editoriale e tornerò su qualcuna delle riflessioni fin qui neglette. Oppure la cambierò, la linea editoriale.

In ogni caso: bentornati dalle vacanze, per chi c’è stato, e buon inizio di un nuovo anno!

giovedì, luglio 19, 2007

Chi ha paura delle vacanze?

Fra 3 giorni è il mio anniversario di matrimonio. Due mesi fa abbiamo preso questo venerdì e lunedì di ferie, programmato le vacanze del piccolo, che sarebbe partito mercoledì per andare dai miei, e deciso di farci un week end da soli. Il primo dopo 3 anni.

Oggi la situazione è la seguente:

  • Gabriele ha avuto la febbre a partire da martedì (dopo una prima ondata di febbrone finita sabato), e oggi, per buon peso, si è svegliato pieno di macchie rosse. La prenotazione per il viaggio è stata rinviata a venerdì, ma non vedo molte possibilità.
  • Il pediatra non voleva visitarlo. Lo farà oggi pomeriggio, dopo che l’ho spaventato con un tono di voce che diceva: “O lo visiti, o ti mando i carabinieri” (il fatto è che anche la scorsa settimana lui non l’ha visitato, e se salta fuori che ha una bronchite – cosa successa l’anno scorso, con la stessa dinamica – stavolta io gli spacco la faccia).
  • Da sabato la tata è in vacanza.
  • Alberto è in ospedale fino a domani per alcuni esami.
  • In casa ci sono gli operai, per rimontarmi delle mensole che hanno smontato loro, perdendo i pezzi necessari a riattaccarle al muro. Mi hanno telefonato dicendo che non possono metterli su perché non ci sono i pezzi. Il pezzo gliel’ho fatto io al telefono, naturalmente.
  • Il capo del personale mi fa dei sorrisi imbarazzati (questa, che potrebbe essere una paranoia dettata magari dal caldo o dalla situazione non proprio fantastica, non lo è affatto, dal momento che l’azienda è in piena ristrutturazione).
  • Non c’è più acqua in tutto l’ufficio.

Quindi, se mai ho avuto solo per un attimo il desiderio di andare in vacanza con mio marito per un week end lungo, mi rimangio subito tutto. Non voglio andare da nessuna parte, voglio stare qui a Milano a difendermi dal caldo e dalla disidratazione a botte di aria condizionata. Fino a ferragosto.

lunedì, giugno 18, 2007

MilleMiglia in bianco

Lei: “A destra! A destra!”
L’autista: “Non posso!”
Lei: “Vacci lo stesso!”
Derapata, freccia, a destra.
Lui: “Azz… No, torna indietro, dovevamo andare dritti”
L’autista: “…”
Lei: “Ora, ora, gira, gira! Esci dal controviale!”

Dietro la Saab che balla la rumba attorno al semaforo di un cavalcavia, ci saranno sette o otto macchine, che a loro volta fanno quello che possono. Se ne possono sentire i commenti.

Audi: “E no, bello, se credi di lasciarmi qua ti sbagli. E tu (rivolta a una Punto che sbuca a destra e vorrebbe mettersi davanti a lei) stanne fuori, che c’entri tu?”
Quasi si baciano, l’Audi e la Punto. L’autista della Punto è più confuso che arrabbiato. Il suo sguardo vaga nell’ingorgo che sta raggiungendo dimensioni ragguardevoli, e si posa sugli abitanti delle macchine. Elegantissimi.

Lancia: “Ti sto attaccato al culo – ce l’ha con una Mazda per l’occasione priva di capote – non ci penso nemmeno a mollarti”

L’ingorgo è sempre più inestricabile, volano parole grosse, gestacci, imprecazioni, clacsonate che è una meraviglia. Del resto per essere una domenica pomeriggio, nel pieno centro di Milano, c’è da dire che la situazione è notevole. Finché la Saab riparte con una sgommata, e come per incanto tutte la seguono.

Io: “Miiiiii, se è seduta, ‘sta macchina!”
Mia sorella: “Che significa?”
Io: “Che non si muove. Zero ripresa. Un bradipo. Guarda (quarta, terza, accelero, lei si muove ma non è sufficiente per guadagnare i 20 metri che ci separano dalla macchina che ci precede). Capito il problema?” (terza, seconda, terza, quarta).
Mia sorella: “…”

Imbocchiamo corso Sempione più assatanati che mai. Il problema è che non tutti sono riconoscibili, quindi ciascuno di noi si sceglie un compagno e gli sta addosso. Se qualcun altro si frappone fra due macchine, la lotta per buttarlo fuori è priva di ogni regola, del codice della strada come della buona educazione.

Mi affianca uno ad un semaforo rosso. È F. Abbassa il finestrino. Faccio altrettanto.
F: “Sto seguendo T. Lei conosce bene la strada, quindi non la mollo”
Io: “Io sto dietro a G. Anche lui la conosce…”
Il verde ci impedisce di continuare la conversazione. Partiamo come se fosse questione di vita o di morte. Ora siamo, nell’ordine: G (che conosce la strada e che io sto seguendo), T (che conosce la strada ed è l’inseguito di F), io, F. T non mi riconosce, accosta per farmi passare e tornare in contatto con F, che però non ha fretta. Il balletto dura tre o quattrocento metri, poi do gas, supero, mi ricongiungo a G. che passa col giallo una volta di troppo, lasciandomi ferma dietro di lui. Imbocco l’autostrada per ultima, perché il convoglio che ci viaggiava nei pressi ha preso una scorciatoia. Quindi corro, corro come una forsennata. Ecco la colonna, benissimo, ora la risalgo. Alla velocità della luce sono in testa. Mi fermo solo quando sono alla prima macchina, la Saab con l’autista. Mi metto dietro di lei e torno a velocità più umane.

Una trentina di chilometri più tardi scendiamo dalle auto nello splendido parcheggio della cascina che i miei amici hanno scelto per il banchetto nuziale. Tiriamo un sospiro di sollievo. Non ero mai stata a un matrimonio con MilleMiglia.

lunedì, giugno 11, 2007

Polterabend L

Ci siamo. Sabato la mia amica si sposa. E potevano forse, le sue amiche, sottrarsi all'addio al nubilato? Neanche per sogno. E poi io avevo un sassolino nella scarpa di cui liberarmi. Non sono stata all’altezza, ma del resto non era cosa facile, essendo stato il mio addio al nubilato un prodigio di coordinamento e creatività malefica.

Ed ecco il sassolino. Si era creata, all’epoca del mio matrimonio, una pericolosissima alleanza tra le tre bionde del mio seguito: L., appunto, che sta per perdere il suo stato di donna che vive nel peccato, E., che nel peccato continua beatamente a viverci, ma non per questo è meno attiva sul fronte del rendere felici le amiche che fanno scelte diverse dalla sua, e infine D., famigerata svampita, la prima persona frequentata a Milano, profetessa di quanto sarebbe accaduto con Alberto in tempi non sospetti, e in parte anche per questo mia testimone di nozze.

(Qui è d’obbligo aprire una parentesi. D. è una persona assai particolare. Ci siamo amate e ignorate a stretto giro, nel corso degli anni. Nel momento in cui ci frequentavamo di più abbiamo condiviso un simil-fidanzato, convinto che non sapessimo niente l’una dell’altra, con conseguenze – sul piano del gossip o auto-gossip, se si può dire – che si possono facilmente immaginare. I nostri trascorsi, tuttavia, non le hanno impedito di sparire dalla mia vita, facendovi ogni tanto irruzione con uno stralunato SMS che recita più o meno sempre la stessa cosa: “G, non ci puoi credere! Mi stanno succedendo un sacco di cose, quando torno dall’India ci dobbiamo assolutamente vedere! Baci D”. Ecco, all’incirca ogni 4-5 mesi succede questa cosa – l’India è naturalmente solo una delle mete esotiche da cui si fa viva. Da un paio d’anni ho smesso di rispondere, visto che dopo l’SMS non riesco comunque più a parlarle. Peccato.)

Le tre bionde, per la prima volta insieme, si erano rivelate un cocktail esplosivo. Perché la sera convenuta successe quanto segue. Mi viene dato un appuntamento davanti a un locale da aperitivo fighetto, dove, oltre alle bionde, trovo altre 6 o 7 sgallettate. Si fa l’aperitivo fighetto. Insistono per farmi calare anche il terzo Negroni (all’epoca ce la facevo). Nel frattempo loro, a turno, si mettevano al telefonino per brevi comunicazioni, con fare da servizio d’ordine (stesso atteggiamento, stessa segretezza, stessa esibizione di efficienza: mancavano solo gli occhiali da sole), e si scambiavano occhiate da giocatori di briscola. La cosa continua per tutta la durata della tappa successiva: un sexy shop sfigatissimo (scopro dopo che una delle telefonate avvertiva che quello in cui avevano deciso di portarmi era chiuso), dove dopo un rapido giro mi mettono in mano un ricordino della serata. Che non è ancora finita, però. D. mi prende per un braccio e mi tira fuori: “Via, via, non c’è più tempo, via!”. E mi ficcano in macchina, partendo con una sgommata nella notte milanese.

Non mi è dato di conoscere la meta della folle corsa, ovviamente, perciò mi ritrovo, un po’ stordita, sulla porta del Lili la Tigresse, un night all’epoca famoso per la lap dance, e, sempre al telefonino, mi trascinano dentro. C’è un tizio disteso sul bancone vicino a uno dei pali; occupato, il palo, da una pitonessa con cosce da costrictor in strass e paillettes che sventola come un trofeo la mutanda di lui, miracolosamente in bilico sulle zeppe che, da altitudini insondabili, sorreggono la di lei patata (si può dire patata in un blog?) a una distanza allarmante dalla faccia del cazzone ai suoi piedi. “Madonna mia, che cazzone!” penso infatti come prima cosa. Poi mi avvicino. Il cazzone è il mio futuro marito. Non riesco a staccargli gli occhi di dosso, e lui, ridanciano, mi guarda e mi riconosce. Si rivolge alla pitonessa: “Ehm… ti presento… mia moglie”. La pitonessa diventa bordò solo per un attimo, poi con grande presenza di spirito mi guarda e fa: “Piacere, Silvia”. E si abbassa ulteriormente sulle ginocchia per stringermi la mano.

Dietro di me c’è un boato da stadio o da concerto del Primo Maggio. Le mie amiche si sono moltiplicate: ora anche tutti i maschietti sono lì, che guardano la scenetta e ridono come matti, e fanno il tifo per me, per Alberto, per Silvia (“Piacere…”), che ancora non è scesa dalla faccia del mio fidanzato ma che ci tiene a farmi sapere che le mutande gliele ha tolte senza toccargli i pantaloni, tagliandole con un paio di forbici (tecnica interessante, ma lì per lì non mi viene voglia di approfondire).

Il resto è storia. Fatto sta che, nella testa della mia nubenda di questo giro, io non aspettavo altro che un’occasione di vendetta. Complici gli anni, il momento di superlavoro e uno stato d’animo non proprio festaiolo, vendetta non c’è stata.

In sintesi, l’abbiamo portata a vendere preservativi colorati al gusto tropicale sui navigli, e, una volta finita la mercanzia, costretta a farsi firmare la maglietta da tutti i maschi della zona. Abbiamo permesso al fidanzato (e ai suoi amichetti) di raggiungerci mentre lei vendava l'ultimo condom a uno con la maglietta da Superman che, intanto, le si dichiarava sul cuore "Ciuppa ciuppa". L’innocenza, insomma.

lunedì, maggio 14, 2007

Annunci immobiliari

In stabile d’epoca
zona centrale, ad.ze metropolitana
attico e superattico
2 camere, sala, cucina abitabile, doppi servizi, ingresso soppalcabile, locale di servizio

palestra, aria condizionata
appena ristrutturato


Ecco, siccome oggi è un lunedì più lunedì del solito, ho scritto l’annuncio immobiliare, come lo farei io oggi se fossi un agente immobiliare, e se dovessi vendere la mia casa. Perché il lato bello di questo lunedì troppo lunedì è che ieri abbiamo finalmente spostato la nostra camera nella mansardina ex stanza degli ospiti. E quindi ora siamo i proprietari di quanto sopra. Più o meno. I dettagli in questo tipo di annunci non emergono se non alla visita dell'appartamento. Un dettaglio, per esempio, è che il tutto si manifesta in una metratura lillipuziana. Un altro dettaglio è che la palestra non è una stanza piena di macchine per tempestarsi di muscoli ma è costituita dai cinque piani senza ascensore. E così via.

Ma è tempo di prendere il buono, sennò si soccombe. E il buono è che i bidoni di giochi di mio figlio ora non invadono più "la sala", e che finalmente se qualcuno ha bisogno ha bisogno del bagno con urgenza può andare di sopra ed espletare con tranquillità.

Prendiamoci il buono.

lunedì, aprile 23, 2007

Legittime violazioni della privacy

Mi è stato consegnato il cellulare aziendale, al quale ho diritto in seguito alla recente (…) promozione. Sapevo che doveva essere un cellulare di qualche collega, ma mi è venuto da ridere quando ho scoperto che ho ereditato nientepopodimenochè il telefonetto di mio marito. Con il faccione del mio bimbo sul display. E la sua rubrica (per questo, mi sono detta, lui sarà contento, visto che non è riuscito a scaricarla tutta sul computer). E… i suoi SMS.

A questo punto, il dubbio: che faccio, li leggo? D’altra parte dovrò pur cancellarli. Certo, leggere i messaggini degli altri, anche (e forse soprattutto) se si tratta di tuo marito, è una cosa ben meschina. Almeno, io non avrei piacere che lui lo facesse. Mica perché chissà che cosa contengono, solo per una questione di privacy. Così come non leggerei mai un diario altrui, un’agenda e quant’altro, come non metterei mai le mani in una borsa che non fosse la mia, e così via.

L’altra cosa era: e se ora scopro che ha un’altra? Se trovo che ha una relazione con la dentista? (Dico per dire, ma insomma la nostra dentista è anche una nostra amica. Giovane giovane, mooolto carina ed estremamente simpatica, è la persona che Alberto frequenta di più dopo di me, e con questo cambio di lavoro forse di più in assoluto). O con una collega? O con una che non conosco? O con UNO??? Io sono della scuola occhio non vede, cuore non duole. Gliel’ho detto fin dall’inizio: se mi fai le corna, tienitelo per te. Perché se ti viene voglia di confessarmelo per scaricarti la coscienza, è giusto che tu sappia che della tua coscienza, a quel punto, non me ne frega proprio niente. Dovevi pensarci prima. Mi metti in condizione di farti trovare le tue cose sul pianerottolo di casa, e con tutto quello che ho da fare è proprio un’occupazione di cui faccio volentieri a meno. Quindi sappilo: non voglio sapere niente, non me ne frega niente delle questioni tipo fiducia tradita e tutto. Con le questioni di principio non si va molto avanti. E perciò: se mi fai le corna tienitelo per te, e fai in modo che io non lo scopra, così tutti amici come prima.

Ciò detto, ecco che leggendo gli SMS del marito una si espone alla più perniciosa delle possibilità: scoprire una relazione saggiamente tenuta nascosta. A quel punto è inevitabile entrare nel trip dell’onore, e sentire di dover lavare l’onta in qualche modo (lo so, in tutto questo discorso non ho menzionato neanche per un attimo il dolore. Non è che non lo abbia presente, ma credo che sia una cosa troppo grande per poterci ragionare in linea teorica). Poi io sono pure meridionale…

Insomma, alla fine l’ho fatto, ho letto e cancellato i suoi messaggi. Non ho trovato niente di compromettente, neanche una timida riga di testo indirizzata alla dentista, non un “micione mio” che mi portasse a credere in un’inaspettata variazione dei gusti sessuali di mio marito. C’erano invece molti messaggi di lavoro, alcuni miei messaggi, annunci di nascite, auguri di Pasqua, cose così.

L’onore è salvo. Vuol dire che i messaggi in cui si pescava nel torbido li ha cancellati?

lunedì, marzo 26, 2007

Operazione restyling – episodio 3: si parte!

In un post di gennaio, presa dall’entusiasmo dei buoni propositi per il nuovo anno, ho parlato del mio progetto per il restyling della mia casa. Una parte di questo restyling sarà collaborativo, ma ora la fase 0 è di quelle hard, che richiedono permessi e burocrazia e imprese di costruzioni e direttori dei lavori ecc. ecc. ecc.

Insomma, lunedì la mia mansardina si scoperchia e si attrezza per diventare qualcosa di più. Ci vorrà un mese (e mi auguro che sia sufficiente!). Intanto, questo week end è stato dedicato allo sgombero. Il fatto è che questa mansardina l’abbiamo sempre usata come magazzino, oltre che come stanza degli ospiti, e in qualità di magazzino ha contenuto negli ultimi 7 anni la ex casa di Alberto. Quando lui ha traslocato, infatti, solo una parte (comunque ragguardevole) delle sue cose sono state assorbite dall’appartamento, non senza dolore da parte mia, nonché discussioni e periodiche revisioni di quanto poteva essere buttato alle ortiche (sempre poco, per il mio modesto e sommamente egoistico avviso).

Il week end in soffitta ci ha restituito pezzi di passato persi di vista da tempo. Ho ritrovato i materiali della mia tesi di laurea, i lavori del master, chili di appunti di musicoterapia, centinaia di lucidi (che bello quando si usavano i lucidi invece del pauerpoint!) di vari corsi. E poi un pacchetto piccolo piccolo di foto, alcune del mio 29° compleanno, con i capelli corti e un abito rosso con dei piccoli fiorellini che conservo ancora nel mio armadio e che ogni tanto uso ancora. Dalle due piccole librerie, non si sa come, sono usciti 25 scatoloncini di libri. 25. Ognuno dei quali rappresenta un viaggio per e dal garage (5 piani a piedi). Una bottiglia di plastica da un litro e mezzo piena di sabbia di una spaggia dei Caraibi, un contenitore per biscotti pieno di conchiglie, uno scatolone farcito di cravatte straordinarie e straordinariamente improbabili, di quelle con fiori, personaggi dei cartoni e altre amenità del genere, e cappellini da bowling. E ancora: un radiolone in puro stile portoricano in cui funziona solo la radio nonostante ci siano anche CD e doppia cassetta, due o tre registratori tascabili (ne abusavo quando facevo la ricercatrice), chili di penne, pennarelli, matite e altro materiale di cancelleria piuttosto fantasioso, tipo una cosa che sembra un’antenna di autoradio e invece è una bacchetta da presentazione telescopica (che ovviamente Gabriele ha amato e adottato subito come sua personale excalibur). Un lettore CD di design, bellissimo e forse funzionante; un ventilatore a pale da soffitto con lampadario; un mobiletto dell’IKEA porta Tv; un divano letto con futon (pesante questo, da portare giù); una scarpiera; la nostra collezione completa di borse e valigie. la collezione completa di riviste a fumetti di Alberto, una ventina di volumi d’arte, alcuni dei quali strenne delle banche. Attrezzi per i lavori più vari (fatti raramente…), decorazioni natalizie, dischi in vinile, piastrelle del bagno, barattoli di vernice, una valigia di un metro cubo in cui conservo gelosamente alcuni vestiti che tiro fuori ogni tot anni.

E polvere. Nuvole di polvere leggera, che va dappertutto. Ma che per una volta è la benvenuta: signori, si cambia!

giovedì, febbraio 22, 2007

Il Carnevale Ambrosiano e le Ceneri del Governo

Nella diocesi di Milano e in alcune delle diocesi vicine, la quaresima più tardi che nel resto d’Italia, e il carnevale termina il sabato, 4 giorni dopo rispetto il martedì in cui termina dove si osserva il rito romano.

La tradizione vuole che il vescovo Ambrogio fosse impegnato in un pellegrinaggio e avesse annunciato il proprio ritorno per carnevale, per celebrare i primi riti della quaresima in città. La popolazione di Milano lo aspettò prolungando il carnevale sino al suo arrivo, posticipando il rito del mercoledì delle Ceneri alla domenica successiva.

I milanesi sono fatti così: intraprendenti e rispettosi della gerarchia. E sboroni, anche, se c’è da divertirsi. Da oggi a domenica il carnevale impazzerà per le strade di Milano, con buona pace di Santa Romana Chiesa, che dopo svariati tentativi, nei secoli, di ridurre alla ragione questi meneghini debosciati, se ne è fatta una ragione essa stessa.

Intanto…

Intanto a Roma si consuma il Mercoledì delle Ceneri. Del Governo. Ho trovato superfluo cercare altrove per sapere come andò, dopo aver ascoltato alla radio questa poesia di Marco Ardemagni per Caterpillar. Qui il podcast.

Ah, che c’entra Milano che ride? Questa è facile, mica la devo dire io.

El miercole de Ceniza de el gobierno

Miercole de ceniza:
la mayoridad se despierta
a las tres de la tarde en la calle,
sobre la caretera
en el barrio Santa cruz? No.

La mayoridad se despierta
en el Palacio Señora

La mayoridad se despierta
en el senado
con sus ojos de pajaro
con sus ojos de pajarito muribundo
que le falta la semillas

Y el senado escucha escucha bigotito.
Y bigotito habla
habla
habla
y el senado lo mira

lo miran los senadores de la mayoridad
lo miran los senadores de la minoridad
lo miran los senadores de la vida.

Pero mira!
un caballeros esta saliendo de la sala!!!
Quein es el caballero?
No hay problema: es el senador Ferdinando Rojos

Ayyy Ferdinando Rojos!!!!
Donde el va?
Donde va el Ferdinando Rojos?

La mayoridad lo llama
El pueblo pregunta
Pero nadie contesta.

Y mira, mira, otro hombre
esta saliendo
es Franco Turigliatto

Ayyyy Franco Turigliatto!!!!
Adonde Vas,
Vuelve aqui, mi querido

La mayoridad lo llama
Pero Turigliatto no la escucha

Y que hace Julio
que hace el picon?

Ay Julio, ay Picon!!!!!

Votaran contra!
Votaran contra el gobierno!

A las tres de la tarde
A las tres in punto de la tarde

Afortunadamente hay el senador Pininfarina
que puede votar con la mayoridad
y lo van a tomar con el coche
Brum brum senador Pininfarina!

Ayyyy Pininfarina!!!
Que haces, traidor!!!
Cria Valerio Zanon

Ah ah ah
Yo lo sabia
Rie el senador Schifani!

Hoy es el miercoles de ceniza
Se quema el gubierno!
Vamos a recoger la ceniza del gobierno.

Ay gobierno!!!!
Es demasiado facil
hacer la mayoridad
con los senatores de los otros!

giovedì, febbraio 15, 2007

Dove andiamo in vacanza quest’anno?

A un certo punto, inesorabile, arriva il momento di parlare di vacanze. Di solito verso aprile, maggio, perché col bimbo ci si deve organizzare un po’ per tempo, se no poi diventa tutto più complicato e per niente rilassante.

Una volta non era così. Semplicemente, a metà luglio, si cercava una barca: già fatta, da riempire, col circolo velico, con altra gente, non importa, ma insomma più o meno andare in vacanza significava salpare. Ora no.

Insomma, un paio di giorni fa mio marito mi fa: “Che facciamo per le vacanze?”
Io: “Quali vacanze?”
Lui: “Quest’estate”
Io: “Ma siamo a febbraio”

Perché questa cosa delle vacanze a me un po’ mi sturba. Cioè: le vacanze dovrebbero essere un momento di relax e di rigenerazione, lo dice anche lo statuto dei lavoratori (non sto citando testualmente, quindi non c’è bisogno di mettere i puntini sulle i); però a patto che siano fatte come Dio comanda, perché se no diventano uno strazio. Per esempio due anni fa.

Due anni fa partiamo da Milano, io e Alberto e il piccolo, alla volta di Marina Romea, ridente località balneare vicino Ravenna, che la zia ottantenne di Alberto chiama Marina Dormea, e questo già mi avrebbe dovuto insospettire. Partiamo, ma non da soli, perché la mamma di Alberto si è appena rotta, in particolare si è rotta il bacino, e dunque non è il caso di lasciarla a casa sua in balia delle badanti, e visto che una delle figlie si è fatta il suo turno, è giusto che ora noi ci facciamo il nostro.

La casa è bella: una villa con uno splendido giardino con tanto di amache e barbecue, con le biciclette per andare in giro, e due bagni, e la lavatrice e la lavastoviglie (accessori da me massimamente apprezzati). Il mare, nonostante si trovi dove si trova, tutto sommato non è neanche malaccio, e comunque per il bimbo è un sogno: spiagge attrezzate, giochi, acqua bassa, insomma meglio di così. Per il resto, Marina Romea è davvero il paradiso dei dormiglioni: ci sono solo ville nella pineta, due bar, due pizzerie e i bagni tutti in fila lungo la litoranea. Non volendo scandalizzare mia suocera e traumatizzare mio figlio non mi sono suicidata seduta stante.

Arriviamo che c’è un bel sole. Compriamo un po’ di piadine per il pranzo e ci accomodiamo nel patio. Tempo di finire le piadine, si rannuvola. E comincia a piovere. E durante le nostre due settimane di vacanza smetterà solo per due mezze giornate, che coincidono con quelle in cui vediamo il mare. La temperatura, a ferragosto, è quella di un Capodanno in Calabria: col maglione si sta bene. Un paio di volte abbiamo anche acceso i termosifoni.

Ci raggiunge mia sorella, ansiosa di passare un periodo un po’ più lungo delle usuali 36 ore con il nipote. E così le nostre serate diventano molto più divertenti, in tre a chiacchierare o a leggere nel patio, invece che solo in due, visto che la nonna e il nipote a un certo punto si ritirano. Saggiamente, fra l’altro: perché quell’anno Marina Romea era infestata dalle zanzare. Tigre al mattino, normali la sera. Fameliche, assetate, assatanate, si ficcavano sotto i jeans le più piccole e pungevano attraverso le più grandi. Gabriele strillava e scappava per tutto il giardino, ridotto a una maschera inguardabile.

Quindi la giornata tipo era:
- sveglia alle 8 (mica perché siamo mattinieri, ma perché Gabriele a quell’ora ha fame)
- accensione di zampirone nel patio (operazione che si ripete più volte nel corso della giornata, unitamente allo spargimento di autan su ogni centimetro di pelle scoperta)
- colazione
- vestizione (jeans, t-shirt e maglione, il giorno più bello è stato quando ho trovato un pile in un armadio)
- lettura nel patio
- preparazione pranzo
- pranzo
- sonnellino
- lettura nel patio
- preparazione cena
- cena
- nanna per nonna e nipote, lettura per gli altri

Insomma, una bella roba.

Così, un paio di giorni fa, mio marito mi fa: “Che facciamo per le vacanze?”
Io: “Quali vacanze?”
Lui: “Quest’estate”
Io: “Ma siamo a febbraio”
Lui: “Sì, ma pensavo che potremmo sentire se è libera la casa di Marina Romea”
Io: “…”
Lui: “Beh, perché c’era cattivo tempo, se no…”
Io: “…”
Lui: “Potremmo invitare anche i nonni, qualche sera ci fanno da baby sitter…”
Io: “Sì”
Lui: “…”
Io: “E se invece andassimo a New York a vedere il concerto dei Police?”